L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 giugno 2021

Putin è

Putin a valanga: la Russia sfida gli USA su gas e clima
RAPPORTI INTERNAZIONALI

Al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo non sono mancate incursioni su temi spinosi quali la situazione in Bielorussia o la politicizzazione della diffusione dei vaccini: «Il ritardo dell’EMA nell’approvazione di Sputnik? Interessi legati a Big Pharma»


© Sergey Bobylev/TASS News Agency Pool Photo via AP

Diats 04 giugno 2021 , 19:58

Un Vladimir Putin in gran forma e a valanga - come spesso accade nella cornice del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, sua città natale - delinea il perimetro delle future negoziazioni tra USA e Russia, dunque del rapporto tra Mosca e il resto dell’Occidente. Lo zar, nel piantare i paletti, lancia non poche sfide agli Stati Uniti.

Senz’altro sul gas, annunciando la fine dei lavori alla prima linea del Nord Stream 2 e la possibilità di stilare i futuri contratti «in euro», procedendo così alla progressiva ‘dedollarizzazione’ dell’economia russa già avviata dal Cremlino. Ma poi anche sul clima. Ed è una novità. Putin ha infatti annunciato l’arrivo (entro il prossimo ottobre) di un ambizioso piano che porterà il Paese a produrre meno emissioni nette di CO2 dell’UE «entro il 2050».

Che la Russia non faccia sul serio nella lotta al cambiamento climatico è «un mito», se non addirittura uno «stravolgimento dei fatti». In realtà, ora che la rivoluzione verde, nel mondo post-pandemico, sta diventando la chiave per assicurarsi un posto al tavolo delle nazioni più avanzate del futuro, Mosca ha cambiato passo. Perché sa che deve colmare l’ennesimo divario. Guarda caso Putin ha sottolineato come sia necessario «non trasformare la transizione verso la neutralità della CO2 in uno strumento di concorrenza sleale» quando, con il «pretesto delle emissioni», qualcuno cerca di «rimodellare gli investimenti e i flussi commerciali nei propri interessi». Putin allora ha evidenziato come, nella lotta al cambiamento climatico, sia necessario anche prendere in considerazione la capacità dei Paesi di «assorbire la CO2», attraverso meccanismi di carbon units, che andranno opportunamente «individuati». Qui la Russia avrà grande potenziale, grazie «alle foreste, ai campi coltivati, alle paludi» e più in generale alle sue risorse naturali e ha invitato aziende e imprenditori - essenzialmente tutti presenti al forum - a investire in questi progetti green made in Russia piuttosto che «acquistare» all’estero quote verdi per ridurre il peso di anidride carbonica.

Insomma, sovranismo ecologico. Nel mentre, però, c’è il gas. Che è di natura «fossile» ma è «il più pulito» e resterà appetibile sul mercato «ancora a lungo». Qui l’attacco agli USA - accusati di voler «contenere la crescita della Russia» - è totale. Il loro gas di scisto viene infatti definito «sporco» oltre che il 25% «più caro» per gli europei, che infatti vogliono il Nord Stream 2 non «per farci un favore» ma perché è nei «loro interessi». La rotta baltica è più breve, costa meno perché non prevede tariffe di transito, e questo si rifletterà nel prezzo finale pagato dai consumatori. Con buona pace per gli ucraini. «Non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo dare da mangiare a tutti», ha ridacchiato Putin - ma poi ha assicurato che ci saranno possibilità per trattare, dato che Mosca prevede nei prossimi 10 anni un aumento delle forniture per l’Europa di 50 miliardi di metri cubi annui rispetto alla domanda odierna.

Al forum è andata in mostra una global Russia, capace di tessere relazioni e alleanze quanto serve e basta, e insieme a Putin, sul palco della plenaria, benché in formato virtuale, si sono alternati l’emiro del Qatar al-Thani e il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Non sono mancate incursioni su altri temi spinosi. Come la Bielorussia. O la politicizzazione della diffusione dei vaccini. Putin ha lamentato il ritardo dell’EMA nell’approvazione dello Sputnik «a causa di interessi» legati a Big Pharma. Qui praticamente un Putin ‘unchained’. D’altra parte proprio oggi ha firmato, trasformandola in legge, la misura che escluderà dalle elezioni di settembre l’intero organigramma politico creato da Alexey Navalny, qualora il suo movimento verrà riconosciuto come estremista dal tribunale (e sono pochi a dubitarlo). Un bel regalo all’oppositore finito in cella, proprio nel giorno del suo 45esimo compleanno.

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