L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 11 luglio 2021

Le multinazionali vogliono solo soldi e prebende e il governo lo sa perfettamente, questi sono gli investimenti degli intelligentoni politici auspicano e vogliono in Italia

Cominciano i licenziamenti: fabbrica chiusa via mail



Adesso dopo tante illusioni e tanti inganni arrivano i licenziamenti. E come primo drammatico atto di qualcosa che era già scritto è arrivata la chiusura della Gkn di Campi Bisenzio, un intera fabbrica con 422 dipendenti chiusa in pratica via mail, senza nessuna attenzione verso le le persone come del resto è d’uso nel regime neoliberista. e naturalmente si è subito alzata la marea di proteste da parte dei sindacati e della politica locale, con Nardella in testa, l’uomo meno credibile da accostare al lavoro e alla sua etica, nonostante la spietata concorrenza. Un puro atto dovuto che semmai avrà un qualche sbocco positivo lo troverà solo con la promessa di molti soldi pubblici, sgravi fiscali enormi e prebende di ogni tipo e ce lo meritiamo: dopo esserci sbarazzati dell’industria pubblica grazie ai Prodi e ai Draghi, adesso abbiamo l’industria privata che pretende soldi pubblici per non chiudere. Ciò che tuttavia davvero impressiona non è certo il cinismo dei padroni di cui abbiamo imparato a fare la conoscenza negli ultimi trent’anni, ma l’ipocrisia di coloro che fingono di difendere il lavoro e i lavoratori sapendo di aver ceduto su tutto, passo dopo passo fino ad arrivare alla situazione attuale nella quale questi licenziamenti sono di fatto inevitabili.

In questo senso la Gkn, un’azienda britannica che opera nel campo della componentistica dell’auto è quasi l’apologo perfetto per la deindustrializzazione del Paese. Un intero ceto sindacale e politico ha steso il tappeto rosso davanti a quel Marchionne che dopo aver imposto il falò di molti diritti del lavoro ha soffiato la Fiat a un Paese che aveva fatto di tutto per permettere agli Agnelli lauti guadagni con il minimo di investimenti e che in ossequio al re di Torino aveva impedito che altre Case automobilistiche venissero ad aprire fabbriche in Italia. Chi non ha detto niente di fronte al trasferimento di produzione altrove provocando il dimezzamento di quella italiana? Chi per anni ha fatto finta di credere ai piani di rilancio dell’uomo col maglioncino stilati in mezza cartella di comunicato stampa? E non è il governo stesso, guidato dal numinoso Draghi tornato dopo decenni a completare l’opera iniziata nel ’92 a dire che bisogna tagliare i rami secchi, ovvero quella parte della produzione industriale che una politica, cieca, stupida e servile ha reso tali? E che ci fa la Gkn in un Paese che ormai produce pochissime auto, ma ha deciso di adottare una moneta come l’euro che non rispecchia per nulla la sua economia e la sua produzione? Ci mancava solo la sceneggiata pandemica in cui un potere politico che vive di accattonaggio molesto non ha avuto la forza di sottrarsi a completare l’opera. E adesso questi fanno finta di stupirsi vedendo che le conseguenze sono pagate dai più deboli.

Chi è che si dovrebbe indignare per la chiusura della Gkn? Di certo i lavoratori e i dipendenti, ma più che contro i remoti vertici aziendali, contro chi li ha spinti con geometrica coerenza in questa situazione. Le logiche della Gkn sono le stesse che sovraintendono l’azione di governo: mi chiedo come si faccia a lamentarsi del cinismo delle multinazionali per poi bacchettare chiunque chieda sovranità e politiche coerenti con essa. Sono tutti questi abominevoli ipocriti e buoni a nulla che bisognerebbe licenziare in tronco per poter tornare a sperare.

Nessun commento:

Posta un commento