L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 agosto 2021

Si arrampicano sugli specchi per obbedire all'ideologia dei vaccini. Il lockdown non funziona, ti infetti infetti come per i vaccini sperimentali

Il lockdown non va: Aumentano i casi in Australia e Nuova Zelanda nonostante la politica ‘casi zero’

26 agosto 2021


Sia Australia che Nuova Zelanda hanno risposto con rigorose misure di blocco a un numero relativamente modesto di nuovi casi di coronavirus rilevati, accollandosi seri oneri in nome della cosiddetta politica ‘casi zero’. Nonostante ciò, i due paesi oceanici affrontano ora un serio aumento dei contagi covid.
I casi di coronavirus continuano ad aumentare in Australia e Nuova Zelanda, nonostante la cosiddetta politica ‘casi zero’, utilizzata in entrambi i paesi, che prevede rigide restrizioni, indipendentemente dal numero di nuovi casi.
Mentre la variante Delta continua a diffondersi in tutto il mondo, la Nuova Zelanda ha registrato 68 nuovi casi di coronavirus. Numero relativamente modesto, ma da mettere in relazione con le chiusure e i sacrifici affrontati dal Paese nella speranza di poter completamente debellare l’infezione dall’arcipelago. L'Australia mercoledì è arrivata invece a registrare circa 1.000 nuovi casi, il numero più alto per la pandemia nel paese.
L'aumento dei casi arriva poco dopo che il Primo ministro neozelandese, Jacinda Ardern, la scorsa settimana, aveva reimposto un blocco a livello nazionale a causa dell'ultimo focolaio della variante Delta.


Mentre la Ardern ha affermato che le misure rigorose aiutano a frenare la diffusione della malattia, il primo ministro australiano Scott Morrisson ha suggerito che il suo paese si muove piuttosto verso un allentamento delle restrizioni.

"Il nostro obiettivo è convivere con questo virus, non temerlo", ha detto Morrison lunedì, commentando gli stati australiani che entrano ed escono dal blocco. "Dobbiamo rompere questo ciclo. Questo giorno della marmotta* deve finire".

La Ardern ha anche osservato che non si ricorrerà alle misure restrittive per sempre, ma ha sostenuto che questa strategiadi lotta al virus continuerà fino al momento in cui la maggior parte della popolazione non sarà vaccinata.

"Nessuno vuole mantenere le restrizioni per sempre... non è nostra intenzione", aveva detto la Ardern affermando, tuttavia, che finchè non ci sarà una sufficiente copertura vaccinale, le restrizioni sarebbero dovute rimanere in vigore.

Morrisson al contrario ha espresso commenti abbastanza decisi sulla teoria dell'"eliminazione".

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