L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 luglio 2021

Avete ucciso De Donno: ASSASSINI

Suicida De Donno, il padre della terapia anti-Covid con il plasma: cordoglio anche da Brescia

Solo qualche settimana fa, era il 5 luglio, aveva deciso di cambiare vita lasciando l'ospedale dove lavorava per dedicarsi ai pazienti del territorio, iniziando dunque l'esperienza da medico di base

-28 Luglio 2021

De Donno a Calcinato, foto da associazione Boom Brescia

Dramma nel pomeriggio di martedì 27 luglio a Curtatone (Mantova): Giuseppe De Donno, 54 anni, ex primario pneumologo del Carlo Poma, si è tolto la vita in casa.

De Donno era una delle figure simbolo della lotta al Covid tramite l’utilizzo del plasma iperimmune. Solo qualche settimana fa, era il 5 luglio, aveva deciso di cambiare vita lasciando l’ospedale dove lavorava per dedicarsi ai pazienti del territorio, iniziando dunque l’esperienza da medico di base. Secondo riporta La Gazzetta di Mantova, De Donno avrebbe confessato ad alcuni amici la stanchezza per i numerosi attacchi ricevuti, anche da alcuni ex colleghi.

Ieri il tragico epilogo con il suicidio, che ha avuto grande impatto sui social. Migliaia i messaggi di cordoglio, anche da politici bresciani. Ma sul web, purtroppo, c’è anche chi avanza assurde teorie complottiste, prive di ogni fondamento.

De Donno era stato più volte anche a Brescia, dove in particolare aveva collaborato con l’associazione Boom Brescia. La presidente Marcella Deantoni, poco fa, ha diffuso una nota per esprimere il proprio dolore e ricordare la figura del medico mantovano.

“Quello che è successo – si legge – colpisce in modo diretto la nostra associazione che nell’ultimo anno e mezzo ha stretto una profonda collaborazione con il dottor De Donno. Un rapporto che ci ha permesso di conoscere non solo il medico capace e innovatore, ma anche di apprezzare l’uomo, con i suoi valori e i suoi ideali. Ben presto si è instaurato un legame che è andato al di là di quello che potremmo definire l’aspetto professionale ed ha coinvolto in un modo molto bello anche la sfera personale. (…) Ci sentivamo spesso e, insieme a diversi nostri associati, trascorrevamo parecchie ore in piacevoli chiacchierate. Certo, rimaneva fondamentale la voglia comune di far conoscere il grande risultato che lui era riuscito a raggiungere, ma, al di là di questo intento, c’era il sincero desiderio di ritrovarci”. “Quanto è successo – conclude – non fermerà il nostro impegno. Al contrario, continueremo noi la sua opera e cercheremo di far conoscere sempre di più sia la terapia che lui ha studiato (e i benefici che sono stati riscontrati sui pazienti trattati) che l’uomo che ha donato a tutti noi questo”.

De Donno a Calcinato, foto da associazione Boom Brescia

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