L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 giugno 2021

Quante porcherie intorno all'Ilva che doveva/deve diventare un gioiellino italiano dell'acciaio, strategico per il nostro paese

Favori legati all’Ilva: arrestati l’ex procuratore di Taranto Capristo e l’avvocato Amara

-8 Giugno 2021


Favori legati all’Ilva, arrestati l’ex procuratore di Taranto Capristo e l’avvocato Amara. La procura: “Palese strumentalità”. L’operazione è coordinata dalla procura di Potenza. In carcere anche un poliziotto e un altro legale VALERIA D’AUTILIA

Favori legati all’Ilva di Taranto ci sarebbero stati scambi di favori e la richiesta di un patteggiamento, ma senza alcun esito. Una vera e propria trattativa stando all’inchiesta della procura di Potenza. In carcere Piero Amara, siciliano, ex avvocato di Eni, in passato anche consulente legale dell’amministrazione straordinaria che guidava il siderurgico dopo l’inchiesta «Ambiente Svenduto». A breve è previsto il suo trasferimento a Potenza da Roma. Arrestato anche il poliziotto Filippo Paradiso.

In carcere Ai domiciliari l’avvocato tranese Giacomo Ragno per favori legati all’Ilva (coinvolto nel processo «Sistema Trani» ai pm Nardi e Savasta e condannato in primo grado) e Nicola Nicoletti, già consulente esterno della struttura commissariale ex Ilva che, come sottolinea la procura di Potenza, era delegato a seguire «ma con notevole autonomia» le vicende che riguardavano lo stabilimento tra il 2015 e il 2018. Infine, per l’ex procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo (già coinvolto l’anno scorso in un’altra inchiesta e poi tornato in libertà nell’attesa del giudizio) è stato disposto l’obbligo di dimora a Bari. Gli inquirenti sottolineano inoltre la figura di Ragno quale «amico personale di Capristo».

Al centro delle indagini, il periodo in cui Capristo era a capo della procura ionica. In quella veste, avrebbe «accreditato Amara e Nicoletti presso l’Ilva in As e al fine di agevolare la loro ascesa professionale». Paradiso è invece considerato intermediario tra Amara e il magistrato.All’attenzione degli inquirenti – coordinati dal procuratore di Potenza Francesco Curcio – il ruolo di Amara come consulente di Ilva in As, gestita dai commissari di nomina governativa: in quel ruolo, nel 2017, avrebbe partecipato alla trattativa con la procura per un patteggiamento finalizzato a far uscire la società dal maxi processo.

In quel periodo, Ilva era gestita dai commissari straordinari scelti dal Mise Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi. E in quell’occasione si sarebbero consumati quelli che i magistrati lucani ritengono rapporti illeciti con lo stesso Capristo. L’ipotesi di patteggiamento, anni prima, era stata respinta dai magistrati di Taranto. In quegli anni il capo della procura era Franco Sebastio. I legali, in quel contesto, avrebbero offerto milioni di euro come sanzioni e per la bonifica del siderurgico. Cifre però giudicate inadeguate e non se ne fece nulla.

L’agente Paradiso è invece ritenuto un tramite tra Amara e Capristo. Capristo è attualmente a processo per tentata concussione, falso in atto pubblico e truffa aggravata. I nuovi provvedimenti della procura lucana riguardano l’inchiesta di maggio scorso che aveva portato Capristo ai domiciliari. Il magistrato- ora in pensione- prima di guidare la procura di Taranto, era stato al vertice negli uffici di Trani. Poi era finito ai domiciliari con l’accusa di pressioni su una pm.

«Sono contrario alla spettacolarizzazione del processo Ilva come di altri processi» aveva detto Capristo prima della cerimonia di insediamento a Taranto. Era il 2016. «Questa procura lavorerà a 360 gradi occupandosi anche di altre situazioni che meritano attenzione e particolare approfondimento. Ma non siamo la procura che si occupa solo dell’Ilva». A Taranto, si fece promotore di un incontro per fare il punto sulla bonifica degli impianti, annunciando una serie di confronti periodici nei suoi uffici con i vari soggetti coinvolti.

I provvedimenti di queste ore sono stati eseguiti dai militari da Guardia di Finanza di Potenza e Molfetta, Gico di Roma e questura di Potenza. Dopo la sentenza in primo grado del maxi processo «Ambiente Svenduto» e l’attesa per la decisione del Consiglio di Stato sull’eventuale chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria, un nuovo terremoto giudiziario coinvolge la fabbrica nel periodo in cui era gestita dallo Stato.

Amara è al centro pure dell’inchiesta della Procura di Milano sul cosiddetto «falso complotto Eni»: ai magistrati lombardi l’avvocato siciliano rilasciò dichiarazioni sulla presunta loggia Ungheria.

Le accuse della Procura
«Una incessante attività di raccomandazione, persuasione, sollecitazione svolta, in favore di Capristo, su membri del Csm» veniva svolta da Piero Amara e Filippo Paradiso per un incarico direttivo a Carlo Maria Capristo che nel 2016 cessava la funzione di procuratore capo a Trani. Questa una delle accuse di corruzione in atti giudiziari contestata dalla Procura di Potenza agli indagati. Tale attività veniva svolta su membri del Csm, conosciuti «direttamente o indirettamente» e veniva svolta pure su «soggetti ritenuti in grado di influire su questi ultimi, in occasione della pubblicazione di posti direttivi vacanti d’interesse del Capristo (fra cui la Procura generale di Firenze, la Procura della Repubblica di Taranto ed altri ancora)».

«Nella sua qualità di procuratore della Repubblica di Trani» Carlo Maria Capristo «si auto-assegnava, in co-delega con i sostituti Antonio Savasta e Alessandro Pesce i procedimenti penali 25/15/46 e 136/15/46 scaturenti da esposti anonimi redatti dallo stesso Amara e consegnati a mani proprie per il tramite di fiduciario al Capristo stesso». È una delle accuse contestate a Capristo e Piero Amara nell’indagine della Procura di Potenza. Tali esposti erano di «palese strumentalità».

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori Capristo, quando era Procuratore di Trani, nonostante «la palese strumentalità», si autoassegnava in co-delega con i sostituti Antonio Savasta e Alessandro Pesce procedimenti penali che scaturivano «da esposti anonimi» sull’Eni «redatti dallo stesso Amara» e «consegnati» direttamente allo stesso Capristo. Negli esposti veniva «prospettata la fantasiosa esistenza di un inesistente progetto» che «mirava a destabilizzare i vertici dell’Eni e in particolare a determinare la sostituzione dell’amministratore delegato, Claudio Descalzi».

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