L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 agosto 2021

Non dobbiamo fare nessuna guerra fratricida, dobbiamo combattere loro questi politici che ci tradiscono per un piatto di lenticchie

Regime Vacsista anno II



Sin dall’inizio della pandemia si è cominciato a sentire odore di fascismo. E se nei primi atti di questa lugubre commedia si poteva pensare che la prospettiva autoritaria fosse solo un tentativo dei centri di potere globalista per riprendere il controllo di un mondo che lentamente gli stava sfuggendo, che man mano le contraddizioni e le assurdità della narrazione pandemica avrebbero aperto gli occhi alle persone, che la gente tutta insieme avrebbe opposto resistenza alla spoliazione di libertà e diritti, ora bisogna riconoscere che questa puzza di fascismo la si sente dovunque. Essa dilaga nonostante la prova provata che i vaccini sono pericolosi e non servono assolutamente a nulla se non a riempire di soldi i soliti noti e lasciare i poveracci ancor più poveri di prima: la voglia di credere incondizionatamente a una autorità prevale su tutto il resto. Certo la paura che viene diffusa costantemente, certo la menzogna diventata essenza dell’informazione hanno una grande efficacia, ma al fondo si avverte chiaramente la voglia di farsi dettare la realtà, la fatica di resistere anche alla più evidente presa per il naso, l’ansia di un comando che esoneri dalle responsabilità e che riconosca come un nemico chi a quel comando resiste. Cioè quelli che non vogliono vaccinarsi, non vogliono essere in comunione col potere e che sono ovviamente trattati come appestati, mente i veri serbatoi del virus, i veri infetti sono proprio i vaccinati . E’ questo lo dicono le stesse burocrazie sanitarie nella certezza che tale rivelazione non avrà effetto sui milioni di cuor di coniglio che non vogliono sapere e non sono più abituati a scegliere qualcosa che vada oltre la pizza gourmet. Perché per il resto non c’è scelta come si affannano a dire da oltre 40 anni.

Sono questi i nuovi e veri fascisti, non tanto quelli che si mettono la camicia nera o la camicia di un qualunque colore nella speranza di essere chiamatati a fare i capi condominio come certe robe da marciapiede che bazzicano l’editoria, ma quelli che applaudono al lato della strada a ogni nuova restrizione, a ogni nuovo controllo anche quando sono provvedimenti palesemente illegali, arbitrari e privi di logica perché hanno paura della libertà; sono quelli che non hanno né la forza, né la voglia di reagire; quelli a cui tutto sommato sta bene così, che amano sentirsi dire cosa devono fare e cosa devono pensare anche se non lo confessano nemmeno a se stesi. Fanno parte di un’antropologia ormai coltivata con costanza da quarant’anni, intellettualmente passiva e moralmente narcisa, politicamente inesistente e tuttavia apparentemente colma di soggettività e di creatività oltre che dell’ottuso egoismo neoliberista: essi praticano ad ogni ora il conformismo della diversità, pensano il cielo come uccelli nati in voliera. Sono schiacciati tra l’ansia della competizione e la scarsità di promesse. Più di qualcuno li ha paragonati ai prigionieri della caverna platonica che scambiano le ombre per la realtà e addirittura assalgono chi tenta di mostrare qual è la loro vera condizione. Ma forse sono essi stessi ombre che imitano una vita libera e consapevole mentre i demiurghi della realtà contemporanea li fanno correre o ballare o indignarsi a comando. Essi credono, essi obbediscono e probabilmente finiranno per combattere chi non è come loro e che in quanto diverso costituisce una minaccia per l’immagine di sé che si sono costruiti. Dove è andata finire quella indignazione contro le discriminazioni, spesso nemmeno ben definite, che pare l’ultimo battito cardiaco di una parvenza di democrazia? Dove sono quelli che si mettono troppo facilmente ginocchioni per essere plausibili?

Tutto questo è svanito come neve al sole dell’estate, non ne è rimasta neanche l’ombra anche se non esiste una ragione al mondo per ghettizzare ed escludere quelli che non si vogliono vaccinare, perché essi sono infettivi esattamente o al limite anche meno dei vaccinati. Ma qui non è questione di razionalità che in questa orribile vicenda non ha spazio tanto che accettiamo i numeri della malattia evocati attraverso i test Pcr che le stesse autorità sanitarie hanno ormai destituito di qualsiasi credibilità e rilevano influenze, raffreddori, qualsiasi cosa insomma. E’ questione di conformismo, di maggioranza silenziosa che nemmeno può stare davvero insieme perché atomizzata nei singoli individui, che non ha voce perché l’ha prestata all’autorità, che ha fatto della pandemia una sorta di fede che paradossalmente ha un senso solo in rapporto agli “infedeli” a quelli che secondo il neo primitivismo negano la sacralità di una scienza volta al profitto e la saggezza suprema dei poteri non elettivi in qualunque campo. Del resto cosa ci si potrebbe aspettare da una società che predica la diseguaglianza come motore economico? La discriminazione è massima, varia soltanto la sua applicazione e questo dà la sensazione che essa venga combattuta. E si consolano fingendo che i fascisti non siano loro, ma gli altri.

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