L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 giugno 2021

Proibito pensare e ragionare solo la "mascherata" è giusta e santa

Gli alieni sono loro: invertire la narrazione



Un celebre racconto breve di fantascienza, La sentinella di Fredrick Brown narra di un soldato che combatte su un lontano pianeta contro un nemico alieno e quando il lettore comincia a simpatizzare con il futuribile fante dello spazio, fa una scoperta che ribalta tutto, scopre che egli è un alieno che combatte contro gli uomini:

“E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più. L’urlo, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, si erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante e senza squame…”

Non c’è dubbio che l’inversione a sorpresa dei termini ottenga sempre un risultato molto incisivo e non solo nella letteratura, ma anche nella vita ed è per questo che mi sento di proporre di non subire più la stupida tracotanza dei mascherati e dei lotofagi vaccinali, ma di passare al contrattacco di questa narrazione mostrando la semplice verità nella sua concretezza: non siamo noi sani ad essere portatori del virus, ma loro dalle cui cellule ogm escono proteine spike che si diffondono nell’organismo attaccando i vasi sanguigni; sono loro che portano in giro questa proteina virale diffondendola in giro grazie a passaporti che sono in sostanza una licenza per untori ubbidienti; sono loro che rischiano le reazioni avverse a fronte di un rischio che è praticamente uguale a zero; sono loro che hanno accettato di iniettarsi un vaccino non sperimentato e le cui conseguenze nel tempo sono del tutto sconosciute, ma che potrebbero – per esempio – diminuire l’efficienza del sistema immunitario verso tutte le infezioni oppure andare incontro a reazioni anomale in seguito al contatto con un antigene portando a coagulazione del sangue e ad emboli. Si tratta di reazioni ben conosciute con altri tipi di vaccinazioni e di malattie, l’influenza ad esempio, ma in questo caso esaltate e centuplicate dal meccanismo genetico scelto. Sono loro e in tutti i sensi i malati, mentre i sani si tengono giustamente lontani dai prodotti degli apprendisti stregoni, ma espertissimi gestori di profitti. Sono loro le vittime di un’informazione ipnotica e rituale alla quale non riescono a sfuggire, che sta alla realtà come una messa funebre mentre fuori c’è il sole.

Essi pensano di essere nel giusto, di essere loro i normali che si adeguano alla scienza, ed è proprio questo che dobbiamo contestare mostrando di non essere impressionati dal numero o dall’ottusa sicumera di gregge di cui fanno mostra: siamo noi che non ci abitueremo mai alla loro credulità e alla loro capacità di essere confusi dalla paura. Una paura che a volte è più quella di pensare fuori dal coro che non la sindrome influenzale chiamata Covid. Sono loro che dimostrano un’agghiacciante sudditanza e che inveiscono contro chi non si adegua con il ringhio da coniglio; sono loro che fanno un po’ di ribrezzo con quelle braccia bianchicce ostentate e offerte all’iniezione fatta da esseri incartati dentro il cellophane. Sono proprio loro gli strani, gli alieni che rappresentano un’anomalia numericamente maggioritaria, ma umanamente minoritaria. Ecco a costoro non mi abituerò mai perché come diceva Benjamin Franklin “Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”. E che dire di chi rinuncia alla libertà per avere meno sicurezza. Chissà, può darsi, che invertendo il racconto, che strappandogli il monopolio della “cosa giusta” che pensano ingenuamente e perversamente di possedere, mostrandogli che sono loro a dover spiegare la resa e non noi a dover chiarire le ragioni della resistenza, che obbedire al potere è l’esatto opposto di dar retta alla ragione, si crei il salutare germe del dubbio.

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