L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 14 luglio 2021

Nessuno può imporre di fare i vaccini SPERIMENTALI. E' evidente che, al di là dei numeri ufficiali, le grandi masse rifiutano le vaccinazioni e allora vogliono obbligarle, sarà una grande buco nell'acqua

Obbligo vaccinale, lo scacco di Macron

Di Otto Lanzavecchia | 13/07/2021 -


Green pass necessario per bar, ristoranti, treni, aerei, bus, eventi, obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, tamponi a pagamento dall’autunno. Macron si muove contro la variante delta, un milione di francesi si prenotano per il vaccino. Le critiche e il fronte italiano

No vax, tremate. Con un discorso televisivo a reti unificate, il presidente francese Emmanuel Macron ha presentato una serie di misure per incoraggiare i cittadini, specie quelli più scettici, a vaccinarsi contro il Covid. La mossa di Macron è la più risoluta d’Europa finora, e ha generato un milione di nuove prenotazioni nelle ore successive all’annuncio, oltre al prevedibile coro di proteste.

Il presidente ha spiegato che a partire dal 21 luglio sarà necessario presentare il green pass europeo, ottenibile mediante vaccinazione o tampone, per poter accedere alle grandi strutture (tra cui alcuni cinema, teatri, stadi). Da agosto questa restrizione sarà estesa a bar, ristoranti, treni, aerei e bus. “Avrete capito che la vaccinazione non è obbligatoria, ma estenderemo al massimo il pass sanitario per incoraggiare il maggior numero possibile a farsi vaccinare”, ha detto Macron.

A giudicare dalle 20.000 prenotazioni al minuto di lunedì sera, la prospettiva di doversi fare un tampone per ogni caffè o film d’ora innanzi ha fatto smuovere molti indecisi. Il presidente ha rincarato la dose, aggiungendo che i tamponi, che finora sono stati gratuiti dappertutto in Francia, diventeranno a pagamento a partire dall’autunno. “Dobbiamo andare verso la vaccinazione di ogni francese perché è l’unico modo per tornare a uno stile di vita normale”, ha aggiunto il presidente.

Ma c’è di più: oltre ad aver ventilato l’idea di rendere il vaccino anti Covid obbligatorio per tutti, Macron ha annunciato che la vaccinazione diventerà una conditio sine qua non per tutti gli operatori sanitari. Il ministro della salute Olivier Véran ha detto che a coloro che non adempieranno all’obbligo vaccinale sarà impedito di lavorare e percepire lo stipendio, a partire da settembre. Una mossa che allinea la Francia con Italia e Grecia.

Il giro di vite di Macron è dovuto a diversi fattori. Primo, l’alta quota di scettici dei vaccini che esisteva da prima della pandemia; secondo i dati ufficiali, a oggi solo il 40% dei lavoratori nelle residenze per anziani è vaccinato. Secondo, l’impennata di casi portati dalla contagiosissima variante delta del virus, che riesce a diffondersi anche tra alcuni vaccinati (ma tende a non provocare sintomi gravi in essi). Come insegna Israele, il rischio è molto concreto.

La Francia sta contando oltre 4.000 nuovi contagi al giorno, e nonostante il numero di persone in ospedale rimanga basso (7,000 complessivamente) il governo vuole agire per interrompere la trasmissione e prevenire la prevedibilissima l’impennata delle ospedalizzazioni, specie tra i non vaccinati. Venerdì scorso la versione francese del Comitato tecnico-scientifico ha avvertito l’Eliseo che per arginare delta forse si dovrà raggiungere il 95% dei cittadini francesi.

Durante il suo discorso Macron si è appellato alla ragione, ricordando che le vaccinazioni hanno ridotto le infezioni drasticamente e prevenuto il 95% dei casi gravi. Dopodiché ha ricordato che la Francia è “il Paese della scienza, dell’Illuminismo e di Louis Pasteur”. Ma le sue parole non sembrano aver fatto breccia nel cuore dei rivali politici; come ha sottolineato il giornalista David Carretta, i leader di estrema sinistra e di estrema destra (tra cui la contendente alla presidenza Marine Le Pen) hanno unito le forze contro l’obbligo vaccinale. Nel primo pomeriggio anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato che la Germania non ha in programma l’obbligo vaccinale, “per ora”.

Da noi la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni si è scagliata contro l’utilizzo del green pass per poter partecipare alla vita sociale, definendolo “raggelante” e orwelliano. Una ridda di infettivologi ed esperti sanitari del calibro di Mauro Minelli, Matteo Bassetti, Roberto Burioni e Fabrizio Pregliasco hanno lodato l’iniziativa, come anche il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid, che al TG2 Post ha proposto l’utilizzo del pass vaccinale “per vari tipi di eventi”.

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