L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 8 agosto 2021

La sanità si mangia 80% circa del bilancio regionale e qui che i partiti dilagano e si ingozzano di soldi per campare e bene, il digitale si presta benissimo alla bisogna. Ancora si attende la risposta ai sei milioni , inerenti ai pasti, spariti nel nulla all'Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma

Vi racconto la mazzata digitale della Corte dei Conti sulla Regione Lazio


7 agosto 2021

Che cosa fa sul digitale la Regione Lazio secondo la Corte dei Conti. L’analisi di Umberto Rapetto, direttore di Infosec.news

Le indagini forse porteranno a scoprire chi ha colpito. Le attività di auditing possono invece rilevare chi non ha fatto o non ha saputo fare il suo mestiere, aprendo la strada ai pirati informatici non avendo predisposto idonee ed efficaci misure di sicurezza. Aspettiamo su entrambi i fronti di scoprire, con legittima curiosità, cosa ci sia dietro al penoso black-out digitale di questi giorni.

Nella serata del 4 agosto arriva notizia di un’altra intrusione sui sistemi informatici della Regione Lazio, “intrusione” più che legittima ad opera stavolta dei magistrati della Corte dei Conti ed è lo stesso sito web della magistratura contabile a darne notizia.

La tutt’altro che “buona nuova” riguarda la deliberazione n° 70/2021/GEST della Sezione Regionale di Controllo per il Lazio, provvedimento intitolato “La gestione dei servizi informatici nel Sistema Sanitario della Regione Lazio negli anni 2018-2019.

A dispetto dell’approvazione del bilancio che potrebbe indurre a non continuare a leggere il prosieguo della pagina, si leggono già nel comunicato stampa “le principali questioni rilevate”.

Siccome si potrebbe pensare a libere interpretazioni di chi scrive riportiamo – anche per sostanziale pigrizia – il testo letterale di quanto appare online sul sito della Corte dei Conti limitandoci a renderlo semplicemente più leggibile.

I magistrati hanno anzitutto rilevato “la presenza, su un medesimo tipo di prodotto, di una pluralità di differenti programmi e di sviluppi applicativi” e quindi una serie di “doppioni” probabilmente inutili.

La deliberazione evidenzia pure la presenza “di diverse ditte fornitrici dei software, dell’assistenza e della manutenzione con emersione di scarso grado di colloquio tra le aziende sanitarie, che si ritiene utile superare attraverso il proficuo confronto sui bisogni comuni e sulla scelta dei prodotti maggiormente idonei alle proprie esigenze, fino a pervenire a programmi condivisi, che possano consentire maggiore efficienza, risparmio di spese e maggiore semplicità di uso, dato che trattasi di enti aventi medesime caratteristiche e simili necessità”. Quando si legge che sarebbe necessario “il proficuo confronto sui bisogni comuni e sulla scelta dei prodotti maggiormente idonei alle proprie esigenze” si è portati a pensare l’acquisto e la messa in esercizio di qualcosa che non serve o non risolve i problemi che hanno portato a comprare questo o quel software.

La circostanza è confermata quando sul sito della Corte si legge di “problematiche legate più a forniture e utilizzi parziali non perfettamente integrati, dovute a sovrapposizioni, alla presenza di resistenze nell’utilizzo di alcuni programmi e ad altre criticità di gestione amministrativa”.

I magistrati in termini garbatamente edulcorati hanno osservato che non ci sarebbero “attente considerazioni in merito alle modalità di acquisizione dei programmi, alla convenienza delle relative scelte e alla congruità dei costi sostenuti, con raccomandazione, in attesa della realizzazione di una più pregnante presenza della Regione Lazio nella fase di coordinamento degli acquisti, ad una attenta verifica di ogni scelta di approvvigionamento, auspicabilmente attraverso il proficuo confronto tra tutti gli enti”.

Tra le note dolenti emerge una discreta (ed onerosa) confusione “in merito allo stato di attuazione e funzionamento dei programmi condivisi tra la Regione e gli enti del SSR, inclusa la partecipazione della società LAZIOCrea”. In particolare la Corte “rileva che l’impiego unitario degli stessi non impedisce l’acquisto, da parte di ciascuna azienda, di moduli sovrapposti a quelli regionali, che risultano però mal programmati e scoordinati, con costi aggiuntivi necessariamente ridondanti”.

La Sezione Regionale di Controllo della magistratura contabile, poi, “rileva la necessità di implementare e migliorare la fase attuativa della pur presente programmazione regionale in materia, con rafforzamento delle conseguenti fasi di coordinamento e controllo dell’intero settore, anche al fine di realizzare nei tempi previsti i progetti da diversi anni in cantiere quale il sistema contabile unitario, funzionale al percorso attuativo della certificabilità, ancora oggi in fase di implementazione”.

Il quadro di situazione non sembra confortante.

A fronte delle non tenere considerazioni generali della Corte, cosa può saltare fuori da un esame critico delle precauzioni adottate a tutela del patrimonio informativo della Regione Lazio?

La sicurezza dei sistemi rientra forse tra “i progetti da diversi anni in cantiere?”

Articolo pubblicato su infosec.news

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