L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 2 agosto 2021

Aumentano i contagi tra i vaccinati sperimentalmente, l'efficacia diminuisce al 40%. Alla luce delle notizie il Passaporto dei vaccini sperimentali serve solo a togliere il diritto di socialità ai non vaccinati e a creare cittadini obbedienti e passivi da quelli determinati ad avere pensiero critico e logico

Terza dose vaccino anti Covid, tutto sul dibattito in Europa


2 agosto 2021

Terza dose del vaccino anti Covid? Fatti, analisi, esempi esteri e polemiche

Il ministero della Salute sta valutando se organizzare la somministrazione della terza dose del vaccino Pfizer. Potrebbe toccare in prima battuta alle persone fragili, agli immunodepressi e anche agli operatori sanitari che sono stati i primi a essere vaccinati sul finire dello scorso anno. “È una decisione che va meditata bene, probabilmente le persone più fragili e immunodepresse avranno una terza dose ma non abbiamo ancora deciso quando – dice il direttore delle prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza -. Sulla terza dose c’è indecisione perché non ci sono ancora evidenze forti per poter dire che la faremo a tutti piuttosto che ad alcuni”.

Andrea Crisanti: “Siamo su un terreno sconosciuto”

Anche in Italia, dunque, è iniziato il dibattito sulla terza dose di vaccino. “Israele ha iniziato a somministrarla e tra un mese o un mese e mezzo avremo abbastanza dati per capirne l’impatto – ha commentato ad Agorà Estate, su Rai tre, Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all’Universita di Padova – . Siamo su territorio sconosciuto, via via che i dati si accumulano, determinate cose diventano legittime e praticabili. Non possiamo inventarci se fare la terza o quarta dose”. I dati restano l’elemento più importante per tracciare la strada “altrimenti si improvvisa e in sanità pubblica non si può improvvisare”, ha concluso Crisanti.

Le indecisioni dell’EMA

L’EMA si è espressa sul tema della terza dose sottolineando che al momento “è troppo presto per confermare se e quando ci sarà bisogno di una dose di richiamo, perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne vaccinali”. Anche l’Oms non si sbilancia anche in considerazione della necessità di pensare ai Paesi poveri che non hanno ancora iniziato la campagna di somministrazione delle prime dosi del vaccino.

La terza dose di Pfizer capo dello Stato israeliano Isaac Herzog

Il capo dello Stato Isaac Herzog e la moglie Michal, alla presenza del Premier Bennett, sono stati tra i primi volontari della campagna per la somministrazione della terza dose del vaccino Pfizer in Israele. “La lotta contro il Covid è mondiale – ha detto il Premier Bennett -. Solo insieme possiamo vincere. Israele è pronto a condividere le proprie conoscenze”.

Il vaccino agli anziani israeliani

La decisione, annunciata dal premier Naftali Bennett, è arrivata dopo settimane di discussione tra gli esperti: Israele sarà il primo paese al mondo a procedere con il richiamo, nonostante non vi sia ancora l’approvazione della Fda. I sondaggi indicano che gli israeliani hanno fiducia nella scelta, il 72% ha risposto che si sottoporrà alla terza iniezione. Nel Paese circa 4 mila persone immunodepresse hanno ricevuto il booster nelle ultime settimane, senza riportare effetti collaterali.

Arnon Shahar: “Non è la prima volta che anticipiamo la FDA”

I dubbi degli esperti sono relativi alla possibilità di attendere la produzione di una nuova versione del vaccino Pfizer adattata alle nuove varianti. “Non è stata una decisione leggera – dice Arnon Shahar, responsabile Covid per la cassa mutua Maccabi -, ma non è la prima volta che anticipiamo la Fda, come è stato con la scelta di inoculare donne incinte, bambini sotto i 16 anni e ora anche sotto i 12 con malattie pregresse”. La decisione di procedere subito è stata motivata dall’aumento dei contagi nel Paese da inizi di giugno, anche tra i vaccinati.

Il calo dell’efficacia del vaccino con la variante Delta

Stando agli ultimi dati del ministero della Salute israeliano l’efficacia del vaccino nel prevenire i contagi da variante Delta è calata al 40%. Il calo è stato riscontrato soprattutto tra gli over 60 che sono stati i primi a vaccinarsi. “Vediamo un aumento dei contagi nella quarta ondata – ha aggiunto Shahar -, ma la curva dei malati gravi non cresce in maniera esponenziale, grazie ai vaccini”. Israele ha reintrodotto anche il Green Pass, rimosso a inizio giugno, solo vaccinati, guariti o chi presenta un tampone negativo potranno accedere a raduni di oltre 100 persone, eventi culturali, ristoranti al chiuso, palestre, luoghi di culto.

Più anticorpi con la terza dose: le promesse di Pfizer

L’azienda farmaceutica Pfizer ha dichiarato che una terza dose del suo vaccino fornisce un’ulteriore protezione contro la variante delta del Covid-19, la più infettiva rilevata ad oggi e che sta guidando la nuova ondata di ricoveri e decessi. I livelli di anticorpi dopo la terza dose sono decisamente più elevati. Il gruppo Usa e il suo partner tedesco Biontech prevedono di “pubblicare dati più definitivi sull’analisi” degli studi in corso sulla cosiddetta dose ‘booster’, che andrebbe somministrata dopo almeno 6 mesi dal termine del primo ciclo vaccinale. “Tutti i dati – assicurano – saranno condivisi con le agenzie regolatorie americana ed europea Fda ed Ema, e altre autorità regolatorie nelle prossime settimane”.

La campagna per la terza dose in Europa

Nonostante le indecisioni dell’EMA in Europa si sta correndo ai ripari per avere una scorta di vaccini al fine di procedere con la terza dose. “Stiamo concludendo un terzo accordo con Pfizer per 1,8 miliardi di dosi e con Moderna per 150 milioni di fiale che serviranno se occorrerà fare una terza dose, oppure per combattere le varianti, ha detto un portavoce della Commissione.

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