L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 16 luglio 2021

In Africa, dove la malaria fa da padrona, l'idrossiclorichina sconfigge l'influenza covid

Il mal d’Africa dei pandemici

Morrone congresso in africa


Se a qualcuno interessa capire fino in fondo quale sia i livello di confusione e di mistificazione dentro la narrazione pandemica sul covid,, basta spostare lo sguardo sulla quella parte dell’Africa infestata dalla malaria e nella quale in pratica il Covid quasi non esiste così come non esistono le segregazioni, i distanziamenti, le mascherine e insomma tutto l’apparato covidico che conosciamo. Come mai questa assenza in un continente che all’inizio della narrazione era stato considerato come quello più a rischio tanto da far nascere il problema di come far arrivare i vaccini anche laggiù dando la stura alla retorica pseudo umanitaria che tanto piace alle elite? La risposta è semplice, ma a suo modo anche scioccante per ciò che implica nella criminale politica del divieto di cura: nei Paesi infestati dalla malaria le persone assumono frequentemente l’ idrossiclorochina che è la sostanza di elezione contro la malaria e dunque tendono ad ammalarsi molto di meno.

Consideriamo per esempio la Tanzania che è una delle aree più colpite dalla malaria, come sanno bene i turisti che devono seguire una profilassi adeguata prima, durante e dopo il viaggio per evitare il rischio di ammalarsi. L’intera popolazione del Paese è praticamente identica a quella dell’Italia, vale a dire 59.734. 218 persone, e il 93 % di essa vive in aree malariche per cui assume una volta a settimana una dose di idrossiclorochina fornita gratuitamente dal governo come prevenzione contro la malaria. Ma tutti sappiamo anche che questa sostanza è attiva anche contro il covid sebbene si sia cercato in tutti i modi di soffocare questa evidenza, anche con operazioni al limite della truffa scientifica, nonostante i numerosi studi e anche l’intervento del prof Raoul, uno dei più illustri virologi del mondo che fin dalla primavera del 2020 cercò di focalizzare l’attenzione su questo tipo di cura . Ebbene In tutta la Tanzania, nel periodo dal 3 gennaio 2020 al 14 luglio 2021, sono stati segnalati solo 509 casi di Covid e 21 decessi segnalati, quasi tutti verificatisi nell’aprile 2020. Se c’è qualche incerto o qualche dubbioso può andare qui, sulle pagine dell’Oms controllare le cifre.

Inoltre dal momento che il test Covid è completamente inaffidabile ed è stato usato per produrre falsi positivi che poi in caso di morte vengono tout court attribuiti al coronavirus, è anche possibile che in Tanzania non ci sia stato nemmeno un singolo caso o una singola morte per Covid . Altri Paesi della fascia malarica africana hanno una distribuzione di idrossiclorochina meno intensa e diffusa , ma comunque nostrano numeri molto diversi rispetto a quelli cui ci hanno abituati i paesi dove ogni cura è stata vietata per poter smerciare vaccini: il Kenia con 53 milioni di abitanti ha avuto 3737 morti in presenza di test positivo, il Ruanda con quasi 13 milioni di abitanti ha avuto 607 morti con positività al covid. Evito di dire morti di Covid perché la positività probabile o farlocca è dovuta al numero dei dei cicli del test che comunque non viene mai dichiarata: il fatto che si facciano test con criteri che li invalidano la dice lunga sull’etica delle burocrazie sanitarie che hanno gestito la pandemia ovviamente per conto terzi. I siti più in vista della menzogna globale a un certo momento di sono accorti che la narrativa ufficiale fondata sul santo graal dei vaccini in Africa non funzionava e allora hanno cominciato a dire che in quel continente la malaria era un problema più grande del covid cercando in questo modo di confondere le acque e di mimetizzare la realtà. Del resto hanno tentato la medesima mossa con l’India dove sia l’idrossiclorochina che l’ivermectina non sono state messe fuori legge e si sono avuti avuto da dieci a venti volte meno morti per milione di abitanti rispetto ai Paesi dove è nata e dove impazza la mistica vaccinale. Hanno persino fatto vedere i roghi su cui gli indiani cremano da 3000 anni i loro facendo finta che era per il covid. E c’è ancora gente che crede in queste fesserie.

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