L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 8 agosto 2021

Il precariato degli impieghi a salario minimo fa abbassare gli indici della disoccupazione e il Casinò di Wall Street può continuare a giocare. E poi l'intervento, sempre tempestivo, dell'influenza covid, annulla le decisioni del Congresso e il blocco degli sfratti, 11 milioni di famiglie interessate, che si prolungano fino al 3 ottobre. E poi la Florida che apre e chiude i rubinetti dei contagiati con una naturalezza che ha dell'irreale messa al confronto con i fatti di marzo-aprile 2021

Usa, 2/3 dell’occupazione è per camerieri o maestri. Ma la Florida allontana il taper

6 Agosto 2021 - 19:19

Il dato disaggregato dei pay-rolls mostra l’altra America: Pmi che non trovano lavoratori ma record di flusso retail verso Wall Street. Il «Delta rally» ignora la Fed. E guarda ai contagi di Miami


Ci sono le cifre ufficiali. Poi, c’è la realtà. E mai come in questo periodo, spesso le due prospettive divergono. Il numero di nuovi occupati a luglio negli Stati Uniti è stato da record, 934.000 unità in grado di portare il tasso di disoccupazione al 5,4% dal 5.9% precedente. Una lettura da taper pressoché immediato, stante la dichiarata scelta della Fed di privilegiare appunto il mercato del lavoro all’inflazione nelle sue scelte di politica monetaria. Eppure, Wall Street non è crollata. Forse la Borsa statunitense è meno dipendente dallo stimolo di quanto si pensi?

No. La questione è differente e ha appunto a che fare con la realtà. La quale porta con sé due dati. Primo, su un totale di 934.000 nuovi posti, oltre la metà sono stati garantiti da due voci: leisure and hospitality (380.000) ed education (261.000).

Fonte: Bureau of Labor Statistics

Tradotto, impieghi a salario minimo e con garanzie pressoché nulle, come baristi e camerieri od occupazioni statali, quantomeno per la gran parte. Con un piccolo giallo: nel pieno della stagione estiva, quindi con scuole chiuse e studenti in vacanza, come si spiega un tale boom? Tutto turn-over pandemico? Ma non stiamo a sottilizzare.

Perché in effetti, il dato che davvero conto è un altro. Un combinato congiunto che rappresenta una fotografia straordinaria dell’America che si trova a far convivere un mercato del lavoro ufficialmente quasi normalizzato su dinamiche pre-Covid e una rinnovata emergenza sanitaria, tale da aver già fatto prorogare - emergenzialmente e dal CDC, bypassando di fatto il Congresso - al 3 ottobre il blocco degli sfratti terminato il 31 luglio. Questi due grafici

Fonte: Bloomberg
Fonte: JP Morgan

dicono tutti, poiché riferiti al medesimo arco temporale: lo stesso mese di luglio dei non-farm payrolls da record.

Da un lato, abbiamo la realtà dell’America che produce, le piccole e medie aziende. Le quali nel 49% dei casi hanno confermato uno status di vacanza occupazionale a fronte dei posti di lavoro creati e offerti, in aumento dal già preoccupante 46% di giugno. Tradotto, il lavoro c’è - quello con un contratto, garantito - ma non ci sono lavoratori. Tutti insegnanti o decisi a tentare la fortuna nel settore del turismo e dei servizi di intrattenimento e ristorazione? No. Tutti impegnati, apparentemente, a godersi i sussidi federali e statali ancora attivi fino al 6 settembre. E a farli fruttare nel grande casinò di Wall Street, poiché il secondo grafico mostra come nel mese appena concluso il flusso di capitale retail entrato nel mercato equity è stato di 15 miliardi di dollari, un aumento del 50% rispetto ai 10 miliardi di giugno. Nuovo record assoluto.

Quindi, il sillogismo appare abbastanza chiaro, ancorché in modalità da sottostante: per quanto a Fed abbia deciso che il taper dipenderà dal raggiungimento del livello occupazionale pre-Covid, il mercato si muove come se questa fosse l’ennesima minaccia a vuoto. E la clientela retail, la cosiddetta stimmy money, si è immediatamente accodata. A cosa? Al Delta rally. Il quale ha come epicentro la Florida, Stato che se nel 2000 divenne esiziale per decidere chi fosse il nuovo presidente fra George W. Bush e Al Gore, oggi pare il barometro dell’emergenza. Questi grafici

Fonte: Oms
Fonte: CDC
Fonte: Bloomberg
Unified Hospital Dataset/White House

mostrano tutti il medesimo di trend di contagi e ospedalizzazioni, sintomo di come nessuno possa appellarsi a visioni di parte rispetto al trend in atto.

Anche qui, però, qualcosa sfugge. Se infatti la Florida vanta un tasso vaccinale relativamente basso e ha pressoché ignorato tutte le misure minime di contenimento nei mesi primaverili, solo ora si registra una tale esplosione di contagi fra under-30 e, soprattutto, necessità di ricoveri. Eppure, tutti ricordano le immagini dello spring break universitario dello scorso marzo-aprile, quando migliaia e migliaia di studenti del college invasero Miami e Fort Lauderdale, incuranti del rischio e solitamente dediti a utilizzare la mascherina come sottobicchiere per il drink. Non seguì alcuna ondata di contagi da irresponsabilità giovanile. Eppure, all’epoca la campagna vaccinale era molto più indietro di quanto non si ora.

Ecco il Covid rally. Lo stesso che, di fatto, sta facendo muovere Wall Street con il pilota automatico. E che spinge la clientela retail al suo all-in finale, quasi nella certezza che la data del 6 settembre non sarà affatto definitiva per la conclusione dei programmi di sostegno a reddito e occupazione. Nonostante il dato dei non-farm payrolls da record, il quale a settembre e ottobre può certamente peggiore. Non fosse altro per il combinato di fine della stagione turistico-vacanziera (quindi meno necessità di extra-staff in bar, ristoranti, hotel e parchi divertimento) e possibile picco della variante Delta, cui potrebbe unirsi in coda quella sudamericana Lambda, già presente in almeno un centinaio di casi riscontrati in Stati come Missouri, Texas e Arkansas.

O, forse, tutto verrà smentita da Jerome Powell tra il 26 e il 28 agosto prossimi a Jackson Hole, quando trionfalmente potrebbe dichiarare missione compiuta rispetto alla normalizzazione del mercato del lavoro e annunciare l’inizio del taper. A quel punto, però, Wall Street potrebbe non reagire come oggi. Alla luce anche di quanto rappresentato in questo ultimo grafico:

Fonte:CurrentMarketValuation

non solo il Buffett Indicator della ratio fra capitalizzazione di mercato e Pil oggi viaggia al 235% ma, cosa ancor più preoccupante, supera la linea di trend del fair value dell’89%. Tradotto, se viene a mancare il vero sostegno, casca tutto. Lasciando la clientela retail con il cerino in mano. E i soliti noti pronti al buy the dip.

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