L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 agosto 2021

La propaganda per l'arrivo del terzo giocatore della Strategia della Paura il CROLLO CLIMATICO è iniziata. Prima il terrorismo, ora l'influenza covid. Strategia nata formalmente 11 settembre del 2001 a New York quando due aerei fanno crollare tre torri

Onu, allarme senza precedenti sui cambiamenti climatici: "Il mondo è in codice rosso"

"Il peggio deve ancora venire", avverte il rapporto delle Nazioni Unite: molti effetti sono "irreversibili" e si faranno sentire nei prossimi millenni

aggiornato alle 13:3909 agosto 2021

Le inondazioni a Houston

AGI - "Il peggio deve ancora venire e a pagarne il prezzo saranno i nostri figli e nipoti, più che noi stessi". È l'allarme senza precedenti contenuto in un rapporto sul clima del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Ipcc) delle Nazioni Unite.

Molti effetti del riscaldamento globale, soprattutto quelli che hanno conseguenze sugli negli oceani e nelle zone polari, "sono irreversibili per i prossimi secoli o millenni", avverte il rapporto che prevede, ad esempio, che il livello del mare continuerà a salire inevitabilmente, tra 28 e 55 centimetri entro la fine del secolo rispetto ai livelli attuali. A lunghissimo termine, il livello del mare si alzerà tra i due e i tre metri nei prossimi 2000 anni se il riscaldamento globale resterà a 1,5 gradi come proposto dall'accordo di Parigi, ma potrebbe superare i 20 metri con un innalzamento di 5 gradi.

Il nuovo documento dell'Ipcc, che dal 1988 analizza gli effetti dei cambiamenti climatici sul pianeta, indica anche che i ghiacciai di montagna e ai poli continueranno a sciogliersi per decenni o addirittura secoli, un fenomeno più pronunciato nell'emisfero settentrionale che in quello meridionale.

Il nuovo rapporto è "un codice rosso per l'umanità", ha ammesso il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, per il quale è ormai inevitabile superare i combustibili fossili, "prima che distruggano il nostro pianeta".

Il Pianeta subirà un aumento "senza precedenti" di eventi meteorologici estremi come ondate di calore, siccità, nubifragi o inondazioni anche se il riscaldamento globale sarà limitato a +1,5 gradi centrigradi, sottolineano gli scienziati. "Sperimenteremo eventi senza precedenti, sia per la loro portata, la loro frequenza, il loro tempo o la loro posizione", hanno osservato gli esperti, avvertendo che alcuni di questi fenomeni possono verificarsi contemporaneamente.

Il governo britannico, che ospiterà la prossima Cop26, ha chiesto un'azione globale urgente", perché "l'attività umana sta danneggiando il pianeta a un ritmo allarmante". "E' chiaro che il prossimo decennio sarà fondamentale per garantire il futuro del nostro pianeta", ha avvertito il primo ministro, Boris Johnson. "Spero che il rapporto Ipcc sia un campanello d'allarme affinché il mondo agisca subito, prima di incontrarci a Glasgow a novembre per il decisivo vertice della COP26", ha aggiunto.

Ma per il presidente della Conferenza mondiale dell'Onu (Cop26), Alok Sharma, "non possiamo permetterci di aspettare due, cinque o 10 anni: questo è il momento, o si agisce ora o non avremo più tempo". Per il vice presidente Ue responsabile dell'azione per il clima, Frans Timmermans. "c'è ancora tempo per prevenire i cambiamenti climatici incontrollati, ma solo se il mondo svilupperà politiche di emissioni zero di carbonio, solo se agiamo con decisione ora e agiamo tutti insieme".

La ricetta per riportare il termometro in equilibrio consiste nel dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e portarle a uno zero netto entro il 2050. Se non si inverte la rotta, evidenziano gli scienziati, nel 2030 potremmo arrivare a 3 gradi e nel 2.100 fino a 4.

Alla pubblicazione hanno lavorato 234 scienziati di 195 Paesi riuniti dal 26 luglio a porte chiuse e virtualmente per negoziare riga per riga, parola per parola, le previsioni degli esperti Onu sul clima che aggiornano le ultime stilate sette anni fa. Il tutto, mentre si susseguono disastri naturali in tutto il mondo, dalle inondazioni in Germania e Cina ai maxi incendi in Europa e Nord America. Una delle questioni centrali sarà la capacità del mondo di limitare il riscaldamento globale a +1,5°C rispetto all'era preindustriale, obiettivo ideale dell'Accordo di Parigi.

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