L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 agosto 2021

Altri tre mesi di gioco per il Casinò di Wall Street, la macchina stampa-soldi deve continuare a funzionare in attesa del terzo giocatore in campo il CROLLO CLIMATICO

La verità dei mercati emergenti ci impone una scelta: o il Covid o un 2008 senza rete

9 Agosto 2021 - 11:47

Missione compiuta: Goldman Sachs dimezza le stime sul Pil cinese e prevede spill-overs globali per l’autunno, mentre un flash crash sull’oro opera da stress test. Per evitare un «evento catartico»


Non poteva mancare lo stress test. Perché ogni piano, persino quello meglio organizzato, necessita di un collaudo. Di una prova generale. E quando nell’arco di due settimane occorre ribaltare la narrativa del virus sconfitto e della ripresa ormai innescata, gli eccessi di cautela nel testare il sistema non sono mai troppi.

Ed ecco che questi grafici

Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Fonte: Bloomberg

mostrano quanto accaduto stamattina, nel corso della sessione asiatica di mercato: un flash crash che ha visto il prezzo dell’oro perdere circa 100 dollari rispetto alla chiusura di venerdì in pochi istanti, frutto di una liquidazione da circa 24.000 contratti e oltre 4 miliardi di nozionale. Reazione del mercato? Nemmeno un plissé. Nonostante quello appena sostanziato sia stato il maggiore calo sui due giorni dal crollo del marzo 2020.

Insomma, il mercato guarda altrove. Ottima notizia. E dove, per l’esattezza? Alla Cina. Nella fattispecie, alla drastica revisione sul Pil del terzo trimestre operata nel weekend da Goldman Sachs e plasticamente rappresentata in questi tre grafici,

Fonte: Goldman Sachs
Fonte: Goldman Sachs
Fonte: Goldman Sachs

il cui riassunto è contenuto nella scelta della banca d’affari di imbracciare la mannaia: ha letteralmente più che dimezzato le attese di crescita del Dragone per l’autunno, passate dal 5,8% al 2,3%. La ragione? Ovviamente, la variante Delta. La quale attualmente in Cina sta interessando 144 distretti in 11 province contro i 72 distretti in 6 province dei focolai invernali. Una manna per chi temeva come la morte la possibilità che alle chiacchiere sul taper potessero questa volta seguire i fatti.

Ma se il primo grafico sembra prospettare una ripresa relativamente rapida, visto che Pechino dovrebbe ammorbidire le restrizioni già alla fine del mese in corso, per Goldman Sachs questo stop appare sufficiente per complicare ulteriormente i guasti già in atto sulla supply chain globale, fornitura di semiconduttori in testa. Insomma, gli spill-overs di quanto sta accadendo andranno sicuramente a inficiare la crescita economica statunitense (ed europea) del terzo trimestre. E, forse, persino del quarto. In queste condizioni, pensare di operare un taper o - come evocato da Jens Weidmann - porre fine ai programmi di sostegno pandemico, appare semplicemente folle. Di fatto, il barattolo è stato calciato fino all’autunno inoltrato.

Quando, però, a detta di Bank of America un’altra emergenza potrebbe mettere le Banche centrali sul chi va là. Lo mostra plasticamente questo grafico

Fonte: Bank of America

contenuto nell’ultimo Flow Show di Michael Hartnett e intitolato Biggest picture. E dove ci porta questa immagine più grande, questo punto di visione ampliato? A una dinamica appena sostanziatasi: le equities dei mercati emergenti stanno rapidamente approcciandosi ai minimi da venti anni rispetto allo Standard&Poor’s 500. E questo cosa significa? Lo mostra l’immagine: solitamente, l’epilogo di questo trend è un evento definito catartico. Nella fattispecie, il crollo LTCM, l’11 settembre e il fallimento Lehman con conseguente crisi finanziaria globale.

E oggi, cosa potrebbe operare da cathartic event? Michael Hartnett segnale tre criticità all’orizzonte: la mancata conferma di Jerome Powell alla guida della Fed, rinnovate tensioni fra Usa e Cina in seguito all’incontro fra Biden e Xi il 30 ottobre prossimo al G20 di Roma (con l’ipotesi di un aggravamento preventivo che faccia del tutto saltare il meeting) e una drammatica risoluzione del conundrum legato ai numeri ballerini del mercato del lavoro Usa che certifichi, dopo la lettura di ottobre, un ingresso in stagflazione dell’economia. Comunque sia, tutto rimandato a tre mesi. O, almeno, a due. Quindi, dopo Jackson Hole, i primi meeting settembrini di Fed e Bce e il voto tedesco.

Si può respirare, insomma. E le Borse possono correre ancora un po’. Per quanto, però? La domanda appare senza risposta. Per la semplice ragione che questi grafici

Fonte: Bloomberg
Fonte: Reuters
Fonte: Reuters
confermano l’impossibilità strutturale di una normalizzazione delle politiche monetarie: da qualsiasi angolazione di mercato si prenda l’impatto del diluvio di liquidità riversato nel sistema dalle Banche centrali (correlazione agli indici o divaricazione rispetto agli spread sul debit junk), la sensazione è univoca. Se si ferma la macchina stampa-soldi, l’unico epilogo possibile è appunto un evento catartico. Un altro 2008. E senza rete, stante l’aggravamento della situazione di leverage privato e pubblico occorso negli ultimi 13 anni di Qe perenne. Ma perché pensarci ora, ci sono almeno tre mesi di cuccagna equity di fronte a noi. Quando le foglie cominceranno a ingiallire e cadere, allora qualcuno creerà una nuova emergenza.

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