L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 giugno 2021

Multinazionali tecnologiche fatturato di 7,8 miliardi di euro 154 milioni di tasse, piccole e medie imprese italiane fatturato 814,2 miliardi 21,4 miliardi di tasse, nel 2019. Il non stato italiano legalizza l'evasione per le multinazionali

CGIA Mestre: in Italia Pmi pagano più tasse delle multinazionali del web

7 Giugno 2021, di Mariangela Tessa


Le PMI italiane con meno di 5 milioni di euro di fatturato – artigiani, piccoli commercianti e partite IVA – hanno versato 21,3 miliardi di euro di imposte in più rispetto alle multinazionali del web presenti in Italia. La denuncia arriva dalla CGIA di Mestre, che rappresenta il settore delle PMI, su dati riferiti all’anno d’imposta 2019.

Due anni fa, infatti, l’aggregato delle Big del Web ha registrato un giro d’affari di 7,8 miliardi di euro nel nostro Paese, ma al Fisco italiano hanno versato solo 154 milioni di euro. Nello stesso anno, invece, il popolo delle partite IVA ha generato un fatturato di 814,2 miliardi e pagato 21,4 miliardi di euro di imposte, un importo di circa 140 volte superiore al gettito versato dalle multinazionali del web.

“E’ evidente che, ormai, ci troviamo di fronte a uno squilibrio del prelievo fiscale tra le piccole e le grandi imprese tecnologiche che la pandemia ha ulteriormente accentuato”, afferma la CGIA, aggiungendo “se ai primi il peso delle tasse continua a rimanere modesto, ai secondi il carico fiscale ha raggiunto livelli non più sopportabili, che nemmeno le misure anti Covid, approvate fino adesso, hanno contribuito ad alleviare”.

Il livello medio di tassazione di queste big tech è, secondo l’Area studi di Mediobanca, al 32,1%, mentre nelle nostre piccolissime realtà si aggira attorno al 60%, quasi il doppio.

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