L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 15 giugno 2021

La Torino-Lione esiste già non ditelo al governo, al Parlamento, alle istituzioni tutte

14 Giugno 2021 17:02

Alle primarie del Pd meno partecipanti che al corteo No Tav



Mentre una marea umana attraversava la val di Susa da Bussoleno a San Didero per ribadire il proprio no all’ecocidio di una seconda linea TAV tra Torino e Lione, a pochi chilometri andava in scena una di quelle tragicommedie a cui ci ha ben abituato il centro-sinistra torinese: le primarie per il candidato sindaco.

Una competizione ridicola, a base di niente condito di nulla, in cui la sfida si è giocata tra un burocrate imbevibile e spocchioso che ha fatto del TAV la foglia di fico con cui nascondere la proprio vacuità politica, un candidato “ecologista” ex-assessore di Fassino nonché pasdaran del TAV e un candidato “civico” che ha assunto sull’argomento più controverso della politica piemontese degli ultimi 20 anni un atteggiamento genuinamente fariseo, rassicurando comunque tutti che lui è per il SÌ alla più grande devastazione ambientale dell’arco alpino degli ultimi 20 anni.

Nonostante si potesse persino votare on-line da casa, il bilancio di questo grande “esercizio di democrazia” pompato dai giornali sui sei colonne è impietoso: poco più di 10.000 votanti, neanche quelli che avevano firmato i moduli dei candidati. Nel frattempo, a pochi km, in circa 20.000 decidevano di usare la propria giornata in maniera più proficua. Scarponi, passeggini e bandiere no tav, tanti giovani, sorrisi e la determinazione di chi sa di star facendo la cosa giusta.

Questo è lo stato dell’arte. Da una parte un corteo oceanico portato avanti da un movimento inossidabile, che continua a crescere e ad aggregare giovani da tutta la regione, che crea comunità, studia, lotta e non si piega nonostante il bombardamento mediatico e poliziesco. Un movimento di cui ogni suo singolo attivista è fiero. Che vale lo sforzo, la presenza, a volte anche di prendersi le bastonate. Dall’altra parte, un rituale stanco, portato avanti da un partito di cui si vergognano tutti – a partire dai suoi sparuti aderenti – incapace di dire una parola chiara su qualsiasi cosa, genuflesso davanti a confindustria mentre generazioni intere muoiono di non-lavoro e precarietà, sempre pronto a sostenere nuove colate di cemento in nome di un fantomatico “progresso” che coincide guarda caso con appalti e vantaggi per gli amici, capace di raccattare voti solo agitando lo spauracchio di una destra da cui sono indistinguibili a partire proprio dal TAV.

Ovviamente il day-after della sinistra torinese è uno psicodramma di una tristezza infinita, in cui ci si chiede, con gli occhietti persi, come distillare passione e partecipazione, in cui, con sprezzo del ridicolo, nonostante decine di migliaia di notav sfilassero a pochi metri, si parla di un numero di votanti ristretto a causa della pandemia e di un sistema di voto complicato dallo SPID (!). Invitiamo questi dirigenti senza arte né parte a passare una volta per la Val di Susa e gli sveleremo il nostro piccolo grande segreto. Si può fare e il movimento no tav lo fa da 20 anni. Tutto il resto sono chiacchiere.

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