L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 7 luglio 2021

Il governo dello stregone maledetto si allinea alle continue e perdurante rapine del Nord al Sud

Pnrr, la rapina del Governo ai danni del Sud: solo il 10% del Recovery il resto va al Nord

Quello che si sta prospettando è un vero e proprio furto. Dalla promessa di 145 miliardi di euro si è passati a un Recovery-beffa da 13 miliardi che mortifica milioni di italiani. A svelare l’inganno nascosto tra le pieghe del Piano nazionale di rilancio e resilienza è stato il docente di Economia applicata dell’Università di Bari, Gianfranco Viesti. Ecco cosa ha scoperto

di Pino Aprile
6 luglio 2021 18:29

Ci aspettavamo il male, è arrivato il peggio: dei soldi del Recovery Fund al Sud andrà non il 70 per cento, ma il 10! E il resto mancia? No: furto.
Calpestando i criteri usati dall'Unione Europea (ripartizione delle risorse in rapporto alla popolazione, al reddito pro-capite e al tasso di disoccupazione), il governo italiano aveva deciso di assegnare al Sud solo il 40 per cento (ovvero non 145, ma 82 miliardi) dei soldi del RF. E questo era stato strombazzato, per conto del governo, dalla ministra per le Colonie (sul bigliettino da visita è scritto: “per il Mezzogiorno”), Mara Carfagna, e dalle truppe cammellate di complemento.
«Voi al Sud non sapete spendere»

Per tale decurtazione, si voleva pure l'applauso, «tanto voi non sareste capaci si spendere di più» (come dire: da anni rubiamo ai Comuni del Sud più di metà dei soldi della perequazione che dovrebbero avere, per darli alle città più ricche; nessuna sorpresa, i terroni non abbiano potuto dotarsi di centri di progettazione e spesa adeguati, come al Nord. E ora si approfitta di questo per negare altre risorse ai meridionali. Un po' come rubare a uno la forchetta e poi non dargli la pasta, “perché non si mangia con le mai”).

Beffati due volte

Ma nemmeno il 40 per cento è vero. E questo si sapeva: è una cifra tonda truccata, con “l'anticipo” di soldi che sono già del Sud e che solo degli illusi possono far finta di credere saranno restituiti. Poi si è scoperto che c'è una ulteriore truffa nella truffa di Stato: quel 40 per cento non è riferito al totale, ma solo a una parte (altro trucco: si dichiara di non sapere dove vanno a finire paccate di miliardi del RF, e li si defalcano dal totale assegnato “ai territori”. Peccato che quelle somme tolte si sa benissimo dove saranno spese: al Nord).

La scoperta del professore di Economia

Ma un titolare di cattedra (Economia applicata, Università di Bari), come il professor Gianfranco Viesti, per capire come stanno le cose, come fa? Si mette a spulciare le migliaia di pagine del Piano Draghi inviato a Bruxelles, il Pnrr, e annota tutti i numeri delle spese assegnate al Mezzogiorno, poi fa la somma. E lo ha fatto, trovando solo 22, non 82 miliardi! Non il 40, e men che meno il 70 per cento, ma appena il 10 per cento. E dove vanno quei miliardi rubati? Altrove...; di altrove, tolto il Sud, cosa c'è in Italia? Quindi, il più grande sforzo economico di sempre dell'Europa, fatto per ridurre il divario e le disuguaglianze nei Paesi dell'Unione, viene usato per rendere incolmabile un baratro senza limiti! L'esatto contrario delle ragioni del Recovery Fund.

Un euro investito a Sud fa rimbalzare 41 centesimi al Nord

E il professor Viesti non calcola le conseguenze della “interconnessione economica”, ovvero il fenomeno per cui, a causa della più scarsa capacità produttiva del Mezzogiorno, ogni euro investito a Sud fa rimbalzare 41 centesimi al Nord (per acquisto di macchine, competenze, tecnologia). Il che vuol dire che quel 10 per cento si riduce al 6! Il 6 per cento per il 40 per cento del territorio e il 34 per cento della popolazione.

Come la Germania con la Grecia

Volete una previsione facile facile? Con i soldi rubati ai meridionali, il Nord comprerà a Sud, a prezzi da saldo, tutto quello che vale qualcosa. Faranno al Mezzogiorno (colpo di grazia definitivo, dopo tanti anni di contrazione di diritti, negazione di strade, ferrovie, Sanità, investimenti pubblici), quello che la Germania ha fatto alla Grecia, con la complicità degli altri Paesi europei. E lo si farà con la complicità delle nostre classi dirigenti locali e coloniali. È vero che, per fortuna, ci sono oggi nel Mezzogiorno, bei segnali di presa di coscienza da parte di esponenti politici, amministratori e della popolazione, ma rischia di essere “troppo poco, troppo tardi”, a meno di un rapido, quasi fulmineo risveglio di orgoglio e di senso del dovere verso le generazioni che ci seguono.

Da 145 a 13 miliardi... se va bene

Nel Pnrr, il professor Viesti ha individuato altri 13 miliardi che, “probabilmente” potrebbero essere ugualmente destinati al Sud, ma in buona parte per sostituire con soldi europei, finanziamenti già fatti con soldi nazionali. Una presa in giro, ma con un trucco ulteriore: e le risorse nazionali così “recuperate” dove vanno? Mi spiego meglio: facendo finta di investire nel Mezzogiorno soldi europei, sottrai al Sud risorse già sue, di cui non si conosce la nuova destinazione.

La rapina del secolo

È la più grande rapina ai meridionali di tutti i tempi. Per quanto paradossale, rischia di andare in porto con la complicità dei derubati o di chi li rappresenta in Parlamento, nei partiti. Solo una vera e propria sollevazione popolare e democratica può impedire questo scempio.

Soldi a prestito che dovranno restituire tutti, anche chi non li ha visti

Ma la più bella è questa: i soldi del RF, sono in parte ridotta a fondo perduto e per la stragrande maggioranza, prestiti. Che vanno restituiti. Da chi? Da tutti gli italiani, ovvio. Quindi, il nostro Paese riceve una quantità mostruosa di miliardi per fare al Sud tutto quello che i governi dell'Italia “unita” non hanno fatto nel Mezzogiorno in 160 anni (e l'Unione Europea è esplicita, in questo). Ma quei soldi vengono dirottati al Nord, lasciando al Sud, effettivo, non il 70, ma il 6 per cento o poco più. In compenso, i meridionali saranno chiamati a ripagare quei debiti al 100 per cento, insieme agli altri italiani che, però, i soldi se li saranno presi.
Governo ladro. E manco piove.

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