L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 giugno 2021

Ma l'agenda la detta lo "stregone maledetto" che ha il compito di far evolvere Euroimbecilandia. Schaeuble sta facendo una battaglia di retroguardia. Dombrovskis un burocrate allineato la cui tipica mentalità gli impedisce di capire l'evolversi degli eventi

Schaeuble minaccia il commissariamento dell’Italia. Come accadde già dieci anni fa

3 Giugno 2021 - 20:32

Sul Financial Times, l’ex ministro delle Finanze tedesco invoca il ritorno della disciplina fiscale per evitare «una pandemia del debito» e cita apertamente il nostro premier. Un po’ come accadde il 5 settembre 2011, dopo la lettera della Bce firmata Trichet-Draghi. E ciò che appare un invito, in realtà palesa una minaccia chiara: la Commissione può intervenire direttamente sugli Stati. Anche senza riforma dei Trattati


A volte ritornano. O, forse, meglio evocare un’altra figura retorica: la vendetta è un piatto da gustare freddo. Mentre in Italia il dibattito politico pare concentrarsi su temi di esiziale importanza come il numero di commensali o la possibilità di ricevere la seconda dose di vaccino in spiaggia, altrove si è segnata la data del 2 maggio con il pennarello rosso. Perché a molti non è affatto parsa casuale la contemporaneità fra il richiamo all’attenzione nella spesa pubblica del vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis e la pubblicazione sul Financial Times di un luciferino e acuminato commento di Wolfgang Schaeuble, presidente del Bundestag, ex ministro delle Finanze tedesco e, soprattutto, nemico giurato di Mario Draghi in seno al board Bce, quando l’attuale primo ministro italiano era alla guida dell’Eurotower.

Se infatti il falco lettone dell’Ue ha invitato Italia, Cipro e Grecia alla prudenza nell’utilizzo dei fondi europei, a causa del loro carico debitorio eccessivo, privilegiando il finanziamento di investimenti, il politico tedesco ha posto in essere quella che nella sua lingua viene definita Stichelei: una stilettata. Queste due immagini

Fonte: Financial Times
Fonte: Financial Times

mostrano infatti il passo incriminato dell’articolo, intitolato Europe’s social peace requires a return to fiscal discipline e accompagnato da una rassicurante - quanto fuorviante - fotografia di John Maynard Keynes.

Di fatto, una trama certamente non casuale: l’invocazione al padre nobile delle politiche espansive, il richiamo all’uguaglianza come base della ripresa europea e poi la svisata, degna di un virtuoso della chitarra elettrica, verso la chiamata in causa ad hominem di Mario Draghi e dell’Italia. E nelle parole di Wolfgang Schaeuble c’è ben più di un parere personale di indirizzo: di fatto, l’odore è quello del commissariamento. O, quantomeno, la presa d’atto ex ante di un’Italia che, avendo beneficiato enormemente di Pepp e Recovery Fund, ora non può esimersi da un approdo stabile e strutturale alla disciplina di bilancio. Pena una Commissione Ue costretta a intervenire, persino al netto di emendamenti ai Trattati.

Insomma, una risposta preventiva alle lamentele già emerse in alcuni settori de Parlamento per le parole di Valdis Dombrovskis e il suo richiamo al ritorno del Patto di Stabilità. Ma a rendere ancora più inquietante il quadro, quantomeno in vista del board Bce del 10 giugno prossimo, ci ha pensato il precedente storico che unisce l’ex ministro delle Finanze tedesco, il quotidiano della City e i conti del nostro Paese. Era infatti il 5 settembre 2011, quando Wolfgang Schaeuble scrisse un articolo su FT dal titolo Why austerity is only cure for the eurozone: il tutto, in piena crisi dei debiti sovrani e con il nostro Paese ancora fresco di lettera della Bce firmata dal governatore uscente Jean-Claude Trichet e da quello entrante, Mario Draghi, spread già imbizzarrito, Borsa in subbuglio e prospettive alle porte di un autunno da incubo che porterà all'approdo novembrino di Mario Monti a Palazzo Chigi.

Conoscendo le parti in causa e la loro poca propensione alla commedia, troppe coincidenze per non sottendere qualcosa già in ebollizione. In molti, poi, fanno notare come quanto scritto da Wolfgang Schaeuble, un misto tra falsa ammirazione della lungimiranza keynesiana e reale intenzione di richiamo all’ordine, di fatto rappresenti un messaggio chiaro della Bundesbank a Christine Lagarde in vista del board della prossima settimana,
evitando l’irritualità di un intervento diretto di Jens Weidmann.

Condizionalità in arrivo sull’uso dei Recovery Fund, oltre a quelle non a caso già rese note con tono ultimativo dal ministro della Giustizia, Marta Cartabia, in sede di richiamo alla necessità esiziale di una riforma del comparto? La frase dell’ex ministro tedesco, d’altronde, lascia poco spazio all’interpretazione: Lasciati a se stessi, i membri di una confederazione di Stati rischiano di soccombere alla tentazione di contrarre debiti a spese della comunità... Ho discusso più volte di questo «azzardo morale» con Mario Draghi. Siamo sempre stati d’accordo che, data la struttura dell’Unione monetaria europea, la competitività e le politiche finanziarie sostenibili sono responsabilità degli Stati membri. Sono sicuro che (Draghi) intende sostenere questo principio come presidente del Consiglio italiano.

Di fatto, una garbata minaccia travestita da messa in guardia verso il rischio di una pandemia del debito che segua quella del Covid. Forse, fra una lite sul numero di commensali all’aperto e l’annosa questione dell’obbligo di mascherina, la politica italiana che regge con malcelato fastidio bipartisan l’esecutivo Draghi farebbe bene a prepararsi a un autunno che potrebbe presentare sfide decisamente più dure di quelle che l’ammontare dei fondi strappati in sede Ue potesse lasciar prevedere. Citando una massima del mercato, non ci sono pasti gratis. E quando questa legge non scritta ti viene pubblicamente ricordata dalle colonne del Financial Times appare conveniente prenderne atto. Se il presidente del Consiglio creerà una task force estiva al Tesoro, la conferma dell’allarme rosso sarà servita.

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