L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 15 luglio 2021

Tutto quello che è peggiorativo viene chiamato ormai riforma dai governati e dai loro lacchè giornaloni, giornalisti e televisioni

La riforma Cartabia rischia di essere un bluff: tempi ridotti sulla carta comprimendo i diritti dell’imputato

Maurizio Blondet 14 Luglio 2021

Il vero scopo? Ottenere i miliardi del Recovery Fund…

nonostante il trionfalismo con cui molti giornali hanno accolto la proposta di riforma, il “lodo Cartabia” è ben lontano dall’essere quel “passo in avanti nella modernizzazione della giustizia”, come l’ha definito il ministro per gli affari regionali Mariastella Gelmini.

Finora, la strada perniciosa intrapresa dai governi italiani è stata essenzialmente una: limitare la durata temporale dei processi attraverso una progressiva riduzione dei diritti dell’imputato. Così è andata nel caso della riforma Bonafede – che andava a bloccare la prescrizione dopo il primo grado, di fatto ribaltando il principio di presunzione di innocenza – e così sembra anche nella proposta Cartabia.

La riforma Cartabia rischia di essere un bluff: tempi ridotti sulla carta comprimendo i diritti dell’imputato

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