L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 4 agosto 2021

Euroimbecilandia va in guerra e ha già perso

Tra hacker e prezzi del gas già alle stelle, la russofobia diventerà il «nuovo Covid»?

03/08/2021
04/08/2021 - 09:40

Qualcuno accosta Mosca all’attacco verso la Regione Lazio e uno strano suicidio rimette Minsk nel mirino Ue. Ma Putin ha giocato d’anticipo, tagliando le forniture via Germania. Il risiko è iniziato


Ufficialmente, nessuno ha ancora avanzato il sospetto in maniera diretta. Ma qualche organo di informazione ha già dato il via a quella che si può definire una manovra di avvicinamento, facendo notare come l’internazionale degli hackers che sarebbe dietro all’attacco informatico contro il sistema sanitario della Regione Lazio abbia come unica regola quella di non toccare la Russia.

D’altronde, i recenti attacchi di cyber-terrorismo - con tanto di riscatto - avvenuti negli Usa contro infrastrutture energetiche e di logistica hanno immediatamente ringalluzzito un certo maccartismo della Casa Bianca, dopo la stagione degna di Netflix del Russiagate, sviluppata per destabilizzare l’amministrazione Trump e giustificare la cocente sconfitta di Hillary Clinton. Prove reali, la famosa pistola fumante? Zero. Lo stesso G20 ha messo in agenda il tema delle intromissioni russe nei processi elettorali occidentali e la Nato ha posto Mosca e la sua campagna di disinformazione sullo stesso livello di pericolo dei progressi cinesi nel campo delle infrastrutture sensibili Cina.

Insomma, sembra questione di tempo e la pista tedesca potrebbe trovare il proprio mandante più a Est. In contemporanea, poi, altri due fatti sembrano far alzare all’orizzonte il polverone rosso di una nuova russofobia, argomento di facile presa mediatica e soprattutto con immediate e molto profittevoli conseguenze geopolitiche. Il primo accadimento è la scoperta del cadavere impiccato dell’attivista bielorusso Vital Shyshiu, scomparso ieri a Kiev. Lo ha riferito la polizia ucraina, a detta della quale il corpo dell’uomo, punto di riferimento della diaspora bielorussa, è stato trovato in un parco nei pressi della sua casa. La polizia ha fatto sapere di aver aperto un’inchiesta anche per verificare se si tratti di omicidio mascherato da suicidio, visto che Shyshou era a capo della ong Belarusian House in Ukraine (BDU), organizzazione che aiuta i dissidenti bielorussi a fuggire dal regime di Aleksander Lukashenko.

Insomma, quando la fase più acuta della disputa fra Bielorussia e Ue a seguito del dirottamento del volo Ryanair da Atene a Vilnius per arrestare l’attivista Roman Patrosevich, culminata a fine maggio con l’imposizione di sanzioni verso Minsk da parte dei Ventisette, pareva rientrata, ecco che il governo di Lukashenko torna alla ribalta per una brutta storia di servizi segreti in missione nella vicina Ucraina, a sua volta altro snodo diplomatico nel conflitto più ampio tra Federazione Russa ed Europa-Usa. Al netto della deblacle per i servizi interni ucraini in cui si sostanzierebbe l’eventualità che agenti bielorussi abbiano perpetrato un omicidio su territorio estero e del fatto che da un atto simile Minsk abbia tutto da perdere e nulla da guadagnare, questa cartina

Fonte: Stratfor

mostra un primo tassello del mosaico: la Bielorussia è fondamentale Paese di transito della pipeline che da Yamal porta il gas naturale russo in Europa, nella fattispecie in Germania.

Detto fatto, un’eventuale conferma della responsabilità bielorusse nel decesso di Vital Shyshiu potrebbe portare a un irrigidimento delle sanzioni tale da sfociare in aperto embargo. Anche infrastrutturale. E alla strada obbligata per l’Unione della ricerca di un’alternativa, magari attraverso il transito in Ucraina. La quale è stata tagliata fuori di netto dalla nuova tratta del gasdotto North Stream 2, ormai alle soglie dell’inaugurazione ufficiale, nonostante la fiera opposizione statunitense.

Fonte: Gazprom

Ed ecco il risiko che si starebbe sviluppando. Al termine del loro incontro bilaterale di due settimane fa, infatti, Angela Merkel e Joe Biden avevano trovato un difficile compromesso sul tema, decisamente al ribasso per le mire americane di boicottaggio dei rapporti fra Mosca e Berlino. Washington deponeva l’arma dell’opposizione alla nuova pipeline ma la Germania si impegnava a inserire una clausola cosiddetta kill switch nelle regole operative del gasdotto, la quale consentirà a Berlino di sospendere i flussi di gas qualora la Russia metta in atto iniziative aggressive nei confronti dei suoi vicini o alleati occidentali.

Di fatto, una forte tentazione a destabilizzare. Magari in punta di false flag, le operazioni sotto copertura destinate a far ricadere le responsabilità di un casus belli sulla parte in causa che si vuole colpire, nonostante sia totalmente o parzialmente estranea all’accaduto. Ed ecco il punto di sintesi raggiunto sempre nella giornata di oggi e sostanziato da questi due grafici:

Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Fonte: Bloomberg/Zerohedge

la Russia, forse fiutata l’aria, ha già drasticamente ridotto il flusso di gas verso l’impianto tedesco di Mallnow in Germania, spedendo alle stelle il prezzo dei futures del gas naturale europeo. Tradotto, Mosca ha cominciato a fare sul serio nel dimostrare a Bruxelles chi abbia la mano sul rubinetto, in vista dell’inverno.

Praticamente un dimezzamento delle forniture, cui si è unita poche settimane fa la decisione di Gazprom di non esercitare il diritto di opzione sulle prenotazioni di capacity per il trasporto di gas via Ucraina, l’altra strada alternativa verso l’Europa. Detto fatto, una situazione simile sembra prestarsi alla creazione di un leverage energetico e geopolitico proprio a favore di North Stream 2, alla faccia delle minacce statunitensi e delle clausole capestro inserite a forza da Berlino. La posta si alza, decisamente.

E per quanto il caldo opprimente di questi giorni non renda la prospettiva intuitivamente percepibile, la stagione fredda non è poi così lontana come possa apparire. A quel punto, Mosca avrà davvero il coltello dalla parte del manico. A meno che qualcuno a Bruxelles non intenda approvvigionarsi di LNG statunitensi via container sull’Atlantico, spedendo i prezzi ulteriormente alle stelle. E l’inflazione in orbita, forse in ossequio agli over-shooting tollerati della nuova guidance Bce.

Oppure, qualcuno potrebbe ragionare in un ottica più ampia. Quella appunto della creazione a tavolino di una nuova, risorgente russofobia legata agli attacchi hacker, agli omicidi politici, alle interferenze nelle elezioni (a partire da quelle tedesche del 26 settembre, fino alle presidenziali francesi della primavera 2022) e al ricatto energetico, appunto. In modo tale da ottenere un duplice risultato: garantire al mercato e alle Banche centrali un nuovo capro espiatorio emergenziale e spalancare la porta a investimenti record nel comparto della difesa e della cyber-security. Insomma, il vecchio warfare. Il migliore e più efficace moltiplicatore di Pil della storia.

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