L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 giugno 2021

Menzogne e balle spaziali - La "ripresa" è la narrativa che vuole omaggiare lo "stregone maledetto". MA alimentare la Strategia della Paura oggi con la prospettiva del CROLLO CLIMATICO obbligherà a nuove restrizioni sui consumi

Precipita la spesa delle famiglie: buio in fondo al tunnel



Se c’è una cosa che rischia di essere ancora più falsa e ipocrita della narrazione pandemica è quella sulla mitica “ripresa” che Draghi e la sua banda favoleggiano proprio mentre fanno sapere che il patto di stabilità è di nuovo alle porte e batte con gli stivali tedeschi. Perfino un bambino capirebbe che non è possibile alcuna ripresa se le attività dei settori più colpiti arrivano stentatamente al 20 – 40 per cento del periodo pre pandemico e che riceveranno un ulteriore colpo dai licenziamenti prossimi venturi, attuati ovviamente migliorare la competitività. Come faccia una persona dotata di occhi e orecchie che esca in strada a credere a una simile favola non riesco a capirlo o forse è ormai tale la voglia di evasione dalla realtà che si da retta anche alle più pietose bugie pur di non ammettere di essersi fatti trascinare troppo facilmente in una spirale della paura. I dati sul crollo della spesa delle famiglie l’anno scorso non lasciano speranze visto che comunque nel 2020 almeno i primi due mesi sono stati normali e anche allora l’estate fu in qualche modo libera, certo più di questa nella quale siamo entrati. L’anno scorso a spesa delle famiglie italiane è diminuita del 9 per cento rispetto all’anno precedente e si è attesta sui 2.328 euro mensili, ovvero sul livello dell’anno 2000.

Nemmeno nello sprofondo della crisi economica si sono avuti cali di questo genere che sono giunti a un massimo del 6,4 per cento tra il 2013 e il 2013, un periodo che poi ha lasciato un incisivo strascico anche negli anni successivi. Quindi figuratevi un colpo molto più forte, che certamente farà il bis anche quest’anno. Per uscirne ci vorrebbe una politica espansiva, mentre al contrario stiamo andando incontro a nuove restrizioni di consumi, con il meccanismo di adeguamento del carbonio che tra l’altro aumenterà i prezzi delle importazioni e con le restrizioni del cosiddetto Green Deal. l’ultimo ingannevole “scenario” di cartapesta ecologica dell’oligarchia europea. In queste condizioni anche solo sperare in una qualsiasi ripresa è una pura illusione che viene tuttavia diffusa a piene mani affinché gli italiani non si sognino nemmeno di ribellarsi alla rapina che il signor Draghi, in qualità di capobanda locale, sta attuando con la complicità delle stesse vittime. Ma del resto sono ormai decenni che si gioca sempre sugli stessi concetto economici privi di un riscontro reale, più che altro brani di un credo scritto a Wall street o su sistemi di misurazione per cambiare carte in tavola. Per esempio la crescita viene misurata col Pil che oltre ad essere ampiamente manipolabile e nel complesso poco significativo dell’economia reale ignora totalmente la distribuzione di ricchezza. Per esempio il calo del Pil del 2020 è quasi completamente a carico di determinati ceti, così come da 4 decenni a questa parte gli aumenti del prodotto interno lordo hanno riguardato praticamente solo la fascia alta, per non dire altissima della società. In una situazione come quella che viviamo le variazioni dl Pil non servono affatto comprendere ciò che sta realmente accadendo, né i livelli di accumulo della ricchezza né la sofferenza di intere classi sociali. 

Se per esempio la media aritmetica fa saltare fuori una spesa mensile di 2300 e rotti euro che è ormai fantascienza per la maggioranza della popolazione, il Pil esalta queste deformazioni statistiche sulla distribuzione della ricchezza e vi aggiunge un contenuto ideologico neoliberista che conteggia le attività dannose e trascura quelle buone in maniera che milioni di persone possono essere alla fame mentre il Pil cresce. Di questo parleremo quando sarà opportuno decostruire l’ambientalismo fasullo delle oligarchie per ora teniamo conto che sarà uno dei giochi di prestigio che verranno fatti in questo anno e in quello successivo.

Nessun commento:

Posta un commento