L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 14 luglio 2021

La Turchia, prodromo del prossimo futuro presente dell'Impero Ottomano, è stato un terreno fertile per le aziende italiane per decolonizzare

CeSPI: Italia-Turchia, un interscambio commerciale per oltre 18mld di dollari


martedì 13 luglio 2021

L’economia della Turchia sta vivendo una fase di grande sviluppo sotto molto profili. Le opportunità di investimento per i Paesi europei sono molteplici e l’Italia, in particolare, sta allacciando relazioni sempre più intense grazie alla collaborazione con aziende turche che offrono scenari di sviluppo particolarmente dinamici.

Ne abbiamo parlato con Valeria Giannotta, Direttrice Scientifica dell’Osservatorio Turchia del CeSPI - Centro Studi di Politica Internazionale, un istituto indipendente che svolge attività di ricerca e analisi policy oriented riconosciuto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Giannotta è in Turchia dal 2009 come ricercatrice e docente universitaria a Istanbul, Gaziantep ed Ankara: è un’affermata esperta di dinamiche turche. Per la sua obiettività di analisi e attività in supporto della diplomazia italiana ad Ankara, nel 2017 è stata insignita del titolo Cavaliere dell’Ordine Stella d’Italia dalla Presidenza della Repubblica Italiana.

I legami multidimensionali tra Turchia ed Europa

I recenti segnali politici da parte dell’Europa improntati al dialogo e all’apertura nei confronti della Turchia sono incoraggianti: che peso avranno tali orientamenti nel futuro delle relazioni internazionali?
"Le relazioni tra Turchia ed Europa affondano le proprie radici agli anni 60 con la sigla degli Accordi di Ankara, considerato un documento precursore all’apertura dell’unione doganale. Nel 1999 la Turchia ha ottenuto lo status di Stato candidato e nel 2005 si è aperto il negoziato per la piena adesione, che di fatto si è dimostrato difficile sin da subito a causa delle difficoltà riconducibili alla questione dell’isola di Cipro e ai veti incrociati di alcune cancellerie europee su un consistente numero di capitoli negoziali. Quella era certamente una Turchia diversa rispetto ad oggi, il cui zelo democratico e riformatore si è affievolito nel corso degli anni. Il 2016 è stato un anno di volta con la sigla del cosiddetto ‘accordo sui migranti’ e anche per le fratture interne al Paese, dai ripetuti attacchi terroristici al tentato golpe, passando per l’adozione di misure politiche più restrittive che hanno contribuito ad accrescere il sentimento di sfiducia e frustrazione reciproca da e verso l’Europa. In un clima di alti e bassi, l’accordo sui migranti, seppur oggetto di tensioni e mutuo criticismo, si è dimostrato uno strumento efficace nel contenimento dei flussi migratori e proprio durante l’ultimo Consiglio Europeo è stata reiterata la volontà di estendere il supporto finanziario alla Turchia. Mentre rimangono pendenti la questione della liberalizzazione dei visti di ingresso in UE per i cittadini turchi e la modernizzazione dell’unione doganale, da una parte in seno alla UE si registrano profonde preoccupazioni per lo stato di diritto interno al Paese, dall’altra la Turchia manifesta un certo malcontento riguardo l’approccio ‘double standard‘ adottato dall’Unione. Quelli tra Turchia ed Europa, insomma, sono legami storici, multidimensionali e non sempre facili che, tuttavia, provano quanto Turchia ed Europa condividano interessi comuni in più settori: geopolitico, strategico, energetico e di sicurezza. Un’importante interdipendenza si registra certamente in ambito economico e commerciale: nel 2020 l’UE si è confermato il primo partner commerciale della Turchia sia per importazioni che esportazioni, nonché la principale fonte di investimenti. Il 33,4% delle importazioni della Turchia proviene dall’UE e il 41,3% delle esportazioni turche è verso l’UE. D’altra parte, la Turchia risulta essere il sesto partner commerciale dell’UE, rappresentando il 3,6% del totale degli scambi di merci dell’UE con il mondo. Nel 2020 il volume degli scambi totali di merci tra UE e Turchia è stato di 132,4 miliardi di euro, con un valore delle importazioni dell’UE dalla Turchia di 62,6 miliardi di euro mentre le esportazioni dell’UE dalla Turchia sono ammontate a 69,9 miliardi di euro. L’interscambio in termini di servizi è ammontato a 26,5 miliardi di euro, con le importazioni di servizi dell’UE di 13,9 miliardi di euro e le esportazioni di 12,6 miliardi di euro. Sono dati certamente significativi che dimostrano quanto l’importanza reciproca e quanto sia cruciale operare in un ambito liberale".

Mobilità elettrica e digitalizzazione al centro dell'economia turca

La Turchia presenta uno scenario vivace dal punto di vista economico, con possibili investimenti internazionali in molti settori in crescita. Può darci dettagli in merito?
"La Turchia è certamente un’economia aperta che, come si è visto, richiama molti investimenti stranieri. L’ambiente business è altamente sviluppato e all’avanguardia con un buon sistema di attrazione di FDİ. I settori con alta potenzialità di crescita sono il manifatturiero legato principalmente alla produzione di energie alternative di nuova generazione con riflesso anche nel settore automotive su cui l’attuale amministrazione turca sta puntando molto. A questo proposito vorrei ricordare che è stato avviato il progetto per la messa in opera della prima auto elettrica turca, voluta dallo stesso Presidente Erdoğan e che dovrebbe uscire sul mercato tra circa due anni, nel 2023, anno del centenario della fondazione della Repubblica di Turchia. Ulteriore settore in ascesa a cui il governo sta dedicando molto attenzione e la digitalizzazione, intesa a coinvolgere ambiti chiavi della produzione di macchinari, del mondo ICT, FinTech, intelligenza artificiale e Gaming. Su questo la Turchia è molto all’avanguardia, predispone infatti di numerosi Teknopark e personale qualificato, oltre ad offrire incentivi per le start-up, tra queste è da menzionare il successo di Getir, azienda di delivery che si è espansa rapidamente all’estero, fatturando miliardi di dollari".

