L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 8 agosto 2021

ETF, strumenti sempre più di azzardo per giocare al Casinò di Wall Street

Il boom degli ETF e i suoi rischi potenziali (spiegati bene)

7 Agosto 2021 - 18:00

Gli ETF sono sicuramente stati una delle maggiori innovazioni dell’industria finanziaria. Quali sono però i rischi potenziali di questo strumento?


Non c’è dubbio che gli ETF siano stati una delle innovazioni di maggior successo degli ultimi anni tra i tanti prodotti dell’industria finanziaria.

Questo strumento ha permesso all’investitore individuale di coprire e raggiungere praticamente ogni tipo di mercato con costi molto contenuti. Per la clientela nel suo complesso, questo ha significato risparmiare miliardi di euro di commissioni.

ETF, i segreti del successo

Cosa sono gli ETF è stato ripetuto migliaia di volte. Ricapitoliamolo solo brevemente.

Si tratta a tutti gli effetti di fondi di investimento, con la differenza rispetto a questi ultimi che si rinuncia completamente a qualsiasi forma di gestione attiva, limitandosi solo a replicare perfettamente un benchmark scelto. Questo viene fatto o tramite l’acquisto diretto dei titoli dell’indice (replica fisica), oppure tramite opportuni strumenti derivati stipulati con primarie controparti finanziarie, il cui contenuto del contratto derivato stesso è appunto la replica dell’indice (replica sintetica).

Il risultato è che, rinunciando alla gestione attiva, vengono rimossi gran parte dei principali costi dei classici fondi di investimento e così il prodotto può essere offerto sul mercato con un costo commissionale estremamente ridotto, a tutto vantaggio dei clienti. Basti pensare, ad esempio, che in USA gli ETF di iShares o Vanguard che replicano l’indice S&P500, il più importante e liquido del mondo, hanno un costo di gestione solo dello 0,03%.

Non sorprende, quindi, che questo strumento sia diventato uno dei preferiti, se non il preferito, degli investitori individuali, che finalmente possono replicare a basso costo e facilmente le asset allocation diversificate che prima erano accessibili solo a grandi istituzioni finanziarie. E i record di flussi sugli ETF sono lì a dimostrarlo.

I vantaggi e i rischi degli ETF

Quasi sempre, però, in tutti i settori economici dopo un boom di un prodotto nascono possibili rischi e crisi. Gli ETF potrebbero non sfuggire a questa regola.

Molti commentatori hanno evidenziato dei rischi sistemici. Con l’indicizzazione che sta superando drasticamente la gestione attiva, molti temono che boom e crolli di Borsa vengano amplificati da un «effetto gregge», in buona parte dovuto a sistemi di trading automatico e algoritmi, questo soprattutto ora che gli ETF sono usati anche da hedge funds e altri operatori più speculativi.

Un altro rischio evidenziato è che molti emittenti potrebbero recuperare i profitti persi dalle commissioni con dei guadagni sullo spread tra andamento dell’ETF e andamento del sottostante, avendo meno incentivi a tenere una struttura efficiente dell’ETF. Questo rischio però a nostro avviso è abbastanza basso, perché la concorrenza dovrebbe limitare questa opportunità.

Il vero rischio degli ETF risiede sempre negli investitori stessi

Ma il vero rischio potenziale che vediamo è la diffusione di ETF che si allontanano dal concetto originario di «replica a basso costo di un indice».
Oggi sono usciti e stanno uscendo ETF a leva 2 o 3, ETF che replicano indici esotici o che gestiscono la replica in modo particolare, finendo poi per mascherare dietro la struttura dell’ETF una sorta di gestione attiva di fatto.

Questi ETF spesso sono molto allettanti e portano l’investitore a deviare notevolmente dalle asset allocation che ci si era proposti di raggiungere. Il tutto, poi, senza grandi vantaggi a livello di portafoglio complessivo, anzi.

Questi strumenti particolari possono avere anche il loro giusto ruolo per parti specifiche e limitate del proprio capitale. Ma per il portafoglio «core» di ogni investitore, è sempre opportuno usare ETF tradizionali che replicano indici ampi e diversificati a costi contenuti, senza ricercare eccessivamente effetti leva o particolari forme di replica vendute come innovative e vantaggiose.

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