L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 luglio 2021

Da sempre le mafie sono parassitarie ed hanno ucciso donne e bambini per fini propri

L’INCONTRO
Gratteri: «La nuova riforma depotenzia del 50% il contrasto alle mafie»

Il procuratore di Catanzaro: «La ‘ndrangheta è sempre stata senza onore. Ma ci sono intellettuali che “lodano” le mafie arcaiche»

Pubblicato il: 27/07/2021 – 8:56


SOVERATO Nicola Gratteri torna a parlare della riforma della giustizia. L’occasione è rappresentata dalla presentazione del libro, scritto insieme ad ad Antonio Nicaso “Non chiamateli eroi. Falcone, Borsellino e altre storie di lotta alle mafie”, tenutasi ieri sera a Soverato.
«Il senso di questo libro – esordisce il procuratore di Catanzaro – è spiegare ai ragazzi alcuni esempi di vita, non solo quelli celebrati come Falcone e Borsellino. Abbiamo raccontato storie di persone meno conosciute che hanno combattuto le mafie ed il senso è quello di non mitizzare queste persone morte in nome di idee, valori, di senso dello Stato, perché morti inconsapevolmente, da persone che pensavano a vivere in maniera normale».
Dopo aver approfondito le figure dei due magistrati uccisi in Sicilia, Gratteri cita anche storie meno note, come quella di Rocco Gatto, mugnaio ribellatosi alla ‘ndrangheta di Gioiosa Jonica e del capitano dei carabinieri di Roccella, Gennaro Niglio.
Nel libro «abbiamo raccontato storie di bambini uccisi dalla ’ndrangheta e da Cosa nostra perché, purtroppo, ci sono ancora degli stolti, che addirittura si definiscono degli intellettuali, che girano la Calabria pronti a fare la differenza fra la mafia o la ’ndrangheta di una volta e quella di oggi, cercando una sorta di giustificazione. Questa specie di intellettuali vanno in tv e nei giornali a spiegare le differenze fra le mafie arcaiche e quelle di oggi. Tutto ciò è aberrante perché da sempre le mafie sono parassitarie ed hanno ucciso donne e bambini per fini propri. Le mafie non hanno onore, le regole della ’ndrangheta servono perché gli altri le osservino, perché il re non fa le corna. I capi mafia, i contabili delle cosche, sono quelli che vanno a trovare a casa le giovani spose con bambini, perché i mariti sono in carcere, per portargli soldi presi dalla bacinella, dalla cassa comune, in modo tale che i carcerati non pensino a collaborare con la giustizia sentendosi abbandonati. A noi, a proposito di quell’“onore” e quell’etica della ’ndrangheta – avanza Nicola Gratteri – è capitato di vedere donne che sono state abusate, violenze sessuali perpetrate sulle mogli di questi detenuti. E poi abbiamo assistito a degli omicidi incomprensibili, che potevano far pensare a nuove faide mentre erano i mariti che una volta usciti dal carcere dovevano risolvere il problema dell’abuso di violenza sulle mogli».

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