L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 3 agosto 2021

I Giornaloni giornalisti televisioni troppo impegnati a darci la nostra dose di paura quotidiana sull'influenza covid, sui tamponi farlocchi, sulla farsa dei Passaporti dei vaccini sperimentali, che non stanno funzionando e nonostante ciò vogliono inoculare la terza dose prologo per la possibile quasi certa quarta e così via. Non hanno tempo per il processo che coinvolge per numero e per gli intrecci tra massoneria 'ndrangheta politica che è Sistema di potere più o meno occulto in Italia e che domina qualsiasi azione economica sociale e indirizza alla parcellizzazione e divisione

NDRANGHETA/ “Rinascita Scott”, Gratteri e il silenzio su un’inchiesta scomoda

Pubblicazione: 03.08.2021 - Vincenzo Rizzo

Il processo Rinascita Scott coinvolge un numero impressionante di persone coinvolte nel legame tra ‘ndrangheta e massoneria. Perché se ne parla così poco?

Nicola Gratteri (LaPresse)

Non se ne parla proprio. È come se non stesse accadendo nulla. Copertura mediatica nazionale e internazionale praticamente inesistente. Eppure non è difficile mandare un giornalista o una troupe televisiva a fare un servizio, visto che a Lamezia c’è un aeroporto. Ma forse il processo “Rinascita Scott” apre un campo nuovo, troppo nuovo, per essere metabolizzato. I suoi numeri sono impressionanti e significativi: 325 imputati, 438 capi di imputazione, 913 testimoni d’accusa, 58 collaboratori di giustizia in un’enorme aula bunker costruita appositamente. Questo storico evento ricorda, per la sua imponenza, il maxiprocesso di Palermo del 1985. Ma con una differenza sostanziale. Sono state acquisite notizie fondamentali e decisive sui rapporti organici tra criminalità e logge coperte. Insomma ciò che aveva detto il maestro aggiunto del Goi nel ’92 al gran maestro Di Bernardo, sulla presenza di mafiosi in logge segrete, sta diventando certezza storica e verificata attraverso riscontri oggettivi. In un’intercettazione il boss di Limbadi dice: “bisogna modernizzarsi… non stare con le vecchie regole, perché il mondo cambia e bisogna cambiare tutte cose! Oggi la chiamiamo ‘massoneria’… domani la chiamiamo P4, P6, P9”.

La coraggiosa azione del procuratore Gratteri, profondo conoscitore del fenomeno ndranghetista e autore di documentati testi sull’argomento, obbliga, così, a riscrivere una storia datata e ingenua della ’ndrangheta. Emerge, infatti, che non abbiamo a che fare con un livello di criminalità brutale e feroce, ma con un centro di potere trasversale, “la Santa”, operante fin dagli anni 70, con una pervasiva capacità di infiltrazione, grazie appunto a poteri oscuri e ben impiantati nei gangli della vita sociale.

Dunque è proprio questa tirannia nascosta che flagella la Calabria ad essere sotto processo. Ecco perché l’informazione su ciò che accade è necessaria e doverosa, a salvaguardia della democrazia e delle istituzioni. E anche a Reggio Calabria, con il processo Gotha, portato avanti grazie all’azione del procuratore Lombardo e dei suoi collaboratori, si è giunti a medesime conclusioni. Lascia di stucco sapere che Franco Freda, accusato della strage di Piazza Fontana, fu nascosto e ospitato a Reggio Calabria nel 1979 grazie all’aiuto di insospettabili interni a logge coperte. D’altro canto, le certezze oggettive ottenute impongono un’attenzione nuova e più mirata sulle stragi del ’92 e ’93. In un testo divulgativo da poco uscito, Non chiamateli eroi. Falcone, Borsellino e altre storia di lotta alla mafia (Mondadori 2021), Gratteri e Nicaso continuano, perciò, la loro opera di aiuto alla conoscenza e alla verità, già espressa in altri testi accurati come il recente La rete degli invisibili. La ’ndrangheta nell’era digitale: meno sangue più trame sommerse (Mondadori 2021).

Allora i processi in corso non sono una pur importante azione penale a protezione della collettività, ma un vero aiuto alla liberazione di una terra amara e soffocata dal buio. I giovani calabresi non vogliono la ndranghetizzazione della Regione o un’asfissiante giuridicizzazione della realtà, perché aspirano a un futuro diverso. Vogliono essere responsabili della loro vita senza poteri legalistici o tirannici. Sono consapevoli che non si può morire di disoccupazione o per malattie dovute a rifiuti tossici, interrati vicini a centri abitati. Le manifestazioni a Vibo di tantissime persone, il festival Trame a Lamezia Terme, le iniziative dei giovani universitari e l’impegno sociale di gruppi emerso dopo l’omicidio di Fortugno, oltre alla resistenza etica di tanti uomini di buona volontà, sono segni di speranza.

La lunga quaresima, recentemente evocata dal procuratore Gratteri, squarciata dal grido-monito di scomunica di San Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi e dalle parole di Papa Francesco, sembra essere ora a metà strada, lasciando intravedere, finalmente, alcune luci, in grado di oltrepassare la notte della criminalità e della massoneria deviata.

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