L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 4 luglio 2021

Afghanistan - La fuga degli Stati Uniti e della Nato dal paese acquista velocità

Afghanistan: gli americani lasciano la grande base di Bagram




La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha confermato che il ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan sarò completato entro agosto ma dopo l’evacuazione della grande base aerea di Bagram, un complesso di ben 15 chilometri quadrati situata 65 chilometri a nord di Kabul, la presenza militare statunitense e NATO è già ridotta ai minimi termini e quindi all’irrilevanza sul piano operativo.

La base, dotata di 2 piste in grado di accogliere ogni tipo di velivolo, è stata consegnata alle forze afghane il 2 luglio e in futuri gli interventi aerei di supporto alle truppe afghane verranno gestiti dal Central Command statunitense direttamente dalle basi aeree nel Golfo Persico (cioè quelle negli Emirati Arabi Uniti e quella di al-Udeid, in Qatar) o da portaerei nel Mare Arabico.

Per proteggere la sede diplomatica gli Stati Uniti potrebbero lasciare a Kabul almeno 650 militari in parte da schierare anche a difesa dell’aeroporto.



Anche le ultime truppe britanniche dovrebbero andarsene dall’Afghanistan entro metà luglio anche se, secondo la BBC, forze speciali potrebbero conservare una presenza sotto copertura.

La Turchia invece negoziando per restare a Kabul e garantire la sicurezza dell’aeroporto internazionale, con qualche presenza militare internazionale considerata vitale per mantenere aperte le ambasciate.

Gli ultimi 12 soldati cechi in Afghanistan hanno lasciato l’Afghanistan il 27 giugno il Paese domenica pomeriggio, riportati in patria da un aereo da trasporto strategico Antonov An-124 Ruslan. Le esigue truppe ceche rimaste nel Paese avevano il compito da febbraio di smantellare la base ceca a Kabul e di trasferire gli armamenti e i materiali rimasti. Quella ceca in Afghanistan è stata l’operazione più lunga nella storia delle Forze armate del Paese centro-europeo.

Dall’inizio della missione della Nato in Afghanistan sono 11.500 i militari cechi che vi hanno partecipato, alcuni dei quali con più turni di servizio: 14 i caduti cechi. Il governo ceco ha criticato la decisione USA e NATO di ritirarsi “prematuramente” dall’Afghanistan con dichiarazioni in tal senso del presidente, Milos Zeman, del premier, Andrej Babis, del ministro degli Esteri, Jakub Kulhanek e di quello della Difesa, Lubomir Metnar.



Imminente anche il completamento del ritiro del contingente tedesco, che avviene via Georgia e che riguarda gli ultimi 570 militari schierati a Camp Marmal, a Mazar-i Sharif nel nord dell’Afghanistan.

Il 30 giugno il residente della Macedonia del Nord, Stevo Pendarovski, ha presenziato alla cerimonia in onore dei militari rientrati dalla missione NATO in Afghanistan dove hanno operato negli anni oltre 3.300 soldati, cioè quasi la metà dei 7mila che compongono l’esercito di Skopje.

Come sottolinea la CNN, il ritiro da Bagram senza nessuna cerimonia, costituisce un’importante simbolico successo per i talebani nella lunga guerra contro gli Stati uniti e i loro alleati: basti pensare che a metà del 2011 c’erano quasi 100.000 soldati statunitensi e oltre 40 mila alleati in Afghanistan.

Da Bagram sono decollati la gran parte dei velivoli che hanno riportato a casa truppe e mezzi mentre il Central Command ha reso noto che il ritiro ha visto rimuovere l’equivalente di quasi 900 carichi di aerei cargo Boeing C-17 dall’Afghanistan dove gli americani hanno distrutto prima di andarsene quasi 16.000 pezzi di equipaggiamento.



Sul campo di battaglia nell’ultimo mese i talebani hanno conquistato oltre 50 distretti su 370, circondando diversi centri, avvicinandosi alla capitale e negoziando la resa di numerose guarnigioni militari rimaste isolate.

Dall’inizio del ritiro la violenza è aumentata e i fondamentalisti islamici hanno conquistato più di 50 distretti su 370, circondando diverse città e avvicinandosi alla capitale Kabul.

A fine giugno i talebani hanno conquistato anche il valico di frontiera con il Tajikistan, un’importante area strategica nella provincia di Kunduz, nella parte settentrionale del Paese.

Secondo i dati diffusi dal ministero della Difesa afghano le Forze di sicurezza hanno ucciso più di 6mila talebani nell’ultimo mese.

Foto Base di Bagram- US DoD

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