L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 agosto 2021

Paura &terrore come metodo di governo, questo è

STAVOLTA NON SI SCHERZA 

di Leonardo MazzeiAGO 07, 2021di SOLLEVAZIONEin POLITICA


Dicono i sondaggi che due terzi degli italiani sono favorevoli al green pass, mentre il restante terzo è decisamente contrario. Una conferma di quel che sapevamo. A battersi contro il nuovo regime autoritario è sì una minoranza, ma una minoranza piuttosto consistente che, ad alcune condizioni, potrebbe incidere assai sul futuro del Paese.

Oggi è il 6 agosto. Esattamente 76 anni fa la prima bomba atomica veniva sganciata su Hiroshima. E’ curioso come proprio in questa data il governo Draghi abbia voluto avviare la stretta più dura alle libertà individuali e collettive. In quell’agosto 1945 pochi compresero che il mondo stava entrando in una nuova era, e così adesso sono ancora in tanti quelli che non vedono la dittatura in costruzione.

Due cose sono ormai chiare. La prima è che l’Italia è un laboratorio fondamentale del nuovo sistema della sorveglianza, quello che chiamiamo convenzionalmente “Grande Reset”. La seconda è che il gruppo di tecnocrati salito al potere con Draghi procede come un treno. Se oggi è il giorno del green pass per tantissime attività, ieri è arrivata la nuova mazzata su scuola, università e trasporti.

Perché tutta questa fretta? Certo non per ragioni sanitarie. Il vaccino non protegge dall’infezione, ed una volta infettato il vaccinato diventa infettante quanto il non vaccinato. Che così stiano le cose, specie dopo l’arrivo della variante Delta, lo abbiamo già scritto (vedi qui e qui) e non ci torniamo sopra. Del resto, gli stessi dati ufficiali ci mostrano un aumento dei positivi in parallelo con quello dei vaccinati, mentre se il vaccino funzionasse dovrebbe avvenire esattamente l’inverso. Si è mai vista una cosa del genere? Evidentemente no, ma nei media l’argomento è un tabù.

Dunque, dal punto di vista sanitario, il green pass è un assurdo. Ma è un assurdo che nasconde altri scopi di tipo politico e sociale. Ed è su questo che dobbiamo concentrarci.

Il movimento oggi in piazza è preziosissimo. Una linfa vitale che dimostra come, nonostante tutto, la nostra società abbia ancora anticorpi funzionanti. Ma proprio perché questo movimento è così prezioso, è necessario avere coscienza della vera posta in gioco.

Il neoliberismo non è più in grado di riprodursi uguale a se stesso, mentre la cornice della globalizzazione che è stato l’habitat ideale per il suo sviluppo è in crisi da anni. Il Covid è stato dunque la manna benedetta, venuta dal cielo per consentire all’oligarchia al potere un intervento chirurgico sulla società al fine di preservare, rimodellandolo, il suo sistema di dominio.

Questo è il disegno in generale, perlomeno in occidente. Ma, tenendo conto che ogni paese ha le sue specificità, quali le ricadute sull’Italia?

Abbiamo già detto che, sfortunatamente, l’Italia si presenta oggi come un laboratorio d’avanguardia del Grande Reset. Approfittando dello straordinario degrado – politico, economico e sociale – in cui il nostro Paese è stato gettato in oltre un ventennio di gabbia eurista, il blocco dominante sta oggi cercando di assestare un colpo decisivo. Lo strumento fondamentale di questa operazione è il governo Draghi, la cui forza sarebbe sbagliato sottovalutare. E’ da Draghi, non dall’esangue Speranza, che conta come il due di picche quando briscola è denari, che viene la spinta decisiva verso tutte le misure liberticide imperniate sul green pass, dunque verso la costruzione di un nuovo regime.

Quali caratteristiche avrà questo regime lo vediamo già ora: un potere tecnocratico, quindi costitutivamente antidemocratico, basato sul ruolo legittimante di una scienza fattasi religione. In altre parole, i “tecnici” della finanza (Draghi & C.) associati a quelli di una “scienza” totalmente asservita al potere. Il tutto benedetto da un sistema mediatico ormai istituzionalizzatosi come componente interna ed essenziale del nuovo blocco di potere.

