L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 23 luglio 2021

Quel pasticcio dell'Irlanda del Nord porta allo scontro tra la Gran Bretagna ed Euroimbecilandia

22 luglio 2021
BREXIT: PASTICCIO NORDIRLANDESE

Londra vuole riscrivere il Protocollo sull'Irlanda del Nord, ma Bruxelles non ci sta: il muro contro muro rischia di riaccendere la questione irlandese


Nuovi disaccordi tra Londra e Bruxelles sul mare d’Irlanda. L’Unione Europea ha infatti respinto la richiesta del Regno Unito di modificare il protocollo sull'Irlanda del Nord per far fronte alle tensioni interne sul commercio. Pensato per preservare la pace irlandese – mantenendo aperto il confine tra Repubblica di Irlanda e Irlanda del Nord, come previsto dagli Accordi del Venerdì Santo – e tutelare al tempo stesso il mercato unico europeo all’indomani di Brexit, il Protocollo ha di fatto ‘spostato’ il confine tra l'Irlanda del Nord e la Gran Bretagna. Di conseguenza le merci in arrivo a Belfast dal resto del Regno sono ora soggette a controlli doganali e fitosanitari, causando ritardi, penurie nei supermercati e difficoltà burocratiche. I problemi sono stati particolarmente acuti nel trasporto di carni lavorate, in quella che la stampa ha definito “la guerra delle salsicce”. Uno stallo commerciale da non sottovalutare, poiché alimenta il timore di quei nordirlandesi che sentono come propria l’identità britannica. “Non si può andare avanti così”, ha detto alla Camera dei Comuni il ministro per la Brexit, David Frost, che aveva lui stesso approvato l'intesa in qualità di capo negoziatore con Bruxelles ma secondo il quale l'applicazione del Protocollo non sta avvenendo come Londra si aspettava e il governo avrebbe già il diritto di deviare unilateralmente da alcuni impegni. Nelle sue proposte, il Regno Unito ha esortato l’Ue a interrompere i controlli doganali su tutte le merci in entrata e a concentrarsi maggiormente su quelle “realmente” a rischio di entrare nel suo mercato unico, attraverso l'Irlanda del Nord. Londra ha chiesto anche la rimozione di ogni ruolo di vigilanza da parte della Corte di Giustizia europea.

Tutto da rifare?

Secondo Londra, le merci in provenienza dalla Gran Bretagna dovrebbero poter entrare in Irlanda del Nord senza controlli, anche se gli standard sono diversi. La richiesta è contenuta in un Command Paper sottoscritto dal primo ministro britannico, Boris Johnson, in cui il capo del governo dice di ritenere giustificata l’attivazione dell'articolo 16 – che prevede la sospensione del Protocollo in caso di circostanze estreme – salvo poi aggiungere che “per ora è meglio ricercare un dialogo” con l'Ue per “soluzioni stabili e durevoli”. Il ministro per la Brexit, Lord Frost, è stato più diretto: la proposta di Londra richiede “cambiamenti significativi al testo del Protocollo”.
La Commissione europea “prende nota della dichiarazione fatta da Lord Frost", e continuerà a dialogare con il Regno Unito, “ma non daremo il nostro accordo per un rinegoziato del Protocollo”, ha chiarito il vicepresidente dell’esecutivo Ue Maros Sefcovic. Il 30 giugno la Commissione ha accettato la richiesta di Londra di prolungare fino al 30 settembre il periodo di grazia sul controllo di alcune merci nel tentativo di raggiungere un’intesa. Per il Guardian, il Command Paper pubblicato ieri è un tentativo del ministro Frost di fissare l'agenda in vista del prossimo round estivo di colloqui.

In cerca di 'soluzioni creative'?

"Il protocollo era stato raggiunto con difficoltà per assicurare di minimizzare le perturbazioni e aiutare le comunità e le imprese locali. Non può essere rinegoziato”, ha detto il presidente della commissione Esteri del Parlamento europeo David McAllister, dopo la pubblicazione del documento. McAllister ha ribadito inoltre che “flessibilità permanenti non sono accettabili”: in altre parole va trovata una soluzione che chiuda definitivamente la questione. Ma non quella proposta da Londra secondo cui la Ue dovrebbe accettare ‘sulla fiducia’ che le merci britanniche destinate all'Irlanda del Nord non proseguano poi verso la Repubblica d'Irlanda e il resto della Ue. Per questo l'Ue si dice pronta a cercare “soluzioni creative” pur ribadendo che, tuttavia, tali soluzioni dovranno essere trovate “nell’ambito del protocollo, nell'interesse di tutte le comunità dell'Irlanda del Nord”. Non sarà facile però: soprattutto considerando che il clima tra le due parti è ormai avvelenato: se Frost ha riconosciuto che il governo Johnson, sottoscrivendo il Protocollo, ha “sottovalutato” il suo impatto, a Bruxelles sono ormai convinti che Londra abbia firmato l’intesa pur di portare a casa la Brexit, già sapendo che avrebbe poi tentato di disattenderne i termini.

Il problema è rinviato?

La creazione di una barriera doganale nel mare d’Irlanda ha avuto conseguenze anche nelle vendite online. Con acquirenti nordirlandesi che hanno riscontrato settimane di ritardi nella consegna di merci provenienti dal Regno Unito o hanno fatto l’amara scoperta che i rivenditori semplicemente non riforniscono più la loro zona. Intanto, dall’uscita del Regno Unito dall'unione doganale e dal mercato unico a 27, il 1° gennaio 2021 gli scambi commerciali con la Ue sono bruscamente diminuiti. Dopo un iniziale crollo (-40,7% delle esportazioni verso l’Ue e -29% delle importazioni dall’Ue tra dicembre 2020 e gennaio 2021), la bilancia commerciale sta recuperando, ma secondo gli economisti è ben lontana dal raggiungere i livelli pre-Brexit. “Siamo con le spalle al muro e abbiamo bisogno di vedere un accordo tra Ue, Dublino e Londra che non faccia di noi carne da macello” spiega un unionista intervistato dall’Irish Times, “perché questo potrebbe portare alla violenza. Stiamo vivendo una situazione che ci allontana da Londra e ci mette di fatto in un’Irlanda unita economicamente. E le persone per strada sono tutt'altro che contente”. È in questo scenario che il braccio di ferro tra Londra e Bruxelles rischia di riaccendere le tensioni mai sopite tra le comunità dell’Irlanda del Nord. La questione, per il momento, è soltanto rinviata.

IL COMMENTO

Di Antonio Villafranca, ISPI director of Studies

“Boris Johnson ha firmato il protocollo di intesa sull'Irlanda del Nord quale parte integrante del compromesso su Brexit. Non ha voluto seguire il modello proposto da Theresa May che di fatto teneva tutto il Regno Unito dentro il Mercato Unico. Le conseguenze gli erano ben note: controlli 'doganali' nei porti dell'Irlanda del Nord. L'Ue non può permettere revisioni unilaterali degli accordi da parte di Johnson. Ulteriori sforzi per rendere i controlli più 'smooth' vanno però fatti (entro i limiti degli accordi) perché le crescenti tensioni in Irlanda del Nord non convengono a nessuno”.

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