L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 luglio 2021

Euroimbecilandia distribuisce miliardi a Erdogan per ricostruire l'Impero Ottomano e conquistare la medesima Europa attraverso la Fratellanza Musulmana

Ecco perché la Turchia di Erdogan fa comodo all’Occidente. E non solo per i migranti…

Alberto Negri spiega a MicroMega l’ambiguo ruolo della Turchia di Erdogan nello scacchiere internazionale.

di Senio Carletti
8 Luglio, 2021

Recep Tayyip Erdogan

Dal 2003 Recep Tayyip Erdoğan è al centro della politica turca, prima attraverso la carica di Primo ministro e dal 2014 come Presidente della Repubblica. Politico dai molti volti, ha cambiato spesso le sue posizioni, soprattutto in politica estera, dove sembra utilizzare uno scacchiere a geometria variabile in base alle convenienze.

Presidente di un paese membro NATO (tra i paesi aderenti all’organizzazione atlantica Ankara detiene il secondo esercito per dimensioni dopo quello degli Stati Uniti), capo della Fratellanza Musulmana, in passato alleato di Israele e ora acerrimo nemico dello stato ebraico, avversario di Putin in Siria e in Libia ma comunque con un canale diplomatico aperto con il Cremlino.

“Molti dicono che il colpo di stato del 2016 Erdogan se lo sia fatto da solo ma non è così, però il fatto che sia fallito gli ha permesso di fare pulizia dei gulenisti e dei militari vicini alla NATO” spiega a Micromega Alberto Negri che sulla politica estera aggiunge: “Oggi vediamo solo l’espansionismo turco ma dimentichiamo che la Turchia ha fermato l’avanzata della Russia in Medio Oriente, cosa che ha fatto comodo all’Occidente tanto da non dire nulla sul passaggio di migliaia di jihadisti dalla Turchia verso la Siria”.

Un ruolo centrale quello della Turchia non solo nel Mediterraneo Orientale ma in tutta l’area, anche grazie all’accordo del 2016 che l’Unione Europea ha firmato proprio con Erdogan, con il finanziamento di 6 miliardi di euro per fermare la rotta migratoria verso la Grecia e i Balcani. Un’intesa che Bruxelles si appresta ora a rinnovare versando nelle casse di Ankara ulteriori 3-4 miliardi.

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