L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 29 luglio 2021

tarattaratà Europa per voi, turuttuturu, privatizziamo. Ta – tan precarizziamo per assumere, parapparapà abbiamo l’euro, turirurà la luce in fondo al tunnel. Trombe stonate

Vaccini e vecchi tromboni



Non li sentite suonare per le strade e le piazze dei media, perché in quelle vere non osano più scendere? Non sentite le note grevi e stonate che producono, la fatica del fiato che si strozza nello sforzo? Una volta erano trombe che squillavano: tarattaratà Europa per voi, turuttuturu, privatizziamo. Ta – tan precarizziamo per assumere, parapparapà abbiamo l’euro, turirurà la luce in fondo al tunnel: un continuo annuncio di magnifiche sorti e progressive che veniva accompagnato e aiutato da pifferi e chitarrelle della premiata testata universale Tengo famiglia e dalla polifonia di quelli che si chiamano intellettuali, senza però più costituire ormai da decenni una intellighenzia, ma al massimo circoli di amici di merendine. Suonavano le trombe, ma non hanno mai capito un accidente, non avevano la minima idea di dove avrebbe portato quel loro scasso dell’Italia e dello stato sociale così faticosamente messo io piedi con lotte decennali, ovvero l’elemento che li accomunava nelle liti: erano solo fedeli di qualche culto economico, devoti a qualche moda, a qualche tonalità di discorso o nel migliore dei casi orfani disorientati di un grande passato. La loro era una continua tradizione – innovazione di luoghi comuni per usare un linguaggio culinario. E così adesso da Prodi fin nello sprofondo commentizio delle testate dei padroni e di quelle che fingono di non averne, il complesso bandistico si rende conto di andare verso la società della disuguaglianza e dell’abuso di potere senza tuttavia potersi liberare del vecchio ruolo di trombettieri e nel migliore dei casi vendendo come ineluttabile o quasi normale il disastro che essi stessi hanno provocato. Vedi Prodi quando avverte che l’Europa potrebbe anche non prestare i soldi del Recovery. Ma chi è che ha costruito e accettato queste regole e soprattutto ha legittimato il comando di poteri non elettivi e comunque non dipendenti dal consenso? Chi ha detto che con l’euro si sarebbe stati in paradiso quando anche un bambino avrebbe capito che era una moneta capestro per le economie del sud europa e in particolare per quella italiana?

La cosa ancora più pietosa è il messale di frasi fatte sulla pandemia che gli ex trombettieri ora tromboni spompati suonano a più non posso: non c’è modo di sentirli ragionare sui fatti e sui dati, non esprimono nulla che non sia già nelle scritture di Big Pharma e degli oligarchi che alla fine possiedono la chiave della loro carriera e della loro visibilità: quanto più la realtà si scoperchia davanti a noi, tanto più essi si racchiudono nei loro gusci impermeabili senza voler ragionare e sentire, senza sviluppare alcun ragionamento e quando proprio non sanno come cavarsela cacciano la balla clamorosa, dicono la stupidaggine degna della loro intelligenza o si rifugiano nel benaltrismo oppure in visioni arcadiche del reset. Da libertari che fingevano di essere si sono tramutati in seguaci del dispotismo sanitario sapendo molto bene quanto esso sia bugiardo, da radicali di sinistra non riconoscono che l’efferato leninismo del padrone, da intellettuali dimostrano di non aver mai capito un' acca della scienza, né delle condizioni reali nelle quali si svolge la ricerca. da uomini che si supponeva fossero, hanno cominciato a brucare. Stonano come insulsi tromboni e solo pochissimi – un’ ode a Cacciari – si rendono conto del pericolo che stiamo correndo e per questo vengono azzannati dai bandisti offesi per il cambiamento di spartito. Lo spettacolo è desolante: parlano dei vaccini come fossero pozioni magiche e il logico di questa compagnia, il signor Odifreddi, potrebbe costruire il perfetto sillogismo per questa compagnia di demidiati e prezzolati: alcuni vaccini sono efficaci e sicuri, questi sono vaccini, dunque sono sicuri ed efficaci. Come dire alcune persone sono intelligenti, questa è una persona dunque è intelligente. No sono solo vecchi tromboni che fanno i loro ultimi concerti prima di diventare del tutto inutili , di essere accartocciati e buttati nel cestino.

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