L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 12 luglio 2021

Anche io pensionato voglio pagare solo il 15%

Big Tech, approvata la tassa minima del 15%


Il G20 ha trovato a Venezia, sotto la Presidenza italiana, l'accordo sulla Global Minimun Tax che fissa al 15% la tassa minima per le multinazionali.

La Global Minimun Tax trova l'accordo del G20 e sarà dunque realtà: da adesso in avanti la tassa minima globale per le grandi multinazionali sarà pari al 15% e questo dovrebbe mettere in fuorigioco – o almeno questo si spera – i paradisi fiscali che di fatto autorizzavano una esplicita elusione fiscale. L'impatto sarà importantissimo: ogni anno circa 150 miliardi passeranno dalle casse delle multinazionali (al di sopra dei 750 milioni di dollari di fatturato) a quelle degli Stati ove operano e maturano il fatturato stesso.

Tutti d'accordo sulla Global Minimun Tax

Un successo, questo va sottolineato, anche e soprattutto italiano. Dopo anni di tentativi, con la Francia spesso in fuga solitaria in avanti per cercare di forzare i tempi, è proprio la presidenza italiana del G20 a mettere a segno il grande colpo, con una firma giunta nel contesto di Venezia sotto la guida del ministro dell'Economia Daniele Franco.

Il meccanismo, ispirato a suo tempo da Janet Yellen, vede gli USA parte integrante del processo: qualora una multinazionale tenga la sede in un Paese ove la tassazione ha una percentuale minore rispetto alla soglia prescritta, la parte rimanente sarà riscossa nel Paese d'origine. Questo meccanismo andrà ora valutato sia in sede OCSE che in seno ai vari Paesi membri dell'Unione Europea, ma il fatto che il G20 abbia trovato l'accordo rappresenta il superamento dello scoglio più complesso. In Europa molti Paesi sembrano voler spingere al rialzo la franchigia stabilita in sede G20, ma appare difficile l'asticella possa essere alzata ulteriormente senza che si rimetta in discussione l'intero impianto.

Anni di dibattito su Webtax e Digital Tax, insomma, per arrivare finalmente all'unica vera soluzione percorribile: un accordo globale, che vada oltre i limiti dei confini nazionali, per regolamentare il gettito fiscale proveniente dalle multinazionali. Una volta entrata a regime, la nuova tassa rappresenterà un salto di qualità nel rapporto tra Big Tech e Stati nazionali. Un bivio, non privo di interrogativi da sciogliere, ma un salto virtuoso che non poteva più essere rinviato.

Fonte: MEF

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