L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 agosto 2021

Si prepara una ulteriore rapina ai pensionati. E la risposta non può essere solo demandata ad un voto che lascia il tempo che trova dal momento che poi troveranno accordi per continuare ad usare paura e terrore come metodo di governo

La stangata prossima ventura sulle pensioni

Di Giuseppe Pennisi | 26/08/2021 -


Nessuno o quasi ne parla, ma si sta preparando in questa calda estate una stangata prossima ventura sui redditi dei pensionati di cui solo i “barracuda esperti” si renderanno conto. L’analisi di Giuseppe Pennisi

Si sta preparando in questa calda estate una stangata prossima ventura sui redditi dei pensionati. Nessuno o quasi ne parla perché l’intenzione è di farla passare con un marchingegno di tecnica legislativa nel quadro della riforma tributaria – un marchingegno piccolo piccolo di cui unicamente i “barracuda esperti” si renderanno conto. Ma allora potrebbe essere troppo tardi.

Andiamo con ordine. Su questa testata, il 19 marzo è stata pubblicata un’analisi dei “risparmi addizionali” confluiti nei conti correnti di coloro a reddito medio e soprattutto medio-alto nei lunghi mesi della pandemia quando non si andava al ristorante, al teatro, al cinema, in vacanza e, sapendo di essere bloccati a casa, non si acquistavano abiti nuovi. Un fiume di denaro stimato in 4.000 dollari per l’insieme dei Paesi Ocse. In Italia, secondo la Banca centrale, “il tasso di risparmio è più che triplicato rispetto alla fine del 2019, (da 2,8 a 9,2%), contrariamente a quanto era accaduto durante le due precedenti crisi”. Un boom degli accantonamenti derivato, stando a Bankitalia, oltre che dall’impossibilità di realizzare alcune spese per effetto delle misure restrittive in vigore, da un atteggiamento di spesa più cauto a fronte dei rischi di caduta dei redditi e di quelli di contagio connessi con alcune attività di consumo.

A marzo questa testata avvertiva “chi non gradisce che i propri risparmi aggiuntivi diventino oggetto di più o meno rapaci desideri tributari, è bene che cominci a porsi il problema” e suggeriva di considerare il risparmio aggiuntivo non come reddito ma come capitale per finanziare il futuro. Oggetto primario d’attenzione sarebbero dovuti essere i fondi pensione per due ragioni: a) a causa di metodo di calcolo delle spettanze e di andamento demografico, i pensionati del futuro rischiano un drastico crollo del reddito quando andranno in quiescenza; b) nel nostro Paese, secondo l’ultimo rapporto della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, gli iscritti alla previdenza integrativa sono 8,4 milioni, per un tasso di copertura del 33% sul totale della forza lavoro (rispetto al 60%-80% nei Paesi nordici ed in Gran Bretagna). In aggiunta, per missione e statuto i fondi pensione investono i loro attivi in operazioni a lungo termine (ed a basso rischio), contribuendo così al capitale sociale ed allo sviluppo del Paese.

Oggi, la partecipazione a fondi pensione è incentivata in due modi: a) sino ad un versamento pari a 5.164 euro l’anno, il contributo al fondo è deducibile dal reddito (e varia, quindi, a seconda del reddito del beneficiario e dell’aliquota marginale che si versa) e b) le prestazioni in rendita e capitale sono tassate con un’aliquota sostitutiva tra il 9% ed il 15% – in base agli anni di iscrizione al fondo – al fine di incoraggiare la permanenza. Ciò significa che un pensionato se paga un’aliquota del 39% o del 43% sul suo reddito e pensione di base, fruisce di un’aliquota tra il 9% ed il 15% sulla sua pensione complementare o integrativa. Nella proposta di riforma tributaria, al fine – si dice – di “semplificare”, l’aliquota sostitutiva sparisce e il reddito da pensione complementare o integrativa verrebbe meramente sommato, con la conseguenza per numerose categorie di pensionati di subire un aumento dell’aliquota marginale. L’erario ancora una volta progetta di mettere le mani nelle tasche dei pensionati, categoria che non può evadere od eludere se non vuole trasferirsi in “paradisi previdenziali” come il Portogallo, la Tunisia o l’Austria.

È una di provvedimento miope perché – come si è visto – oggi in Italia occorre incoraggiare non scoraggiare non disincentivare la previdenza integrativa o complementare se non si vuole essere costretti domani ad intervenire a carico dell’erario a ragione di pensioni troppo basse per assicurare un livello di vita decente. Mi auguro che i pensionati del futuro prossimo venturo sappiano farsi sentire. Con i loro voti. Il marchingegno è fortemente voluto dal Pd.

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