L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 6 luglio 2021

Uno degli atti accusa Usa contro Julian Assange era basato su falsa testimonianza del sociopatico (diagnosticato) e molestatore di bambini (condannato) Sigurdur Thordarson

Assange, dopo il reato di tortura, quello di silenzio



Mi vengono i brividi quando sento parlare del giornalismo anglosassone come di una sorta di stella cometa dell’informazione Già tutte le frasi fatte mi imbarazzano, ma poi quelle dette da chi non ha la minima esperienza mi provocano una crisi di rigetto: il giornalismo anglosassone per chi ha avuto modo di frequentarlo è stato sempre pessimo come molte altre celebrate cose di un mondo imperiale che ha imposto come eccellenza i suoi lati peggiori. Il mito del giornalismo anglosassone deriva più che altro dalla tipica pignoleria con cui vengono indicate le circostanze di un evento, cosa che in un certo senso permette di deformalo e manipolarlo a volontà nella convinzione però di essere stati oggettivi. Se il giornalista Mark Twain scriveva che “il giornalista distingue il vero dal falso e pubblica il falso” ( in realtà si riferisce qui anche se non soprattutto all’editore) una ragione doveva pur esserci. In realtà ben poco è così parziale e freddamente fazioso della stampa anglosassone. Lo è scrivendo, ma anche non scrivendo: in queste settimane per esempio c’è stato un blackout completo nel mainstream sulla rivelazione del quotidiano islandese Stundin secondo il quale uno degli atti accusa Usa contro Julian Assange era basato su falsa testimonianza del sociopatico (diagnosticato) e molestatore di bambini (condannato) Sigurdur Thordarson.

Non c’è stata alcuna copertura nei media principali, non una parola sul New York Times, Washington Post, CNN, NBC News, Fox News o NPR e una ricerca in rete per ‘Assange’ o ‘Thordarson’ non evidenzia articoli del mainstream dell’anglosfera neanche come Verge, Wired o Gizmodo. Media Lens che è un organismo che si occupa di indagini sull’informazione riferisce di non aver trovato “un solo rapporto di nessuna emittente o giornale ‘serio’ del Regno Unito”, sebbene in un mondo sano di mente, le rivelazioni di Stundin sarebbero state le notizie principali ovunque, con un’ampia copertura mediatica su BBC News at Six and Ten, ITV News, Channel 4 News , articoli in prima pagina su Times, Telegraph, Guardian e altro ancora”. E il giornalista australiano John Pilger, ha twittato : “Dopo aver guidato la persecuzione di Julian Assange, la ‘stampa libera’ tace uniformemente sulla notizia sensazionale che il caso contro Assange è fallito. Vergogna per i miei colleghi giornalisti”.

Questo silenzio si collega con quello altrettanto assoluto attorno a documenti ufficiali resi noti nel 2019 da Wikileaks in merito ai rapporti di informatori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) dai quali emerge come la leadership dell’organizzazione aveva attivamente manomesso le indagini su un presunto attacco di gas di cloro a Douma, in Siria nel 2018 per sostenere la narrativa del governo degli Stati Uniti contro Assad. Un giornalista di Newsweek si è dimesso dal suo incarico durante questo scandalosa censura di fatto e ha pubblicato le email dei suoi editori che gli proibivano di coprire la notizia sulla base del fatto che nessun altro importante centro di informazione ne aveva parlato. E l’anno scorso Stephen L Miller di The Spectator ha descritto come si sia formato il consenso tra la stampa mainstream dopo la sconfitta di Hillary Clinton nel 2016 secondo cui è loro dovere morale essere acritici nei confronti dell’avversario di Trump e sopprimere qualsiasi notizia che potrebbe avvantaggiarli. E’ fin troppo evidente che una volta sdoganata l’idea l’informazione non solo il diritto ma anche il dovere di sopprimere le notizie fattuali e degne di nota per proteggere un’agenda politica, si è arrivati nel mare aperto della propaganda.

Del resto dopo un anno e mezzo di pandemia nel quale nessun media mainstream nell’intero occidente ha scritto una sola riga di verità preferendo avvilirsi in un affabulazione ottusa e servile di sciocchezze, dati palesemente fasulli, tesi assurde e concetti ambigui. il silenzio sulla vicenda Assange e la prova delle accuse fasulle grazie alle quali viene torturato è quasi un fatto naturale almeno fino a quando questa informazione da campo di concentramento non verrà a sua volta soppressa perché ormai inutile ai padroni che ha così diligentemente servito.

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