L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 luglio 2021

Quando l'influenza covid diventa pandemia funzionale al sistema di potere occidentale per continuare a governare nascondendo i dati della crisi economica in atto in maniera che i popoli restino zitti e terrorizzati, eliminando di fatto qualsiasi tipo di opposizione o di critica. Crtisi economica in cui le banche centrali stampano moneta con un clic per aiutare quotidianamente il sistema finanziario sull'orlo di una crisi di nervi

Covid alla Koch: i magliari pandemici della Merkel bastonati dai numeri



Una volta volta si chiamavano magliari, ma da quando la medicina e la salute sono divenute una semplice variabile del profitto, anche i camici bianchi non scherzano e vendono patacche di tali dimensioni che persino uno spacciatore di Rolex falsi non può che rimanere intimidito di fronte a tanta maestria. Così da un anno e mezzo viviamo con una pandemia la cui autenticità non regge da nessuna parte la si guardi e che viene imposta con carte vistosamente truccate che non vengono usate nemmeno nelle peggiori bische di Caracas e con trucchetti numerici veramente penosi. Nonostante ciò alle volte proprio si esagera: l’istituto Robert Koch che è la massima istanza sanitaria tedesca, se n’è uscito qualche tempo fa con una stronzata megagalattica che una volta avrebbe portato al licenziamento dei suoi ricercatori, ma che adesso fa buon brodo per le segregazioni pandemiche ad oltranza della Merkel. Infatti secondo un suo comunicato, 91 mila persone sono morte di Covid in Germania e già sappiamo che questa affermazione ha la medesima affidabilità delle diagnosi fatte con tampone Pcr spinti a 35 o 40 cicli, cioè zero. Ma oltre a ciò l’ineffabile istituto fa sapere che queste persone avrebbero vissuto in media 9,6 anni in più senza la malattia. Ora questa è una balla stratosferica, anzi spaziale, perché l’era media in cui i malati veri o presunti di covid sono morti – sempre secondo il Koch – era di 83 anni e l’85% di essi aveva una o più patologie gravi o terminali. Ora le cifre date dall’istituto rappresentano semplicemente un’impossibilità statistica perché la vita media in Germania è di 81 anni e non è possibile pensare che un così gran numero di persone, già gravemente malate e già di due anni oltre l’aspettativa di vita media avrebbero potuto vivere ancora 10 anni. Vorrebbe dire che il Covid colpisce solo chi potrebbe vivere 12 anni in più rispetto alla media. Siamo davvero alla farsa che purtroppo si svolge nel Paese guida degli ultimi governi italiani che infatti seguono pedissequamente gli indirizzi tedeschi e magari pure i metodi con cui vengono perseguiti.

Ovviamente questa assurda stronzata è stata tema di uno studio del matematico Günter Eder il quale, dando un’occhiata più da vicino ai numeri ha desunto una realtà completamente diversa: l’85% dei deceduti, anche senza il covid avrebbe avuto un’aspettativa di vita residua di solo 10 settimane. Questi numeri integrati con le stime del Koch portano ad un risultato sorprendente: nell’ultimo anno sono state cancellati più anni di vita dagli incidenti stradali che dal Covid-19: infatti l’età media delle vittime della strada è di 51 anni e sebbene esse in Germania siano state solo 2724 nel 2020 , rappresentano un “monte anni” superiore a quello dei deceduti da covid. Se qualche curioso vuole leggersi l’intera escussione matematica ( in tedesco) può trovarla qui . Ma non c’è davvero bisogno di grandi studi per comprendere che certe cifre sono del tutto impossibili e fanno semplicemente parte di una narrazione “politica” della pandemia che appare particolarmente rilevante proprio in Germania dove il Covid è stato entusiasticamente adottato come agenda politica dalla cancelliera e che si è rivelato funzionale alle politiche antisociali oltre che alle mire egemoniche continentali. Non è un mistero che i ricercatori del Koch siano stati pagati dal governo di Berlino, nella primavera 2020 per fare le previsioni più drammatiche possibili e permettere dunque di far passare le misure di segregazione; non è nemmeno un mistero che secondo gli ultimi dati i ricoveri ospedalieri siano stati in numero maggiore nel 2019 che nel 2020 e che mai le terapie intensive sono andate oltre il 30 per cento di utilizzo. Dunque le misure teoricamente prese per evitare il collasso degli ospedali si sono rivelate una presa in giro clamorosa. La cosa drammatica è che non si tratta di dati segreti, ma abbastanza facilmente acquisibili, tuttavia forniti a macchia di leopardo, vale a dire episodicamente e separatamente affinché non si scorga l’intera bestia del potere in agguato. E tuttavia basterebbe riflettere anche su una sola “impossibilità” fra le tante per mandare in malora l’intera narrazione.

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