Inutile dire come tutto ciò possa stare in piedi solo grazie all’emergenzialismo. Oggi la sanità, domani chissà, l’importante è che l’emergenza continui insieme alla paura. Chi ancora non ha capito che questo è il motore fondamentale della nuova dittatura non ha capito nulla.

Piuttosto chiari sono anche gli obiettivi del nuovo regime: una profonda ristrutturazione dell’economia (via i piccoli a favore delle multinazionali), una ancor più forte precarizzazione del lavoro, nuovi sacrifici in nome dell’Europa che “ci protegge”. Il blocco dominante sa bene come questa direzione di marcia potrà riaprire il conflitto sociale, meglio allora inquinare tutto con la cortina fumogena dell’emergenza sanitaria. Per dirla all’Agamben, il potere pensa che tutto (anche l’inaccettabile) finirà invece per essere accettato in nome della protezione (vera o finta che sia) della “nuda vita”.

Ma oltre agli obiettivi economici e sociali il disegno dei dominanti ha anche un ambiziosissimo fine politico. La ristrutturazione in senso antidemocratico ed anticostituzionale del sistema politico è in atto da trent’anni, ma ciò nonostante l’obiettivo ultimo dell’integrale sterilizzazione della rilevanza fattuale del voto non è ancora raggiunto. Le ultime elezioni del 2018 solo lì a dimostrarlo. Tanto è vero che il significato di quel voto – un no trasversale alle politiche sistemiche degli ultimi anni – è stato poi recuperato solo grazie a tre complesse manovre: 1) l’infiltrazione del governo giallo-verde con il decisivo ruolo di Mattarella, 2) la successiva normalizzazione in senso eurista delle due forze (M5s e Lega) che lo componevano, 3) l’arrivo di Draghi grazie al provvidenziale virus.

Adesso lorsignori pensano sia giunto il momento del colpo decisivo. Quello di una ristrutturazione ben più solida dell’intero sistema politico. Per arrivarvi, con nuove e devastanti controriforme costituzionali, occorre prima una stabilizzazione imperniata su due elementi: il ruolo di Draghi e, attorno ad esso, la costruzione di un adeguato consenso sociale.

Chi scrive, forse sbagliandosi, si sta convincendo che il “piano A” dei dominanti non è quello di Draghi al Quirinale (che sarebbe semmai il “piano B”), quanto piuttosto quello che prevede Draghi a Palazzo Chigi anche nella prossima legislatura. Non entriamo qui nei dettagli di questa ipotesi, che magari affronteremo in un prossimo articolo. Quello che è importante capire è che questo pericolosissimo disegno si regge su un consenso reale, oggi stimabile nella misura dei due terzi dei sondaggi di cui abbiamo parlato all’inizio.

E’ quel consenso che dobbiamo cominciare ad incrinare. Non sarà un lavoro facile né breve, ma il movimento contro il green pass ed il Grande Reset, e più in generale contro l’intera narrazione pandemica, è la base essenziale da cui partire. Un movimento nuovo, fresco, di persone che almeno hanno capito che stavolta non si scherza.

Il nemico procede come un treno. Noi non solo dobbiamo resistergli, dobbiamo anche essere capaci di contrattaccare: creando coscienza e consapevolezza, costruendo organizzazione e solidarietà, unendo la difesa della libertà alle lotte per il lavoro e la dignità.

Ce la faremo? Solo la storia ce lo dirà. Ma non abbiamo altra strada che quella del combattimento, che per essere efficace richiede sia forza e determinazione, che intelligenza e perfino astuzia. “Bisogna adunque essere golpe… e lione”, per dirla con Machiavelli.

Oggi rappresentiamo all’incirca un terzo della popolazione? Bene, non è poco. Un terzo attivo e cosciente può ribaltare la situazione. A condizione che sia capace di cominciare a lavorare per sgretolare l’altro blocco, quello dei due terzi. E’ un lavoro possibile, perché le contraddizioni su cui agire sono tante, dalla palese inefficacia della strategia vaccinale, all’impossibilità di continuare a tenere sotto controllo la bomba sociale della disoccupazione e della precarietà. L’importante è sapere che è qui, nell’incontro tra lavoro e libertà, che si gioca la partita decisiva del nostro futuro.

Stavolta non si scherza.


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