L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 luglio 2021

Progetti Alternativi

“Speciale”! L’essenza, per le fondamenta
A giorni su "Cumpanis"!

Progetto politico-editoriale di Fosco Giannini e Alessandro Testa. Interviste a cura di Alessandro Testa
2 luglio 2021


Quadro internazionale e pericoli di guerra; imperialismo/antimperialismo dopo la caduta dell’URSS; crisi del movimento comunista in Italia; percorsi per l’unità dei comunisti e delle comuniste. “Cumpanis” interroga i dirigenti, gli intellettuali, gli economisti, i filosofi comunisti, marxisti italiani per contribuire a una prima “accumulazione intellettuale originaria” da investire per il grande compito che la fase oggettivamente richiede: ricostruire un partito comunista nel nostro Paese all’altezza dei tempi e dell’odierno scontro di classe, un partito di quadri con una linea di massa.

“Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario. Non si insisterà mai troppo su questo concetto in un periodo in cui la predicazione opportunistica venuta di moda è accompagnata dall’esaltazione delle forme più anguste di azione pratica”. Lenin, 1902, Che fare.

La prima parte di questa affermazione di Lenin è tanto nota da essere divenuta una sorta di litania tra i militanti comunisti: litania, certo, ma mai “prassi teoretica” da parte dei gruppi dirigenti comunisti italiani successivi alla lunga “cronaca annunciata” del suicidio del PCI.

Mai questa litania si è concretizzata nell’impegno a sciogliere i grumi teorici che la storia del dissolvimento e depauperamento del movimento comunista italiano – che tra il lungo processo di socialdemocratizzazione del PCI e questi ultimi, “nostri”, tre decenni è giunta al mezzo secolo di azione attiva nefasta – è andata moltiplicando.

Di fronte ai compiti che poneva la crisi del movimento comunista italiano, invece di districare i nodi attraverso una dialettica del contenuto di verità e realtà, le esperienze comuniste successive al PCI hanno scelto la strada, paradossale, della costruzione di “cattedrali” ideologiche fondate, di volta, in volta, o sulla sabbia del movimentismo totale, o su quella dell’istituzionalismo totale, o su quella della nostalgia totale, la nostalgia acritica del vecchio PCI, oggettivamente funzionale, peraltro, a rimuovere la stessa, temporalmente lunga, “mutazione genetica” del PCI.

Invece di far di nuovo brillare, nei nostri giorni, il rosso del pensiero materialista e rivoluzionario, si ridipingeva di grigio il grigio, così come Hegel affermava.

Nessun scioglimento di nodi, in quest’ultimo trentennio: solo polvere sotto il tappeto. Da questa mancanza di lavoro teorico, di “scavo” propedeutico all’allestimento delle fondamenta, possiamo agevolmente, quanto razionalmente, far dipendere in larga parte il fallimento dei tentativi di ricostruzione di un forte, radicato, coeso partito comunista successivo all’autosciogimento del PCI.

Peraltro, la seconda parte dell’affermazione di Lenin, che succede all’esigenza della teoria rivoluzionaria, (“Non si insisterà mai troppo su questo concetto, in un periodo in cui la predicazione opportunistica venuta di moda è accompagnata dall’esaltazione delle forme più anguste di azione pratica”) molto meno “recitata” della prima ma ugualmente densa sul piano ideologico, proprio in virtù di questa densità andrebbe utilizzata come griglia di lettura in relazione alle “forme più anguste di azione pratica” messe in campo dai sempre incompiuti, e a volte persino stravaganti, partiti comunisti apparsi in Italia dopo il XX° e ultimo Congresso del PCI, con le loro fumisterie teoriche e il loro abbandono dei territori e dei luoghi del conflitto capitale/lavoro.

“Cumpanis” fa parte di quel “fronte”, che si va fortunatamente allargando, che crede nella necessità sociale, politica, persino storica di un’attiva e pesante presenza partitica comunista in Italia, e crede che per giungere a tale obiettivo occorra unire i comunisti e le comuniste italiane – sia quelli che militano negli attuali partiti comunisti italiani che quelli al fuori di essi – sulla base di un profilo politico e teorico alto, adatto ai tempi, non dogmatico né liquidazionista rispetto al grande patrimonio ideologico, teorico e politico dell’intera storia del movimento comunista e operaio italiano e internazionale; un profilo che esca da una vasta e collettiva ricerca tra comunisti e si offra ad essi come base ideologica omogenea e comune.

Per questo obiettivo di fondo, con le sue modeste forze, è nata “Cumpanis”; per questo obiettivo, in questo “Speciale”, la rivista coinvolge, in una vasta e preziosa discussione, i dirigenti e gli intellettuali comunisti e marxisti italiani.

Hanno già aderito alla nostra iniziativa e risponderanno alle nostre domande: Maurizio Acerbo, segretario nazionale del PRC; Mauro Alboresi, segretario nazionale del PCI; Marco Rizzo, segretario nazionale del PC. E, tra dirigenti e intellettuali: Fulvio Bellini, ricercatore politico; Nunzia Augeri, saggista; Ascanio Bernardeschi, studioso di questioni economiche, esponente del giornale comunista on-line “La Città Futura”; Renato Caputo, docente di filosofia, esponente de “La Città Futura”; Bruno Casati, saggista e presidente del Centro Culturale “Concetto Marchesi” di Milano; Marcello Concialdi, docente di filosofia, Torino; Manlio Dinucci, saggista e geografo; Salvatore Distefano, docente e storico del movimento operaio; Ferdinando Dubla, docente e storico del movimento operaio; Carla Filosa, docente, saggista, già redattrice de “La Contraddizione”; Federico Fioranelli, docente di economia e diritto; Demostenes Floros, economista e docente di geopolitica; Carlo Formenti, saggista; Gianni Fresu, saggista, studioso di Gramsci e docente all’Università di Cagliari; Wladimiro Giacché, economista e saggista; Rolando Giai-Levra, direttore di “Gramsci Oggi”; Aldo Giannuli, storico del movimento operaio; Alberto Lombardo, docente Università di Palermo e membro dell’Ufficio Politico del PC; Alfredo Novarini, già dirigente del PCI e del movimento operaio milanese, dirigente del Centro Culturale “Concetto Marchesi” di Milano; Alessandro Pascale, storico del movimento operaio; Fabio Pasquinelli, avvocato, Centro culturale “Cumpanis”; Marco Pondrelli, saggista e direttore di Marx 21.it; Giorgio Riolo, saggista, traduttore, tra l’altro, delle opere di Samir Amin in Italia; Francesco Schettino, economista, saggista, ricercatore Università di Napoli e Roma; Alberto Sgalla, docente di diritto e scrittore; Silvano Tagliagambe, filosofo; Daniela Talarico, avvocato, Torino; Salvatore Tiné, docente Università di Catania e storico del movimento operaio; Tiziano Tussi, docente e storico del movimento operaio; Alessandro Volponi, docente di filosofia e studioso di economia e storia dell’economia; Chiara Zoccarato, studiosa di questioni economiche.

Le interviste saranno pubblicate in ordine di arrivo.

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