L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 2 luglio 2021

Togliere dalla povertà 700 milioni di persone è encomiabile, operazione unica, mentre l'Occidente crea e aumenta i suoi poveri

Buon secolo Cina



Cento anni fa fu fondato il partito comunista cinese, lo stesso anno in cui Gramsci fondò il Pci. Ma il destino è stato radicalmente differente perché il primo governa la più grande potenza manifatturiera del pianeta, mentre il secondo è scomparso, espulso dalle fabbriche, tradito dalla politica, massacrato dall’egemonia culturale neoliberista e infine morto stecchito tra gli spray antisolari di Capalbio. Eppure in quel lontano 1921 la Cina era solo un Paese umiliato e anzi un gigantesco corpo morto dal lato sbagliato dell’Eurasia. E senza la vittoria di Mao lo sarebbe ancora. Il punto è proprio questo: l’insopportabilità per l’impero egemone e per i suoi adepti che in Italia sono una lunga e variegata schiera, spesso camaleontica, che un rivale non solo economico, ma anche ideologico sia divenuto un nemico esistenziale per l’eccezionalità americana. Un’economia pianificata e il nuovo piano quinquennale di Xi, con una proiezione fino al 2035, non lascia dubbi su questo, contro una società neo feudale fatta da super ricchi che si sono comprati anche l’anima del popolo, dove la pianificazione dura al massimo tre mesi o tre giorni, dove adesso si riduce sempre di più la libertà dei singoli in nome della quale sono state sacrificate le libertà sociali e collettive.

Ora sono poco interessato a questioni ideologiche nelle quali il comunismo viene inteso nel bene e nel male solo nella sua dizione sovietica visto che il marxismo si è rapidamente trasformato da strumento di comprensione e di visione in oggetto di culto o di demonizzazione , mentre forse sarebbe bene imparare dal vecchio Deng Xiaoping secondo il quale la verità va cercata nei fatti e non nei dogmi. La cosa che mi interessa è che la Cina dalla presa di potere del Partito comunista è cresciuta di 189 volte, che negli ultimi due decenni il suo pil è aumentato di 11 volte, che oggi costituisce il 20 per cento dell’economia mondiale. Che in cinquant’anni sia riuscito a levare dalla povertà assoluta 700 milioni di persone che sono poi la quasi totalità di quelle che il neoliberismo sostiene di aver riscattato nel mondo con quel suo modo spudorato di mentire. E tutto questo è stato ottenuto non con la violenza, la guerra e il ricatto, ma secondo un modello di “ascesa pacifica” che rispetta essenzialmente le immense esperienze storiche e culturali della Cina. In questo caso, l’eccezionalismo cinese significa rispettare il confucianesimo – che privilegia l’armonia e aborrisce il conflitto rispetto al chiassoso, bellicoso, egemonico modello occidentale. E per quando ci riguarda da vicino secondo il professor Wang Yiwei della Renmin University , la nuova via della seta sta per rimodellare la geopolitica, “riportando l’Eurasia al suo posto storico al centro della civiltà umana”. Wang ha mostrato come “le due grandi civiltà dell’Oriente e dell’Occidente fossero legate fino a quando l’ascesa dell’Impero Ottomano interruppe l’Antica Via della Seta”.

Il fascino di questa tesi che del resto risuona nello choc delle cronache al tempo della presa di Costantinopoli, ultimo brandello dell’impero romano (in veste di Occidente) ricollegando così interi secoli fratturati, meriterebbe ben più di un post, ma qui mi fermo per ricollegarmi agli ultimi decenni. Chi ha una certa età e ha vissuto la guerra fredda e dunque la propaganda ideologica ricorda bene che l’elemento principe che l’America e i suoi amici utilizzavano era che il mondo comunista non era libero (secondo un certo concetto di libertà), ma soprattutto non era ricco e non avrebbe mai potuto diventarlo. Dietro la cortina di ferro milioni di piccole fiammiferaie guardavano ad occhi spalancati le opulente vetrine dell’occidente e ancora adesso si sente traccia di questa favola, che purtroppo ha qualcosa di vero perché il consumo e l’abbondanza inutile hanno in effetti un fascino perverso. Ma ora un operaio di Shangai guadagna un terzo in più di un precario europeo ( e mi tengo basso) e in Cina si produce tutto ciò che noi guardiamo dietro la vetrina della pubblicità, non importa se poi rimarchiato occidentale. E insomma si cominciano ad invertire le parti. E’ proprio per questo che l’America e i grandi capitalisti non possono tollerare la Cina specie oggi che la fase finanziaria del capitalismo spinge verso un impoverimento senza precedenti le stesse popolazioni occidentali. Ma gli eccezionalisti imperiali possono scatenarsi 24 ore su 24, 7 giorni su7: questo non cambierà il corso della storia fino a che non cambieranno le classi dominanti marce che sono al comando. 

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