L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 agosto 2021

L'accordo di Doha sancisce il riconoscimento dei talebani come governo legittimo, e a nulla valgono le contorsioni attuali dell'Occidente

Cosa prevedono gli accordi di Doha tra USA e Talebani



É da un paio d’anni, prima con Donald Trump ed adesso con l’attuale Presidente, che gli americani ed i loro alleati stanno cercando di uscire dall’Afghanistan.

Alla fine sono riusciti a delegittimare qualsiasi altra soluzione e a riconoscere a livello internazionale i Talebani loro acerrimi nemici come partner in una trattativa prima di lasciare definitivamente il Paese.

Finalmente alcuni mesi fa a Doha viene firmato un accordo tra gli americani ed i loro avversari le cui conseguenze vediamo oggi.

L’accordo tra gli Stati Uniti ed i Talebani è il risultato dei negoziati iniziati nel settembre 2018 dal rappresentante speciale statunitense Zalmay Khalilzad, poi confermato da Biden, su iniziativa di Donald Trump.

Trump ha negoziato un accordo direttamente con il movimento escludendo di fatto il governo di Kabul.

Grazie all’accordo i Talebani hanno ottenuto il ritiro delle truppe, impegnandosi in cambio a non avere in futuro relazioni con organizzazioni ritenute terroristiche dal Dipartimento di Stato e ad iniziare un dialogo con i politici afghani per una riconciliazione nazionale.

Magro bottino per gli USA che cercano però di salvare la faccia di fronte ad un esito inevitabile.

Certamente una rovinosa sconfitta dell’ideologia americanista dell’esportazione della democrazia nei paesi musulmani tramite occupazione militare, una strategia che ha distrutto completamente l’Afghanistan dopo aver distrutto l’Iraq costruendo un governo fantoccio, che non aveva alcuna base sociale ed era appeso al filo dell’occupazione americana.

L’accordo ha dei punti molto importanti sia in politica interna che estera:
  • Politica di pacificazione del paese
  • Salvaguardia dei diritti umani stabiliti dalla Sharia per uomini donne e bambini/e
  • Politica di non aggressione e rapporti pacifici col resto del mondo
  • Eradicazione delle piantagioni di oppio
  • Rifiuto di ospitare eventuali organizzazioni terroristiche e di dar loro aiuto in qualsiasi modo
Siglando questo accordo i Talebani vengono riconosciuti come governo legittimo del Paese.

Si parla già della possibilità quindi di riconoscimento da parte del governo di Boris Johnson.

Oggi si parla apertamente di un possibile riconoscimento di un governo di coalizione talebani/clan tribali da parte dei cinesi che già hanno invitato due volte i capi taliban in Cina.

La pacificazione dell’area potrebbe diventare possibile grazie alla mediazione del presidente pachistano Imran Khan e al lavoro di intelligence del Pakistan interessata ad esercitare un’influenza sull’Afghanistan.

Infatti dal febbraio scorso, data di sigla dell’Accordo sono molte le novità che sono state poste a conoscenza dell’opinione pubblica in Asia ed in Occidente.

L’America ne esce abbastanza con le ossa rotte visto anche il patetico discorso di Biden dal quale si è capito perfettamente la gravita della sconfitta militare ed ideologica.

Per vent’anni hanno tenuto in piedi il Paese appeso ad un filo degli aiuti internazionali senza creare un ceto medio produttivo e chiudendo gli occhi sui traffici illeciti che arricchivano i signori della guerra e dell’oppio.

Nemmeno possono tessere una strategia neocoloniale per imporre i valori occidentali a chi preferisce di gran lunga il diritto islamico tradizionale alle barcollanti leggi umane, seppure vivono un’esistenza dura gli afghani sono notoriamente un popolo indomito che non è mai stato conquistato e che ha una storia ed una cultura molto illustre.

Mentre politici e media occidentali trattengono il fiato il nuovo governo ha annunciato che sarà il governo di tutti che non ci saranno vendette e che i diritti delle donne e dei bambini saranno rispettati nel quadro della legge islamica.

Dall’Afghanistan in mano ai talebani, arriva infatti l’apertura alle donne al governo: “L’Emirato Islamico non vuole che le donne siano vittime – ha affermato Enamullah Samangani, membro della commissione Cultura degli insorti – dovrebbero far parte del governo, secondo i dettami della Sharia”.

Poi l’annuncio di una amnistia per i funzionari del vecchio regime, il diritto delle donne si lavorare e dei bambini/e di studiare è stato ribadito dal portavoce dei Talebani Zabiullah Mohamed in una lunga intervista che l’esponente politico ha concesso a India Today nella quale ha affermato: “Le donne saranno ammesse al lavoro nel risoetto del loro ruolo e della loro natura secondo il dettato della Sharia mentre i giovani ( si intende ambo i sessi ) saranno ammessi a scuola.”

Il portavoce ha affermato inoltre nel quadro della diplomazia che il nuovo governo intende mantenere rapporti diplomatici pacifici con gli altri Stati e che saranno rispettati i diritti degli ambasciatori

Alcuni analisti leggono il trionfo dei guerriglieri come una costruzione in gran parte dovuta all’abile operazione di intelligence dei servizi segreti pachistani.

I talebani hanno affermato di voler avere buoni rapporti sia col Pakistan che con l’India il che dovrebbe rendere più difficile l’esportazione del brand in Kashmir e in Waziristan ( dove hanno usato per anni la lotta armata contro il governo e gli oppositori politici e religiosi) .

Recentemente il premier pakistano Imran Khan ha ribadito la volontà del paese di stabilizzare l’area.

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