L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 20 agosto 2021

Con perseveranza e costanza da febbraio la Cina smonta le sue aziende tecnologiche, la bolla che farà esplodere il Casinò di Wall Street sono le enormità di differenze tra gli indici azionari e i bilanci delle imprese, Pechino cerca di tamponare le perdite maggiori. A nulla servirà alla Fed continuare a immettere i miliardi nel Sistema finanziario, i conti si pagano, i nodi vengono al pettine

SPY FINANZA/ I falsi indiziati per il tonfo dei mercati

Pubblicazione: 20.08.2021 - Mauro Bottarelli

Il tonfo delle Borse viene attribuito alla Fed, ma le cose non stanno proprio così. Bisogna seguire i segnali giusti per capire la situazione

Lapresse

Distrazioni di massa ne abbiamo? A bizzeffe, cari lettori. C’ è l’ Afghanistan, destinato a rimanere sulle prime pagine per settimane. E, cosa peggiore, a tramutare i social network – il vero cancro del nostro tempo – in strumenti di propaganda più o meno involontaria per messaggi politici paralleli. E, soprattutto, totalmente svincolati e avulsi da qualsivoglia interesse reale per il destino del popolo afghano. Altrimenti, si sarebbe semplicemente evitato di dare vita a una ritirata strategica che è stata un invito a nozze per i talebani. Fine della discussione.

In Italia, poi, al netto di un debito pubblico appena certificato come degno di una Repubblica delle Banane, abbiamo il rave della discordia a menare le danze. Con coté di morti, coma etilici e stupri: il tutto, en plein air. E con la polizia che viene fatta intervenire solo dopo giorni e giorni di violazioni seriali di mezzo codice penale (oltre al buonsenso, da quelle parti suppongo poco frequentato). E poi c’ è la distrazione somma, massima: il taper della Fed.

Il quale, di fatto, dovrebbe essere la ragione dei tonfi di Borsa. Balle. Basta leggere le minute della riunione del 27-28 luglio pubblicate mercoledì per capire che la Federal Reserve sta cercando l’ incidente controllato per uscire da una situazione sì devastante ma che ha radici antiche: l’ abuso strutturale di Qe, piaccia o meno ai keynesiani di ogni rito e confessione. E quel legame incestuoso è notoriamente auto-alimentante e tendente alla dipendenza. Come la droga o l’ alcool: pensate che Hong Kong si sia schiantata di oltre 2 punti e mezzo per la Fed? E non magari perché Pechino sta lanciando un messaggio devastante a Wall Street, come confermato dai timori di Tencent ed Evergrande su nuove strette regolatorie? O come mostra questo grafico, ad esempio: Alibaba ieri ha toccato il minimo storico, letteralmente sgonfiata come un soufflé.


C’ entra forse la Fed? Oppure la campagna che il Governo cinese ha lanciato ormai da mesi contro l’ eccessiva indipendenza finanziaria e di business delle aziende tech interne, tanto da aver addirittura fatto saltare l’ IPO della creatura di Jack Ma? Ragionate prima di cadere nel panico. Vi hanno fatto paura i cali delle piazze europee? Bene, guardate questo grafico, pubblicato da Bloomberg sul finire della scorsa settimana. Ovvero, prima delle minute della Fed. Semplicemente, il mercato azionario europeo era in bolla totale da liquidità in eccesso, totalmente svincolato dai fondamentali. Prima o poi, doveva purgare un po’ di eccessi. La Fed, in tal senso, ha operato unicamente da ago di un trend di espansone ingestibile.


E a confermare il quadro ci pensano i dati macro, in continuo e sostanziale peggioramento a livello globale: Usa, Europa e Asia, Cina in testa. La Banca centrale di Pechino è dovuta intervenire con un’ iniezione di fondi che nessuno si attendeva e, di fatto, aprendo la porta a un nuovo taglio dei requisiti di riserva per le banche. Ovvero, altra liquidità implicitamente iniettata nel sistema.

