L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 agosto 2021

La Strategia della Paura e del Caos si inerva nel metodo di governo dell'angoscia e del terrore. Le furbate dell'Occidente, orchestrate dagli Stati Uniti, ciniche e dure per sottomettere chi non vuole essere rapinato o chi vuole un'informazione che mira ad ottenere la verità

Biden: “mi hanno ordinato di…” attentati e misteri americani



Lo spettacolo offerto dall’occidente è pietoso e spaventoso insieme: vedere un presidente che legge sul gobbo una sorta di rosario dell’imperialismo visto che non è in grado di costruire un discorso compiuto senza dettatura, che minaccia wordwide i nemici che sono tali semplicemente perché non intendono essere comandati e/o rapinati alle oligarchie di Washington, una informazione che strilla sulla democrazia come una gallina decapitata non accorgendosi che la democrazia è finita proprio in occidente dove ci vuole ormai la tessera per vivere, la cornice di una bruciante sconfitta di sistema in Afghanistan che si vorrebbe cancellare con l’arroganza della forza e con il solito ricorso al terrorismo teleguidato che ieri ha colpito a Kabul, in questo caso dal Korasan Isis, di fatto una ennesima creazione americana, che sono una scusa per intervenire e bombardare eventualmente, ma hanno essenzialmente il compito di destabilizzare il regime talebano. Siamo al grottesco: l’invasione ventennale di un Paese con il pretesto di una lotta eterna contro il terrorismo per trasformarlo infine in un calderone di terrorismo al fine di dare fastidio a Russia e Cina e tentare di rimanere l’unica potenza globale che vuol dire anche – e questo si salda con il terrorismo sanitario delle elite – rimanere anche padroni della finanza mondiale. Il tutto condito dai tentennamenti verbali ed emotivi ( fino alle lacrime) di un presidente che a un certo punto svela che qualcuno gli ordina di fare le cose.

Magari qualcuno potrà rimanere impressionato dalla tracotanza del dimidiato di Washington e dal peso delle bugie che si accumulano senza sosta, dell’alterazione della realtà, ma il fatto è che ormai il terrorismo è l’unica chance veramente valida rimasta all’America in un’epoca nella quale l’evoluzione della tecnologia bellica favorisce armi relativamente economiche in grado di procurare enormi danni agli apparati militari elefantiaci che tuttavia non possono evolversi perché questo significherebbe una gigantesca perdita di profitti e di potere per il complesso industriale e militare che costruisce buona parte della politica estera americana. Il vero problema è che le classi dirigenti Usa e in parte anche europee pensano ormai dentro una bolla nella quale conta solo la forza bruta che si può sviluppare in un determinato posto e in un determinato luogo, senza alcuna visione prospettica. E’ pur vero che un Afghanistan reso caotico da una sorta di gioco di specchi di terrorismo potrebbe essere un ostacolo non da poco per la penetrazione cinese o iraniana, ma questo solo se non si pensa a nessuna evoluzione futura, come di solito fa l’occidente che di fatto non ha speso un soldo per gli afgani. Ma nel momento in cui dovessero arrivare investimenti veri in infrastrutture e sviluppo le forze in gioco cambierebbero radicalmente e il terrorismo potrebbe essere isolato e ridotto a forza marginale.

Di certo l’insieme di queste situazione è stata resa chiarissima e al tempo stesso drammatica dalla surreale conferenza stampa di Biden che è come una plastica visione del declino occidentale: “Sappiate questo: non perdoneremo. Non dimenticheremo. Vi daremo la caccia e ti faremo pagare ” E poi già di citazioni bibliche stravaganti, inquietanti silenzi forse dovuti al fatto di aver perso il filo del gobbo, la rituale accusa nei confronti di Trump colpevole di aver avviato le trattative per uscire dalla palude afgana, ma che non ha nessuna colpa delle modalità con cui essa è stata attuata. Biden ha affermato di essere in comunicazione quasi “costante” con i comandanti militari tramite lettera. La cosa però in assoluto più inquietante è che finito il discorsino da leggere e prima delle domande dei giornalisti è venuta fuori improvvisa una ondata di realtà “The first person I was instructed to call upon…” ovvero “La prima persona che mi hanno ordinato ( oppure che sono stato incaricato ) di chiamare …” Ora ci si potrebbe chiedere chi è che ordina o incarica il presidente? Chi realmente comanda a Washington? Chi insiste per i passaporti vaccinali e per considerare un terrorista anche chi critica la politica sanitaria o accenna al fatto che Biden potrebbe essere stato eletto con dei brogli? Chi è insomma che governa? La democrazia prevederebbe tra le altre cose che i cittadini lo sapessero.

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