Il comparto automotive è uno dei settori più interessanti da questo punto di vista: quali sono le prospettive di crescita attuali e quelle future?
"Il settore dell’automotive è particolarmente presente nell’interscambio bilaterale con prospettive molto favorevoli di futuri sviluppi. In ambito automotive c’è da menzionare la storica joint-venture Tofaş-Fiat, grande esempio della collaborazione ‘win-win’ tra Italia e Turchia. Da tale joint venture, infatti, sono state prodotte le prime automobili interamente turche e il relativo centro di ricerca a Bursa, che impiega lavoratori sia turchi che italiani. È un ambito con una capacità produttiva di 2 milioni di autoveicoli, ancora ampiamente sfruttabile sia dai marchi internazionali che dai produttori locali. In questo grande ambito, inoltre, vi sono grosse potenzialità per la componentistica e, come detto in precedenza, nell’energia alternativa".

Italia primo investitore estero in Turchia

Sempre in materia di investimenti, l’Italia è il secondo partner turco dopo la Germania: qual è lo stato dell’arte dei rapporti commerciali Italia-Turchia e quali sono le prospettive per questo 2021?
"I rapporti commerciali tra Italia e Turchia sono ottimi: l’Italia resta il primo investitore estero in Turchia, nel 2018 gli investimenti diretti hanno raggiunto i 523 milioni di euro mentre l’interscambio commerciale ammonta a circa 18 miliardi di dollari, pari a 15 miliardi di euro, ormai abbastanza equilibrato tra export e import ( 7.7 export e 7.2 import). L’obiettivo reiterato anche in sede JETCO è quello di portare l’interscambio a 30 miliardi di dollari nel prossimo futuro. C’è da dire, tuttavia, che sebbene via sia una grande complementarietà economica e commerciale e, dunque, un grande potenziale ancora da sfruttare, più recentemente l’export italiano verso la Turchia si è sensibilmente ridotto anche a causa della pandemia, dato che nel 2017 superava i 10 miliardi. In ogni caso, a inizio di quest’anno l’Italia ha riconfermato la propria posizione di secondo partner commerciale europeo della Turchia, posizionandosi al 5° posto dei più importanti partner su scala mondiale con $3,3 miliardi di interscambio totale rispetto al 2020, con una crescita del 9,7%. L’export italiano verso la Turchia è stato di $1,6 miliardi (in crescita del 17%) mentre l’export turco verso l’Italia ha totalizzato$ 1,7 miliardi (3,5%).
In particolare, la Turchia acquista dall’Italia macchinari e apparecchiature, autoveicoli e rimorchi, mentre esporta in Italia trattori, parti di ricambio e apparecchiature meccaniche. La Turchia è infatti il 12° Paese nella graduatoria mondiale dell’interscambio con l’Italia ed è tra i 10 Paesi in cui - in base alle stime ICE – si prevede la crescita maggiore delle esportazioni nel prossimo biennio. L’Italia è il quinto partner commerciale della Turchia a livello mondiale e il secondo tra i Paesi europei dopo la Germania. Guardando in prospettiva, affinché vi sia un ulteriore salto di qualità a livello commerciale è necessario ragionare in termini sia di partnerhsip soprattutto in settori chiave, come l’energia, l’aerospazio, le infrastrutture e la meccanica avanzata. Il rafforzamento della cooperazione economica-commerciale, inoltre passa anche dalla maggiore integrazione a livello di catena di approvvigionamento globale, in cui la Turchia potrebbe giocare un ruolo strategico di diversificazione, grazie alla sua collocazione geografica e contesto per il business, percepito come favorevole e stimolante nell’attrazione di FDİ, e alla sua penetrazione sia nel mercato europeo che in mercati terzi".

Oltre 1500 aziende italiane si sono stabilite in Turchia

I rapporti con l’Italia, quindi, sono ottimi con più di 1500 aziende italiane che operano in Turchia. Che tipo di riscontro c’è da parte degli imprenditori italiani?

"L’Italia è stabilmente tra i primi investitori in Turchia grazie ad oltre 1500 aziende che si sono stabilite in questo Paese ed operano in tutti i principali settori: automotive, agroalimentare, infrastrutture, energia, manifattura, bancario e difesa. Come Osservatorio Turchia-CeSPI abbiamo condotto un’indagine Ixe’ da cui è emerso che in 9 casi su 10 le aziende italiane che operano in Turchia sono soddisfatte della scelta tanto da consigliare ad altre aziende di investire nel mercato turco, giudicato solido e sicuro per le attività di impresa dall’85%degliintervistati. Sebbene vi sia la diffusa percezione di un’economia in recessione, il 90% delle aziende contattate ritiene che la partnership italo-turca è "qualcosa di più di una semplice amicizia”. Considerato nel suo complesso il modello economico turco è giudicato adeguato ad attrarre investimenti dai due terzi delle imprese consultate, le principali criticità percepite sono associate alla situazione politica, all’instabilità, all’inflazione, alla volatilità monetaria. Sono dati certamente importanti, che ben riflettono il profondo grado di fiducia degli investitori italiani nel mercato turco. Certamente rimangono le preoccupazioni per le tendenze politiche a livello domestico, da cui dipende parte della credibilità del sistema Paese".

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