L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 luglio 2021

STAGFLAZIONE

Allarme Roubini: “gli Stati Uniti rischiano di finire in recessione”

7 Luglio 2021, di Mariangela Tessa

Allarme stagflazione (recessione ed elevata inflazione) per gli Stati Uniti: a lanciare l’alert è Nouriel Roubini, economista della NYU Stern School of Business secondo cui l’impennata dell’inflazione, rilavata negli Usa, persisterà e potenzialmente legherà le mani della Federale Reserve, la banca centrale Usa.

Secondo l’economista, l’impennata della domanda, le conseguenti strozzature dell’offerta e del lavoro stanno accendendo un fuoco sotto i prezzi. Sebbene la Fed insista che gli effetti sono “transitori”, Roubini – noto anche come “Dr. Doom” per le sue fosche previsioni economiche – ha avvertito che l’istituto di politica economica guidato da Jerome Powell non sarà in grado di inasprire la politica monetaria per rallentare la crescita dei prezzi.

“L’aumento dell’inflazione sta mettendo la Federal Reserve in una posizione difficile“, ha spiegato Roubini a Yahoo Finance, aggiungendo che, a suo avviso, l’aumento dell’inflazione non sarà temporaneo, ma più persistente. “Abbiamo un massiccio stimolo monetario e fiscale, molto più grande di quello che abbiamo avuto dopo la crisi finanziaria globale”.

L’economista della New York University ha puntato il dito contro una serie di fattori che includono colli di bottiglia della catena di approvvigionamento, domanda repressa da risparmi stimati in almeno 2 mila miliardi, vincoli all’assunzione di lavoratori e aziende che aumentano i salari per attirare i lavoratori.

“Le aspettative di inflazione sono in aumento, il dollaro si sta indebolendo e ciò implica una crescita dell’inflazione importata e, quindi, un prezzo più alto in dollari delle materie prime”, ha aggiunto Roubini.

Roubini: trappola debito lega le mani alla Fed, rischio recessione

L’economista ha sottolineato poi che il massiccio stimolo fiscale avviato dalla Casa Bianca è fortemente orientato verso i lavoratori con l’obiettivo di frenare l’aumento massiccio della disuguaglianza di reddito e ricchezza. Ma questo finirà per aumentare i problemi sul fronte dei prezzi.

“Finiremo con un’inflazione elevata e una spirale salari-prezzi nel tempo”, ha spiegato Roubini, aggiungendo che da parte sua “la Fed non può adottare politiche restrittive perché nel sistema c’è così tanto debito che, se alzerà i tassi troppo in fretta, il sistema andrà in crash. Quindi ci troviamo in una trappola del debito”.

L’economista è del parere che ci sarà uno shock negativo dell’offerta che “colpirà l’economia, ridurrà la crescita potenziale, aumenterà il costo di produzione. E come, negli anni ’70, gli Stati Uniti finiranno in un sistema “alta inflazione e recessione”.

Mercati: si rischia il crollo

Una view altrettanto negativa arriva da Roubini sul fronte dei mercati finanziari. Su questo fronte avverte infine l’economista:

“Per ora, politiche monetarie e fiscali allentate continueranno ad alimentare bolle di attività e crediti. I segnali di allarme sono già evidenti negli elevati rapporti prezzo/utili, nei bassi premi per il rischio azionario, nel settore immobiliare e tecnologico gonfiato e nell’esuberanza irrazionale delle criptovalute, il debito societario ad alto rendimento. Ad un certo punto, questo boom culminerà in un’improvvisa perdita di fiducia e politiche monetarie più restrittive finiranno per scatenare un crollo”.

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