L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 11 luglio 2021

Con il CROLLO CLIMATICO hanno intenzione di fare soldi soldi e ancora soldi

Favole e misteri della “pandecologia”



Oggi che è domenica mi voglio dedicare al tema ecologico che fino all’avvento della pandemia era il campo a più alto tasso di fraintendimento e di ambiguità del discorso pubblico. Ma anche quello più difficile da decostruire senza dare l’impressione di essere del tutto disinteressati all’ambiente e alla sua salvaguardia: chi può essere così stupido e cosi autolesionista da voler inquinare il pianeta? Il problema infatti non sta nell’obiettivo, ma nella diagnosi e nella cura il che rinvia esattamente, sia pure in campi diversi a ciò che è successo con la pandemia: si è gridato al lupo per un’influenza e nel farlo si sono create situazioni che hanno effettivamente messo in pericolo milioni di persone e i cui effetti nel tempo non si sono ancora manifestati. Ma d’altra parte entrambi i fenomeni hanno per così dire caratteristiche “rivoluzionarie”: una pandemia improvvisamente narrata e un ecologismo repentinamente entrato nel cuore delle elite di comando dopo decenni di avvelenamento selvaggio di cui peraltro alcuni “padroncini” rivendicano orgogliosamente il diritto. Tutti e due partono con l’amplificazione mistificante del pericolo a cui offrono soluzioni così assurde da denunciarne a vista l’eterogenesi dei fini: da una parte segregazioni al di fuori di ogni concetto della scienza epidemiologica, un’ inconcepibile divieto di cura e la vaccinazione universali con preparati mai usati prima e non sperimentati: dall’altra l’attenzione rivolta esclusivamente alla Co2 che è davvero il problema minore ( vedi qui qui , qui, e qui ) in confronto ad altri. Ma si sa il riscaldamento globale per cause antropiche si è trasformata da ipotesi scientifica prevalente, a ideologia di partenza a mito non più discutibile.

Mi sono proposto di illustrare in un post come si possa legittimamente sospettare di molti dati climatici raccolti o elaborati a partire dagli ’80 e di mettere in luce alcuni trucchi mediatici con cui il concetto di riscaldamento globale viene presentato come incombente e comunque estraneo a qualsiasi altra causa naturale, perché in definitiva ciò che è valido per la ricerca medica ( vedi Linee guida di corruzione sanitaria e La farmacopea della menzogna ) è valido anche in molti altri campi, ma questo richiede appunto un pezzo dedicato, perciò per il momento cercherò di mostrare come il neo ecologismo delle oligarchie di potere nasce da preoccupazioni che niente hanno a che vedere con l’ambiente in se, ma dalla crisi interna e geopolitica da cui sono attraversate: la guerra alla Co2 nasce infatti dalla necessità di trovare una nuova fonte di accumulazione di capitale perché quelle tradizionali sono ormai quasi esaurite. Per esempio i profitti nel campo dell’automobile sono ridotti al minimo e vengono più dai prestiti in sede di acquisto che non dalla vendita in sé: dunque occorre rivoluzionare il settore per riattingere redditività: ma attenzione spostando il focus dai motori a combustione interna all’elettrico puro viene in primo piano il problema delle batterie che sono in assoluto il prodotto industriale più inquinante in ogni fase della sua produzione. Ora una cosa è un passaggio graduale all’elettrico così da consentire la creazione di una filiera di smaltimento di materiali e processi altamente inquinanti non dico sostenibile, ma almeno non distruttivo, un’altra quella di accelerare oltre ogni ragionevolezza questo cambiamento che di fatto provocherebbe un inquinamento mai visto sia della terra che degli oceani. E la stessa cosa dicasi del nucleare che dovrebbe sostituire i combustibili fossili per tutti gli usi che non possono essere coperti dalle rinnovabili per i loro limiti intrinseci e immaginiamo di nuovo tutta la filiera “sporca” dei materiali fissili, le perdite radioattive che lentamente si accumulano, l’immensa quantità di vapore acqueo prodotto ( anch’esso un gas serra, anzi il più importante. Per giunta qui c’è anche un inganno non da poco perché l’approvvigionamento di uranio e le successive lavorazioni in realtà producono moltissima Co2 , circa 70 grammi per kilowattora prodotto. Ma insomma mica questi si fermano di fronte a qualche bugia. In ultimo va detto che la guerra alla Co2 con la logica delle quote consente ai grandi gruppi di far fuori quelli piccoli e medi il che di certo non dispiace al gotha che sta creando la nuova normalità.

Poi c’è l’elemento geopolitico che è interamente gestito oltre atlantico: le maggiori riserve di petrolio o di gas estraibile a basso costo, dunque senza l’improponibile fracking, si trovano oggi in Russia, Iran, Venezuela, mediterraneo orientale, insomma in quelle aree che Washington nella sua violenta stupidità chiama Paesi canaglia, denunciando così l’assenza di specchi nella capitale Usa. Dunque la guerra alla Co2 che sarebbe prodotta dai combustibili fossili ha lo scopo di ridurre il peso strategico di tali i Paesi e oltre a rallentare la corsa cinese la cui produzione si basa in notevole percentuale ( ma badate, inferiore a quella tedesca anche se non lo si dice) sul carbone, anche se oggi il passaggio al gas russo è in pieno sviluppo. Insomma tutto questo, come si poteva facilmente immaginare da un sistema basato sul profitto non ha assolutamente nulla di ecologico, anche se recita alcuni grani di un rosario ambientalista che è ormai entrato nei riflessi pavloviani delle persone, senza nemmeno essere passato attraverso la fase di comprensione. Così come la fede nei vaccini e la paura della malattia hanno supportato una narrazione pandemica che non ha né capo né coda.

Come del resto non ce l’hanno anche i primi piani di transizione ecologica. E non parlo solo di quello italiano dove si invocano nucleare e trivelle in una confusione ebete senza precedenti, ma anche quelli di altri Paesi. Si pensi solo alla Germania dalla quale è partito il nuovo verbo dell’ecologismo industriale e che è stata uno dei maggiori sponsor di Greta: ha combattuto con le unghie e con i denti contro gli Usa per far passare il nord stream ” che porta il gar russo direttamente a casa sua. E’ chiaro che pandemia con i suoi tagli alla libertà e la supposta rivoluzione ecologica con il bagno di sangue che comporterà per i ceti popolari e per il lavoro non sono che due capitoli sinergici di una nuova ingegneria sociale: dove finisce l’uno comincia l’altro.

Nessun commento:

Posta un commento