L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 luglio 2021

Di soppiatto cominciano a introdurre il terzo giocatore della Strategia della Paura nata a New York l'11 settembre del 2001 quando due aerei fanno crollare tre torri: il CROLLO CLIMATICO. I primi due giocatori sono il terrorismo e l'influenza covid

Cingolani: umanità a rischio estinzione al 2090 per colpa del climate change

29 Luglio 2021, di Alessandra Caparello

Umanità a rischio di una possibile estinzione al 2029 con un aumento della temperatura media globale fra 4.5 gradi. Questo l’avvertimento che lancia il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani in audizione in Commissione Istruzione pubblica, Beni culturali al Senato sull’impatto dei cambiamenti climatici sui beni culturali e sul paesaggio.
Ministro Cingolani lancia l’alert: umanità rischia estinzione

Al 2090 ci saranno problemi di estinzione dell’umanità con l’aumento della temperatura media globale fra 4-5 gradi in assenza di azioni per ridurre emissioni; se l’aumento è di 2 gradi ci saranno danni, eventi climatici estremi ma non pone criticità per la razza umana, sarà un disastro ma gestibile con azioni decise per ridurre le emissioni” di gas serra.; se nella seconda metà del secolo l’aumento medio della temperatura è di 1,5 gradi, che significa fare meglio dell’accordo di Parigi, vuol dire aver avuto ora una reazione immediata e radicale verso riduzione delle emissioni” di CO2.

Il ministro ha così lanciato un appello: “O facciamo questo sforzo enorme per prendere i goal di Parigi “o la CO2 sale e allora usciamo dall’accordo di Parigi” sul clima che risale al 2015.

Cingolani nel corso della sua audizione ha poi illustrato in alcune slide le ragioni della Transizione ecologica, della necessità di ridurre l’anidride carbonica nell’atmosfera, quindi le cause e gli effetti dell’aumento di gas serra in atmosfera con riferimenti alle recenti alluvioni in Germania e agli incendi in Sardegna.

Secondo il ministro Cingolani inoltre è necessaria una “maratona di 30 anni di tutti i Paesi” per azzerare il carbonio in atmosfera ed evitare il peggio. Occorre “adesso un chiaro patto con gli italiani” sul fatto che le future scelte dovranno appoggiare queste strategie, questa programmazione” di cui le future generazioni dovranno prendere il testimone fino al 2050. “Non possiamo sbagliare un anno”, ha avvertito il ministro.

“Con sensori, satelliti, algoritmi di Intelligenza artificiale sofisticati dobbiamo fare prevenzione altrimenti questa roba (gli eventi estremi provocati dai cambiamenti climatici) non la fermiamo. Dobbiamo monitorare ogni centimetro quadrato del pianeta” ha detto ancora il ministro.

A inizio anno anche la BCE aveva lanciato una nuova promessa sul fronte del cambiamento climatico. Nel dettaglio la presidente della Bce Christine Lagarde intervenendo alla conferenza organizzata dall’Institute for Law and Finance (Ilf) sul tema del “Green Central Banking” aveva spiegato che “il cambiamento climatico rappresenta una delle maggiori sfide affrontate dal genere umano in questo secolo, e ora vi è un ampio consenso che occorre agire. Ma questo consenso deve essere tradotto più rapidamente in azioni concrete”.

Sophie Deleuze di Candriam ha analizzato come gli impatti del cambiamento climatico, solo per gli eventi meteorologici estremi, pesano già per miliardi sul settore finanziario. Se a ciò si aggiungono altri elementi come i rischi di credito per le banche, il ritardo nell’affrontare il climate change potrebbe costare alle società finanziarie fino a 1,2 trilioni di dollari nei prossimi 15 anni.

Abbiamo identificato due dimensioni principali del rischio del cambiamento climatico per le società finanziarie: rischi di transizione e rischi fisici. La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio significa che interi settori sono suscettibili di normative più severe, tecnologie dirompenti e cambiamenti nel comportamento dei clienti.
I rischi fisici includono l’aumento delle richieste di risarcimento alle assicurazioni per eventi legati al clima e dei pagamenti per gli assicuratori, l’aumento dei premi per i consumatori e di asset incagliati per le banche. I player finanziari subiscono pressioni sempre maggiori, provenienti in parte dalle autorità regolamentari, affinché dimostrino sia la propria sostenibilità sia il modo in cui incorporano la “finanza verde” nelle loro decisioni volte a rendere disponibile il capitale per i clienti.

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