L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 luglio 2021

Non esistono vuoti, gli spazi si riempiono

Perché per la Russia l'Afganistan post-Nato è un'opportunità


Di euronews • ultimo aggiornamento: 07/07/2021 - 15:39
Afghan anti-Taliban militiamen - Diritti d'autore NASEER SADEQ/AFP or licensors

Le regole dell'attrazione. L'Afghanistan preoccupa Mosca. E la attrae. Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov non lo nasconde. Anzi. Ne fa un perno dell'azione della Russia in Oriente che (non dimentichiamolo) resta un potenza anche asiatica, o meglio, euroasiatica.

L'orso ha un pungiglione nella costola orientale. È il rovo afgano. Come da tradizione, Mosca teme nuove e vecchie instabilità alle su propaggini levantine, soprattutto dopo il ritiro dell truppe Nato dal Paese centroasiatico, in guerra da ben 42 anni.

E il capo della diplomazia, Sergey Lavrov, approfitta dell'ospitalità dei vecchi amici, fin dai tempi dell'Urss, della Repubblica popolare del Laos, per sottolineare la necessità di Mosca di rivendicare una quota partecipativa nei nuovi assetti afgani del dopo Nato, dicendo:

"come sape,te seguiamo da vicino le vicede afgane, la situazione si deteriora rapidamente, anche a causa della precipitosa ritirata degli Stati Uniti e dei loro alleati della Nato. Faremo di tutto, utilizzando anche le capacità della nostra base aerea in Tadjikistan ai confini afgani per prevenire qualsiasi azione aggressiva contro i nostri alleati".

È una dichiarazione di chiaro interesse diretto nelle vicende afghane, come si sarebbe detto un tempo un droit de regard.

L'Urss dovette abbandonare l'Afganistan dopo un insuccesso politico e militare ne 1989. E Mosca vorrebbe prevenire nuove indesiderate avventure contro i Talebani e i gruppi di jihadisti che operano all'interno della Federazione Russa.

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