Ecco, se è il brivido ciò che cercate, evitate di guardare le quotazioni dei listini o leggere i verbali della Fed. Seguite piuttosto le mosse della Banca centrale del Dragone. Se quel taglio dei requisiti sarà superiore ai 50 punti base e, soprattutto, se arriverà in autunno e non verso fine anno, allora ci sarà davvero da preoccuparsi. E per una ragione che oggi appare folle, stante il livello di liquidità riversata dalle Banche centrali sui mercati dal marzo 2020, qualcosa come 10 triliardi di dollari solo da parte di Fed, Bce, Bank of Japan e Bank of England: una crisi sul rischio di controparte.

Perché pensate che Pechino stia martellando il suo settore tech in questo modo, avendo fatto perdere al market cap del comparto qualcosa come 1.100 miliardi di dollari da fine febbraio a oggi? Sono masochisti? No, sanno che le bolle sono ovunque. Quindi, tendono ad anticipare gli eventi. Esattamente come in Margin call, il film sul crollo Lehman: quando sai che la tempesta è inevitabile, meglio che sia tu a scatenarla. Quantomeno, riesci a tamponare le perdite maggiori e poi metterti al riparo. Essendo tu il detonatore.

In tal senso, quanto sta avvenendo in Afghanistan con il suo carico mediatico ed emozionale appare una manna dal cielo: se il mercato crolla, paradossalmente sarà facile instillare nella gente il dubbio assurdo che sia colpa dei talebani e del terrore che hanno scatenato in un pianeta fino ad allora immerso nel Nirvana dell’ helicopter money per tutti. Non ci credete? Guardate questo altro grafico, il quale ci mostra l’ indicatore di rischio geopolitico di Bank of America. Come notate, è abbondantemente sui minimi e ben al di sotto della media (attualmente al 41% contro una trend storico del 52%): il tutto, però, in base a un sondaggio compiuto prima di quanto accaduto a Kabul.


Quanto muoveranno a livello di sentiment gli avvenimenti afghani di questi giorni, da qui a inizio settembre, quando la banca statunitense pubblicherà il nuovo survey fra i gestori di fondi? E attenzione ulteriore: quella rilevazione viene compiuta fra addetti ai lavori che vantano un pelo sulla stomaco notevole, gente che davvero deve operare in base al mantra del compra quando per le strade scorre il sangue. Quanto sarà amplificata la sensazione di timore e la ricerca di capri espiatori e conseguenti punti fermi nell’ opinione pubblica, magari costretta alla contemporanea visione di mercati che continuano a correggere al ribasso? A quel punto, servirà un cavaliere bianco. E chi meglio del combinato Banche centrali-governi, capaci di innaffiare le paure con piogge benefiche di ulteriore liquidità?

Guardate questo ultimo grafico, mostra il combinato di criticità macro nel quale sono andate a inserirsi le minute della Fed che, in base alla vulgata generale, avrebbero fatto deragliare di paura i listini: rallentamento netto, sia sugli hard data che sui soft data statunitensi. Quando la Federal Reserve discusse di taper era il 27-28 giugno e il quadro di riferimento economico totalmente differente. Ora guardate le frecce verdi che direzionano implicitamente i soft data: prima lo sbarco del vaccino sul mercato (novembre 2020) e poi le tre ondata di stimmy money, ovvero i sussidi federali e statali a reddito e occupazione decisi dall’ amministrazione Trump prima e Biden poi.

PUBBLICA QUI IL GRAFICO FED-SLOWDOWN

Qual è il problema, reale? Il fatto che il sistema si basa sull’ assistenzialismo totale da denaro a costo zero e tassi inchiodati ai minimi storici. Basta un niente e salta tutto. Pensate davvero che in una situazione simile, aggravata dal fatto che il 6 settembre prossimo negli Usa formalmente scadano tutti i programmi emergenziali di welfare, la Fed possa operare un taper? In pieno rallentamento? Se lo fa, l’ unica ragione è quella che ho evidenziato all’ inizio: cercare l’ incidente controllato. Per calciare ancora in avanti il barattolo. Ma verso il punto di non ritorno. Attenti a seguire gli indicatori giusti, perché le settimane che abbiamo davanti saranno uno snodo fondamentale e spartiacque.

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