L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 agosto 2021

La scienza la scienza è solo una burla il Comitato tecnico scientifico si riunirà e deciderà quello che vogliono i politici. Il vaccino sperimentale copre per solo 5/6 mesi e beh con una legge lo faranno durare più del doppio 12 mesi. I problemi organizzativi e medici vengono superati di slancio durata un anno, quello che poi stupisce, e non dovrebbe, e che è la Federazione nazionale degli Ordini dei medici che fa da stampella a questo governicchio che ha fatto della paura e terrore metodo di governo

Il Green Pass durerà 1 anno, ma quanto dura la protezione del vaccino?

GRAZIA LETIZIA 26 AGOSTO 2021


Secondo uno studio inglese, la doppia dose di Pfizer/BioNTech e di AstraZeneca inizia il suo declino entro 6 mesi. Un paper israeliano sostiene che per i vaccinati a gennaio, tra luglio e agosto l’efficacia sia calata al 16%, ma tuteli comunque dall’insorgenza delle forme più gravi tra l’86% e il 94% dei casi e la prevenzione dai ricoveri tra l’82% e il 91%. Insomma, quanto dura la protezione del vaccino?

Con ogni probabilità il Comitato tecnico scientifico domani si riunirà per dare il proprio nulla osta alla proposta della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (leggi anche: Perché i medici chiedono la proroga a 12 mesi del Green Pass) di alzare la durata di validità del Green Pass dagli attuali 9 mesi a un anno. Fnomceo ha suggerito al governo di non operare distinzioni di sorta (il provvedimento ha maggiore urgenza per i sanitari, che a ottobre vedranno il certificato di presunta immunità diventare carta straccia) e di procedere con la proroga per tutti. E l’esecutivo di Mario Draghi sarebbe della medesima opinione.

Non sappiamo se sul tavolo del Comitato tecnico scientifico ci sia già uno studio molto recente condotto in Gran Bretagna, secondo cui la doppia dose di Pfizer/BioNTech e di AstraZeneca inizia il suo declino entro 6 mesi. Nel dettaglio, i ricercatori hanno osservato che il vaccino Pfizer è stato efficace all’88% nel prevenire l’infezione un mese dopo la seconda dose. Ma dopo 5 o 6 mesi la protezione del vaccino anti Covid è scesa al 74%. Si sarebbe quindi verificato un calo di 14 punti percentuali in 4 mesi. Con il prodotto AstraZeneca, la protezione contro l’infezione era del 77% un mese dopo la seconda dose. Dopo 4 o 5 mesi è scesa al 67%, con un calo di 10 punti percentuali in 3 mesi.

Lo studio si è basato sui dati di 1,2 milioni di utenti dell’App Zoe Covid, che l’11 dicembre 2020, per consentire la registrazione dei vaccini e monitorare effetti collaterali ed efficacia nel mondo reale, ha lanciato una nuova funzione. Dietro questa App e il suo impegno sul fronte Covid c’è un’iniziativa senza scopo di lucro, realizzata in collaborazione con il King’s College di Londra e finanziata dal Dipartimento della salute e dell’assistenza sociale.

Un altro studio, compiuto a Israele, documenta come, chi si è vaccinato a gennaio, veda l’efficacia del vaccino calare al 16% dopo sette-otto mesi, mentre nello stesso lasso di tempo la protezione dalla insorgenza della malattia grave è data tra l’86% e il 94% dei casi e la prevenzione dai ricoveri tra l’82% e il 91%. Questo è stato il documento principale che ha spinto il governo a procedere in tutta fretta con la somministrazione della terza dose.

Se il ministro alla Salute, Roberto Speranza, dice già che un nuovo richiamo si dovrà fare (“Sicuramente, ma prima dobbiamo concentrarci su chi non si è ancora sottoposto a prima dose di vaccino”), l’Ema, l’Agenzia europea del Farmaco, al momento è di tutt’altro avviso: “In questa fase, non è stato ancora stabilito quando potrebbe essere necessaria una dose di richiamo” dei vaccini anti-Covid, né “in quali popolazioni ci si dovrebbe concentrare” , nel caso se ne “confermasse la necessità”. È questa la posizione attuale dell’Agenzia europea del farmaco, raccolta dall’agenzia di stampa spagnola Efe. Una fonte interna ha sottolineato infatti che “i dati emergenti (dalle campagne di vaccinazione in corso all’interno e all’esterno dell’Unione Europea) sono ancora in fase di revisione per formulare raccomandazioni che possano aiutare” i paesi europei a prendere una decisione sulla “necessità” della dose di richiamo di questi vaccini e “quali categorie di persone riguarderà”.

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