L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 agosto 2021

I candidi vergini che oggi si sono accorti che l'invasione/occupazione dell'Afghanistan ha portato solo corruzione, distruzioni e morti. Niente infrastrutture, sanità, scuole, strade, investimenti culturali. Ora si attende solo gli ordini che daranno ai mercenari terroristi tagliagola dell'Isis che hanno parcheggiato da qualche anno in questo paese per compiere attentati mortali ai civili. E li ci saranno altre ipocrite parole e valutazioni false

Afghanistan, una catastrofe totale

21 agosto 2021


di Lorenzo Forcieri

Una catastrofe totale e non soltanto dal punto di vista militare, per il popolo afghano e le democrazie occidentali. Mi sembra questa la definizione più appropriata per quello che è successo e sta accadendo in Afghanistan, frutto di una serie continua di errori, il primo dei quali non è stato l’avvio della guerra al regime degli “studenti islamici” che aveva data vita ad una alleanza strutturale con i terroristi di Osama Bin Laden, di cui era diventato la base strategica, utile alla jihad per reclutamento ed addestramento di terroristi che poi venivano inviati a colpire il mondo occidentale, bensì, subito dopo, quello di avere relegato in secondo piano la missione afghana per correre ad invadere l’Iraq sulla base di accuse pretestuose, poi rivelatesi completamente false.


L’ossessione di Bush figlio e dei neocons repubblicani di completare il lavoro di Bush padre – che invece nella prima guerra del Golfo si era intelligentemente arrestato alle soglie di Bagdad – ha lasciato a metà la guerra afghana, trasformandola in una missione non ben definita, che, al prezzo di migliaia di vittime e miliardi di dollari si è trascinata per lunghi anni fino a giungere al risultato attuale.

Si è così dato modo ai Talebani, che non sono la popolazione afghana, ma una fazione armata dell’etnia Pashtun, di nascondersi e riorganizzarsi, mentre l’Occidente si preoccupava soprattutto di tenere buoni “i signori della guerra” ed i capi tribù, riempiendoli di dollari che non si sono tutti trasformati in infrastrutture, sanità, scuole, strade, investimenti culturali ecc. Solo una piccola parte di quella imponente massa di denaro è infatti giunta al popolo afghano. La maggior parte ha alimentato un enorme circuito corruttivo, con ingenti trasferimenti al di fuori del Paese e non è da escludere che una parte di questi fondi possa essere giunta anche agli stessi Talebani. Di sicuro a quest’ultimi sono arrivate le armi dell’evaporato esercito afghano ed ora essi dispongono di una quantità di armamenti come mai in precedenza.


Altri errori sono stati compiuti da Obama e soprattutto da Trump, ma la cosa che però preoccupa di più sono le posizioni assunte da alcuni leader occidentali ed in particolare dal presidente Biden, per motivare e giustificare l’accaduto.

Il richiamo infatti agli interessi dell’America e della sua opinione pubblica – che non sarebbe stata più disposta ad accettare morti in un paese lontano e poco conosciuto – pone un enorme interrogativo sulla effettiva capacità degli Stati Uniti e degli altri paesi occidentali di difendere i valori universali e i diritti umani che sono alla base delle nostre società democratiche, punto di riferimento per ogni essere umano privato di tali diritti.

Che senso ha allora la proposta di una Alleanza delle Democrazie, lanciata proprio da Biden nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione? Quale superiorità morale possono ora vantare questi Paesi? Quale incentivo ad un impegno verso una evoluzione democratica può rappresentare per i popoli dei paesi autoritari o di quelli così detti “autocratici” questa manifestazione di debolezza, prima ancora culturale e politica, oltre che militare?


Sono questi gli interrogativi cui, a mio avviso, dovrà essere data risposta, ma non si può dire che siano stati anni completamente persi. Nonostante tutto, in questi vent’anni la società afghana si è modernizzata e soprattutto le donne hanno vissuto un periodo di crescita ed emancipazione, hanno potuto frequentare scuole laiche, laurearsi, viaggiare.

Qualcosa più di un seme è stato piantato in questo territorio arido e tribolato, e la speranza è che questi semi possano crescere, come quelle piante che anche nei muri più secchi riescono a piantare radici, a crescere e sopravvivere, anche quando il muro è andato in rovina.

Mentre le autocrazie, Russia e soprattutto Cina in testa, si stanno proponendo come interlocutori non solo economici del regime talebano, per inserirlo stabilmente nella loro sfera di influenza e magari fornirgli quel riconoscimento internazionale di cui il regime ha assolutamente bisogno, penso che l’Alleanza delle Democrazie – se esiste – non possa rimanere inerte, ma debba sostenere concretamente quegli afghani – io credo la maggioranza – che non vogliono arrendersi né tornare indietro, e debba continuare ad innaffiare quei semi, aiutandoli a germogliare, per poter far vivere ed affermare, anche dall’interno della società afghana ed in un paese così lontano e diverso da noi, i valori universali di libertà, eguaglianza e fraternità che sono alla base delle società democratiche e civili più avanzate.

Lorenzo Forcieri è stato sottosegretario alla Difesa e presidente della Delegazione Parlamentare NATO

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