L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 giugno 2021

La Francia con 5100 militari si voleva mangiare un pezzo enorme dell'Africa dopo 8 anni ci si è accorto che era impossibile. L'italia in suo soccorso con 200 militari, l'Occidente sempre più ridicolo e inconcludente

La Francia da sola non ce la fa: Macron annuncia la chiusura dell’operazione Barkhane in Sahel

11 giugno 2021


L’articolo di Enrico Martial

Alla vigilia del G7 di Cornovaglia, il presidente Emmanuel Macron annuncia in conferenza stampa la fine dell’operazione militare Barkhane e la trasformazione della presenza militare francese nel Sahel, sempre più esposto agli attacchi jihadisti e al rafforzamento dello Stato islamico dell’Africa occidentale.

L’operazione Barkhane conta oggi 5100 soldati francesi, diversi mezzi e basi, ed è nata con il nome di Serval nel 2013 durante la presidenza Hollande per salvare Bamako, capitale del Mali, che rischiava allora di cadere in mano jihadista.

Macron ha parlato con chiarezza di disimpegno già al G5 Sahel di Pau del 13 gennaio 2020, quando anche gli Stati Uniti di Trump sembravano smarcarsi, e l’ha più volte ripetuto. Sembra un incoraggiamento al faticoso sforzo di europeizzazione “al confine meridionale del Mediterraneo”, con la nascita della task force Takuba, che ora conta 700 militari di forze speciali estoni, della repubblica ceca e svedesi, e molte altre promesse. L’Italia ha programmato 200 soldati e alcuni mezzi, e saremmo alla vigilia della partenza.

Soltanto che le cose stanno precipitando, anche se Macron ha detto che il cambiamento non ha relazione diretta con gli ultimi avvenimenti. Non solo gli attacchi jihadisti aumentano, mentre cresce l’evidenza di presenze russe e cinesi, o mentre si assiste ad altri indebolimenti di altri governi, come in Ciad, dopo la morte del presidente Idriss Déby, o nella Repubblica Centrafricana, come spiegava Start.

La Francia non accetta il secondo colpo di stato militare realizzato in Mali il 24 maggio sotto la guida di Assimi Goïta, diventato presidente il 7 giugno, che viene letto in Francia come un avvicinamento alle posizioni dell’islamismo radicale. Il nuovo primo ministro, Choguel Maïga, è di posizioni “conservatrici” islamiche, e si ascoltano annunci favorevoli all’applicazione della sharia in parti del territorio nazionale (una vittoria politica per lo Stato islamico), in cui l’amministrazione statale è assente. Appunto: “la presenza duratura della Francia nelle operazioni esterne – ha detto Macron – non può sostituire il ritorno dello Stato e dei servizi statali alla stabilità politica e alla scelta degli Stati sovrani”.

Il cambiamento avverrà nel corso del mese di giugno, e l’annuncio di Macron pare soprattutto un messaggio all’Occidente. Il disimpegno francese lascia un vuoto, che può essere riempito dallo Stato islamico, oppure almeno in parte da forze russe, e che indica nell’internazionalizzazione (occidentale) e nell’europeizzazione la sola risposta accettabile in Sahel. Come sostituto dell’operazione francese Barkhane, Macron ha indicato appunto Takuba, cioè la forza europea e internazionale, “un’operazione militare e un’alleanza internazionale che coinvolga gli Stati della regione e tutti i nostri partner strettamente concentrati sulla lotta contro il terrorismo”.

Il ritorno degli Stati Uniti sulla scena internazionale, con Joe Biden, è però un elemento di rassicurazione, che forse ha consentito l’azzardo dell’annuncio, prima degli incontri in Cornovaglia.

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