L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 giugno 2021

La Strategia della Paura nata l'11 settembre del 2001 a New York quando due aerei hanno fatto crollare tre torri si è alimentata prima dal terrorismo poi dall'influenza covid e ora si alimenterà del CROLLO CLIMATICO contradetto poi da una primavera in Euroimbecilandia mai così fredda

Il cambiamento climatico colpirà l’economia mondiale due volte di più del Covid-19: lo studio

La crisi dovuta al cambiamento climatico sarà due volte più dura di quella causata dalla pandemia di Covid-19: lo attesta uno studio Oxfam in collaborazione con lo Swiss Re Institute. Secondo quanto accertato, i paesi del G7 perderanno l’8,5% del proprio Pil ogni anno. La situazione peggiorerà entro 30 anni se non saranno ridotte le emissioni di Co2.

ATTUALITÀ 7 GIUGNO 2021 21:59di Gabriella Mazzeo

Le economie dei paesi ricchi saranno colpite duramente dai cambiamenti climatici nei prossimi anni. Lo asserisce una ricerca Oxfam e dello Swiss Re Institute: la crisi dovuta agli effetti del gas serra sarà due volte più dura di quella causata dal Covid-19. I paesi del G7 perderanno l'8,5% del Pil all'anno. Il tutto avverrà entro 30 anni se le temperature aumenteranno di 2,6 gradi. Con la pandemia, le maggiori economie occidentali hanno perso circa il 4,2% del Pil. "Il cambiamento climatico è il rischio più importante a lungo termine per l'economia globale – ha spiegato Jerome Haegeli, economista del gruppo dello Swiss Re che si è occupato della ricerca -. Abbiamo bisogno di progressi da parte del G7. Bisogna tagliare l'inquinamento e aiutare i paesi in via di sviluppo a fare lo stesso prima che sia troppo tardi". Il rischio è che le economie più fragili cerchino di stabilizzarsi con l'uso di combustibili fossili dopo il duro colpo inferto dal Covid. Aiutare i Paesi più fragili con i vaccini significa anche, secondo Haegeli, permettere la ripresa delle attività senza premere l'acceleratore su sistemi inquinanti ma a basso costo.

L'incontro sul clima

In occasione del Cop26, incontro sul clima promosso dai paesi del G7, il Regno Unito si prepara a promuovere una politica più severa sui consumi energetici per limitare il riscaldamento globale. L'obiettivo è quello di mediare su decisioni devastanti per l'ambiente, quali le miniere di carbone in Cumbria e i tagli sugli incentivi per consumi più eco friendly. L'Inghilterra dovrà anche mediare su questioni come le licenze per prelevare gas e petrolio nel Mare del Nord. Il successo della Cop26 dipende dall'esempio che darà il Regno Unito: i propositi green del governo di Boris Johnson dovranno influenzare le scelte degli altri colleghi occidentali. L'arrivo del Covid ha fortemente minacciato il programma di riduzione degli sprechi. soprattutto con il rinnovato consumo di plastica e la nuova sfida per il riciclo delle mascherine.


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