L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 luglio 2021

Chi non accetta la narrazione covid muore. Nessuna correlazione

ORA HAITI BRANCOLA NEL BUIO

La polizia di Haiti riporta di aver ucciso quattro sospetti dell’assassinio del presidente Moïse. Il premier Joseph dichiara che la situazione è sotto controllo, ma il paese rischia di sprofondare ulteriormente nel caos.


Il presidente della repubblica di Haiti Jovenel Moïse è stato ucciso nella notte tra martedì e mercoledì mentre si trovava nella sua residenza privata con la moglie, che è rimasta gravemente ferita e trasportata in un ospedale in Florida. Secondo il capo della polizia Leon Charles, “quattro mercenari sono stati uccisi e due sono stati arrestati”, mentre sarebbero stati rilasciati tre poliziotti presi in ostaggio durante l’attacco. Gli altri sospetti “saranno uccisi o arrestati”, dichiara Charles. Non sono ancora chiare le dinamiche dell’accaduto, ma il primo ministro ad interim Claude Joseph parla di un commando composto da stranieri che parlavano in spagnolo e inglese. Un indizio che per le autorità locali farebbe pensare ad ingerenze dall’estero, dal momento che nel paese caraibico le lingue ufficiali sono il creolo e il francese.
Joseph ha invitato la popolazione alla calma, rassicurando che la situazione è sotto controllo. Haiti veniva già da un periodo di crisi politica ed istituzionale, di cui sarebbe stato complice lo stesso Moïse, spesso accusato dagli oppositori e da proteste di piazza di corruzione e autoritarismo. Il rischio ora è che il paese più povero del continente americano sprofondi nell’anarchia e nel caos.

ISPI Daily Focus


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