L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 agosto 2021

Perché perché perché

Vaccinare i ragazzi è un “delitto”: per la scienza e per la logica, se non per il diritto

di Francesco Carraro
24 agosto 2021

Se in Italia ci fosse un numero sufficiente di scienziati attenti, oltre che famosi, e un sistema di informazione mediamente onesto, un articolo come questo non sarebbe necessario. Sarebbe superfluo. Purtroppo, ci sono troppi scienziati boriosi (e ogni assonanza dell’aggettivo con cognomi effettivamente esistenti è puramente casuale) e l’onestà sta al mainstream come il diavolo all’acquasanta: non si amano, per così dire. Dunque – mentre i virologi star si guardano allo specchio per studiare le pose da assumere al tg delle otto e le telecamere lucidano gli obbiettivi per esaltarne i gagliardi profili – qualcuno doveva pur prendersi la briga di studiare i dati scientifici forniti dall’ISS. E di farlo, magari, con l’ausilio delle scienze statistiche. Scienza su scienza, insomma. Roba da leccarsi le orecchie in un’era in cui solo il pensiero scientifico ha diritto di pensare.

Ebbene, lo ha meritoriamente fatto il Dr. Maurizio Rainisio, matematico esperto in statistica medica con 45 anni di esperienza nella ricerca clinica in epidemiologia.

Costui è stato, altrettanto meritoriamente, intervistato da Radio Radio, mentre (quasi) tutti i media generalisti erano impegnati a concepire, o ad assecondare, o ad amplificare la narrazione di regime. Dunque, il Dr. Rainisio ha preso i bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità, relativi ai morti per Covid, e li ha scomposti per fasce anagrafiche. Tralasciando molti altri discorsi sensati (e dunque esplosivi, in un’epoca in cui il senno è più raro dei tartufi), basta concentrarsi sulle giovani generazioni per scoprire quanto segue. Nella fascia fino a diciannove anni, ci sono stati – alla data del 28 giugno 2021 – trenta morti per Coronavirus (molto probabilmente già afflitti da gravi patologie, ma sorvoliamo): quindici maschi e quindici femmine. Su dieci milioni e mezzo di ragazzi, la proporzione è di uno a 350.000. Il che restituisce un tasso di mortalità, per questa coorte anagrafica, dello 0,0003 (leggesi: zero virgola zero zero zero tre) per cento.

In pratica, la probabilità di morire per Covid è, per i giovani in età scolare (dall’asilo alle superiori, diciamo), inesistente. Ora, già questo sarebbe bastevole ad affermare – limitandosi a usare il senno, cioè la logica – quanto segue: sottoporre a un farmaco, tuttora in fase di sperimentazione, una platea di soggetti sostanzialmente immuni alla malattia (da cui quel farmaco vorrebbe proteggerli) è un azzardo da slot machine. Un azzardo sconsigliato dal principio di precauzione.

Ma aggiungiamoci un altro dato scientifico, indispensabile per completare il discorso. A fronte di un beneficio nullo, cosa rischiano i più giovani? A dircelo, ci sono gli studi clinici effettuati non da un’associazione di incalliti no-vax, ma da un big player di Big Pharma. Ne ha parlato Patrizia Floder Ritter in un articolo su “La Verità” del 15 agosto scorso. Ci riferiamo agli studi sponsorizzati da Moderna (relativi al vaccino sugli adolescenti e pubblicati l’11 agosto 2021 sul Nejm, New England Journal of Medicine). Ora, lo studio in questione ha coinvolto 3.732 adolescenti dai 12 ai 17 anni e ha certificato, attraverso la sorveglianza attiva nella prima settimana, 4.960 reazioni avverse locali, di cui 390 gravi, e 3.835 reazioni avverse sistemiche, di cui 386 gravi. Tre di queste molto gravi: parliamo dello 0,12 per cento che significa, poi, l’uno per mille. Pfizer, in un suo studio del maggio scorso dava conto di danni collaterali anche più diffusi.

Quindi, per i più giovani, abbiamo da un lato un rischio morte Covid-19 di uno a trecentocinquantamila, dall’altro un rischio evento avverso da vaccino di uno a mille. Il candidato paragoni le due prospettive e decida qual è preferibile. Si badi bene: per superare il test non serve neanche più la scienza, basta la logica della scuola elementare. Ma ecco che torna alla carica il Grande Uomo di Scienza per ammonirti che i giovani sono un clan di irresponsabili untori. Di chi, gli chiedi? Dopotutto, la stragrande maggioranza della popolazione anziana davvero a rischio è vaccinata. Ma lui fa spallucce: la logica non è abbastanza scientifica. Logico, no? Anzi, quasi quasi, ci vuole addirittura l’obbligo.

Allora gli spieghi che giuridicamente non si può. Lo ha detto la Corte Costituzionale con le pronunce numero 307 del 1990, numero 258 del 1994, numero 5 del 2018. L’obbligo vaccinale esige, come imprescindibile condizione, “la previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili”. Contravvenire a tale principio sarebbe immorale, oltre che illecito.

Ma l’Archimede Pitagorico de noantri fa spallucce di nuovo. Il diritto, davanti alla Scienza vale quanto l’ora di ginnastica o di religione. Aggiungiamo che conoscere questi dati e insistere pervicacemente nelle campagne vaccinali sui minori potrebbe condurre, in caso di eventi avversi, anche a un contegno astrattamente sussumibile entro le categorie criminose dei reati di lesioni colpose o, peggio, di omicidio colposo. Il che non avverrà grazie allo scudo penale introdotto per legge. Ma ciò non cambia il quadro drammatico partorito dall’osceno connubio tra una scienza “deviata” e un’informazione disonesta. Ma, soprattutto, guai a quella civiltà che ha bisogno del deterrente di una pena per evitare comportamenti sconsigliati dalla scienza, vietati dall’etica e screditati dalla logica.

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