L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 16 luglio 2021

13 settimane di cassa integrazione a carico interamente dello stato: fatevi l’estate prima del massacro ed evitate di increspare l’acqua paludosa del Paese

Sindacati in marcio



Cose da non credere e che invece bisogna sopportare perché sono la realtà: lo Sfatto quotidiano fa un servizietto di quelli buoni e completi su You Tube sulla vicenda del licenziamenti in massa alla Whirlpool di Napoli. Tanto onore riguardo a una vicenda di lavoro lo si deve solamente al fatto che subodorando aria di rivolta, Draghi è andato a fingere un dialogo con gli operai, quegli orribili personaggi che si oppongono ai voleri di una multinazionale, nonostante la sua ricetta preferita per la ripresa e per la competitività sia licenziare. Certo non significa nulla ma lo ripete da tanti anni che nemmeno più si ricorda perché. Ad ogni modo il suo pellegrinaggio mediatico ha finalmente provocato un servizio e così in mezzo allo sventolare di bandiere il microfono viene messo davanti alla bocca dei soliti sindacalisti confederali, quelli che gli operai li vendono a tariffa, i quali non hanno fatto altro che lodare Draghi per la sua sensibilità e per l’aiuto che ha promesso, il quale aiuto consiste nella promessa di telefonare alla multinazionale per vedere di sistemare le cose.

Figurarsi, posso immaginare che Draghi dica a quelli della Whirlpool, “licenziateli tutti questi che pretendono il lavoro” , ma davvero non saprei figurarmi questo banchiere freddo e un po’, anzi un po’ tanto, meschino, che intercede per gli operai visto che egli stesso dice che bisogna tagliare i rami secchi. Io comincerei proprio da lui che è proprio un’anima morta, però in uno slancio di generosità e di fraternità ha già concesso il massimo, ovvero 13 settimane di cassa integrazione a carico interamente dello stato: fatevi l’estate prima del massacro ed evitate di increspare l’acqua paludosa del Paese. Ma la cosa davvero sorprendente, metafisica, infame che ha detto uno di questi “sindacalisti” abusivi è che Draghi dovrebbe fermare la Whirlpool con lo stesso piglio e nelle stesso modo con cui ha “fermato le multinazionali del farmaco“. Ah si.. e quando? E come le ha fermate? Questo rende perfettamente l’idea della quantità e della qualità, se così si può dire, di un leccaculismo che ormai ha toni quasi mistici e del marcio che esiste nel Paese. Il marcio davanti e dietro al microfono, davanti e dietro la vita degli uomini.

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